L’inizio della Serie C è rimandato a data da destinarsi

Gabriele Gravina

La (solita) terribile estate di fallimenti, penalizzazioni e ricorsi tiene in stallo la Serie C: rimandato il sorteggio dei calendari


Se avete seguito “Serie C Horror Story” (prima, secondaterza puntata) non vi sorprenderà sapere che la Serie C e in seria difficoltà. Per questo motivo non stupisce la decisione di sospendere il sorteggio dei calendari, previsto per martedì 7 agosto. Il gran numero di ricorsi e intrecci in tribunale che riguardano i club di Serie C rendono impossibile la suddivisione in tre gironi e, di conseguenza, qualsiasi tentativo di sorteggiare il calendario. Per evitare figuracce, come successo lo scorso anno, la Lega Pro ha preferito giocare d’anticipo.

Il comunicato ufficiale

In una nota ufficiale la Lega Pro ha annunciato: “Alla luce dell’elevato numero di procedimenti a tutt’oggi pendenti dinanzi alla Giustizia Sportiva il cui esito influisce inevitabilmente su questa Lega, oltre allo scenario a dir poco incerto in ordine alle società che andranno ad integrare l’organico del Campionato Serie C, Lega Pro è costretta a prendere atto della impossibilità di procedere alla presentazione dei calendari per la data del 7 agosto p.v. originariamente stabilita.

Ciò premesso, il Consiglio Direttivo della Lega Pro, convocato per il giorno 6 agosto 2018, delibererà in merito alla nuova data per la presentazione dei Calendari del Campionato Serie C stagione sportiva 2018/2019 (indicativamente quella del 22 agosto 2018), ai gironi e, svolte le più opportune valutazioni in ordine allo scenario federale e alla conseguenze che a cascata si riversano sulla Lega Pro, delibererà le iniziative da intraprendere in ordine all’inizio del Campionato Serie C 2018/2019″.

Reazione a catena

Lo stato di caos in cui versa la terza divisione del calcio italiano ha certamente delle cause interne, tuttavia dipende anche dall’effetto a cascata provocato dalle categorie superiori. Lo spettro dei fallimenti societari, infatti, si è presentato in tutta la sua minacciosità sul campionato di B: in un colpo solo sono fallite società storiche come Bari e Cesena e l’Avellino ha avviato una lotta in tribunale per tentare una disperata salvezza.

La caduta di 2 (se non 3) società in cadetteria ha dato avvio a un’accesa discussione sugli eventuali ripescaggi: è giusto andare a ripescare le squadre dalla C o è giunto il momento di procedere allo sfoltimento del numero di compagini per arrivare alla tanto agognata B a 20 squadre?

6 società di C in lotta per la B

In attesa del ricorso al TAR da parte dell’Avellino, diverse squadre di C si stanno attrezzando per tentare il ripescaggio. Molti dei dubbi ruotano attorno ai 15 punti di penalizzazione inflitti al Cesena per il caso delle plusvalenze gonfiate dei giovani calciatori – uno delle tante patate bollenti del calcio italiano, un’inchiesta portata avanti dal giornalista Pippo Russo sul sito calciomercato.com che potete approfondire QUI. Il club romagnolo è fallito (e la nuova società ripartirà dalla D) ma la penalizzazione potrebbe cambiare le carte in tavola: se i 15 punti vanno tolti dalla classifica 2017-2018, il Cesena scenderebbe in ultima posizione e garantirebbe la riammissione automatica della Virtus Entella.

Nel caso in cui, al contrario, la penalizzazione sarebbe da scontare in questo campionato, questa diverrebbe inutile in quanto il Cesena è scomparso e i giochi per il ripescaggio sarebbero riaperti con in corsa Catania, Novara, Robur Siena, Ternana, Pro Vercelli e Virtus Entella.

Il fallimento delle squadre B

Si è rivelato un buco nell’acqua, inoltre, il progetto delle squadre B. Paventato a più riprese dalle istituzioni del calcio, il piano delle squadre di riserva è stato forzatamente partorito nel corso dell’estate per venire incontro all’emorragia di società in terza divisione. Inizialmente si vociferava di diverse società di A interessate alla costituzione di squadre di riserva, ma alla resa dei conti l’unica candidata è rimasta la Juventus, che ha scelto Mauro Zironelli come allenatore.

Non è un caso che l’attenzione dei maggiori club italiani si sia spostata verso altri strumenti di controllo di una seconda squadra. Emblematico è il caso del Bari: per ripartire dalla Serie D, il sindaco del capoluogo pugliese ha raccolto decine di progetti sportivi intenzionati a rilevare il titolo sportivo dei galletti.

Tra questi figuravano diversi proprietari di club di Serie A: Urbano Cairo (patron del Torino e coinvolto in una cordata di imprenditori pugliesi) Enrico Preziosi del Genoa, Claudio Lotito della Lazio e Aurelio De Laurentiis del Napoli. Ad aggiudicarsi la contesa è stato quest’ultimo, che ha già promesso tre milioni per la Serie D e il ritorno nella massima categoria in tre anni (sarà da vedere cosa accadrà, dato che ha già il Napoli)

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