Un settore giovanile non si giudica (solo) dai risultati

Samb-Gubbio

Un bilancio della stagione del settore giovanile della Sambenedettese Calcio: intervista al responsabile Simone Perotti


Quando ci si immerge nel difficile mondo del settore giovanile, occorre seguire una sola regola aurea: non si giudica il lavoro di un vivaio solo sulla base dei risultati. E quindi la domanda sorge spontanea: perché i giornali decidono di trattare questo argomento solo con articoli che riepilogano le partite del weekend?

La risposta va ricercata nelle esigenze editoriali dei media, ma anche (e soprattutto) nel fatto che i tifosi in primis non hanno interesse nel settore giovanile della squadra che tifano. Ci si può esaltare per una bella vittoria, si possono cercare informazioni sul talento del momento, ma gran parte del tifo si preoccupa esclusivamente dell’andamento della prima squadra. Nel caso specifico della Sambenedettese, il discorso si fa ancora più complesso poiché entrano in gioco fattori particolari come i 4 fallimenti in 20 anni (che hanno azzerato i progetti di crescita del vivaio) e la cronica mancanza di una programmazione da parte delle proprietà che si sono susseguite al comando della società rossoblu.

Le gioie del weekend

Nell’ultimo fine settimana, i canali social della Sambenedettese Calcio hanno celebrato le vittorie delle quattro squadre giovanili impegnate in campionati nazionali: la Berretti e gli Under 13 hanno regolato i pari età del Rieti (l’Under 20, in particolare, è uscita vincitrice con un pirotecnico 4-3 in trasferta); Allievi e Giovanissimi nazionali invece hanno avuto la meglio sul Gubbio. L’Under 17 si è resa protagonista di un roboante 7-1 sugli umbri, l’Under 15 ha compiuto un’emozionante rimonta con 3-2 finale.

Simone Perotti, coordinatore organizzativo del settore giovanile, ha commentato con entusiasmo i recenti risultati: “Sono molto soddisfatto perché vincere porta entusiasmo nei gruppi e aiuta i ragazzi a compattarsi e avere maggiore fiducia in campo. Sappiamo benissimo che, in un settore giovanile, i risultati e la classifica hanno un’importanza secondaria rispetto a quella che riveste in una prima squadra, ma vincere aiuta sempre a lavorare meglio.

Sono contento della crescita tecnica e caratteriale dei nostri ragazzi: l’Under 15, per esempio, è riuscita a ribaltare il risultato contro il Gubbio mostrando una gran tenacia. Con questa vittoria, la squadra ha distanziato l’ultimo posto in classifica di 10 punti e può affrontare serenamente il resto del campionato. La Berretti ha giocato 10 partite con un uomo in meno (causa espulsione) e non ha mai perso: è la dimostrazione che i ragazzi non mollano mai. Gli Allievi stanno attraversando un momento positivo dopo un inizio di stagione difficile: senza le sconfitte delle prime partite, ora staremmo parlando di un altro campionato“.

La mancanza di strutture

Analizzando il percorso delle tre squadre nazionali nei rispettivi campionati, emerge immediatamente il problema della mancanza di strutture di proprietà per l’allenamento dei ragazzi. Tale lacuna non è nata con la gestione Fedeli: da decenni la Sambenedettese Calcio è sprovvista di campi d’allenamento dove potersi allenare senza ricorrere ad affitti o convivenze.

Attualmente le nostre tre squadre nazionali si allenano in due impianti – dichiara Simone Perotti – il Campo Europa e le strutture dell’Agraria. Ci teniamo a ringraziare entrambe le realtà per l’aiuto concreto che ci danno, ma questo non può bastare a una società professionistica. Siamo costretti a far allenare contemporaneamente due squadre in un campo solo e questo pregiudica la crescita fisica, tattica e tecnica dei giovani. Non è un caso che soffriamo tantissimo il ritmo dei nostri avversari e approcciamo in maniera negativa l’inizio di stagione. Mancano infatti le strutture per organizzare una buona preparazione estiva“.

Se si allarga la visuale fino a comprendere la scuola calcio e le squadre regionali della Asd Elite Sambenedettese, il quadro si fa ancora più negativo: le giovanili della Sambenedettese vivono in uno stato perpetuo di migrazione da un campo all’altro per allenarsi e giocare le partite. Campo Europa, Centro Eleonora, Agraria, Martinsicuro, Monsampolo, Villa Rosa: i continui spostamenti creano non pochi disagi ai genitori e un impegno extra ai dirigenti, che devono fare i conti con veri e propri tour de force per risolvere le tante questioni quotidiane che sorgono nella gestione di un vivaio. “L’ideale sarebbe avere un centro operativo che ci permetta di controllare tutte le squadre, come accade nei settori giovanili importanti – afferma il coordinatore organizzativo – Con questa dislocazione tutto è più difficile per dirigenti, staff tecnico e famiglie“.

Dov’è la programmazione?

Si cerca di risolvere il problema contingente, senza avere una visione a lungo termine: nell’arco di una stagione ci si può arrangiare – e un fine settimana di vittorie può far gridare ai festeggiamenti – ma i problemi strutturali non si risolvono se non con una programmazione chiara della società che, in questo momento, non c’è. La proprietà non si esprime sulla progettualità del settore giovanile, l’ultima dichiarazione a riguardo è di Andrea Fedeli – amministratore delegato del club che, da mesi, si è allontanato dalla gestione del club – che aveva annunciato di voler investire i soldi della cessione di Andrea Vallocchia per la costruzione di campi d’allenamento.

In questo momento non è chiaro quanti soldi entreranno per l’operazione di mercato, né si hanno notizie su possibili investimenti che riguardino i campi d’allenamento. “Credo che a San Benedetto il problema delle strutture ci sia da 30 anni, non nasce certo oggi – è la risposta di Simone Perotti – L’obiettivo di seminare per raccogliere talenti locali va perseguito a prescindere dalla questione delle strutture. Mi piacerebbe che la città seguisse di più i nostri ragazzi perché danno il cuore e l’anima per la squadra. Faccio l’esempio della gara della Berretti contro l’Ascoli: sono venuti a San Benedetto con diversi elementi della Primavera, chiaramente perché ci tenevamo a vincere, ma nonostante ciò abbiamo disputato una grande gara resistendo fino ai minuti finali. Alla fine abbiamo perso per 2-1, ma quella gara ci ha dato la spinta per unire il gruppo e crescere caratterialmente“.

Il settore giovanile senza Andrea Fedeli

Fino alla scorsa stagione, l’uomo al comando del settore giovanile della Sambenedettese Calcio era Andrea Fedeli. L’addio dell’amministratore delegato – che si è allontanato dalla gestione del club senza consegnare dimissioni – ha obbligato il settore giovanile a modificare la catena di responsabilità, come ci spiega Simone Perotti: “Andrea Fedeli era il punto di riferimento quotidiano per il nostro lavoro. Con la sua assenza, ci siamo interfacciati con il direttore generale Andrea Gianni. Attualmente abbiamo modificato la catena di lavoro.

Anche se Andrea Fedeli non c’è, il settore giovanile segue le sue linee guida per l’aspetto tecnico. Mi riferisco soprattutto alla scelta di giocare con diversi elementi sotto età: la Berretti scende in campo con due 2002 e tanti 2001 che stanno ben figurando. Per gli Allievi è ancora più evidente perché ci sono ben sei elementi del 2003 che, pur essendo più piccoli, ci stanno dando tante soddisfazioni. Si tratta di una decisione presa con l’obiettivo di favorire la crescita dei ragazzi“.

Nel corso della sua conferenza stampa di presentazione, inoltre, il direttore sportivo rossoblu Pietro Fusco ha dichiarato che non si sarebbe occupato del settore giovanile. Una scelta sorprendente, considerando la grande esperienza maturata dal dirigente nel vivaio dello Spezia, che tuttavia conferma la volontà della proprietà di concentrarsi sulla prima squadra.

Il progetto giovani

Durante la sessione estiva di calciomercato, per bocca del presidente Franco Fedeli, la Sambenedettese ha annunciato la volontà di puntare sul progetto giovani. Gli under aggregati alla rosa della prima squadra provenivano da settori giovanili di società di Serie A o da campionati di Serie D: l’assenza di elementi del vivaio rossoblu ha destato perplessità, aumentate dai risultati negativi del progetto giovani (tra i tantissimi under arrivati, il solo Ludovico Rocchi è sceso in campo con continuità).

Ci vuole tempo per portare in prima squadra un prodotto del settore giovanile. Occorre avere pazienza e garantire la maturazione fisica e caratteriale del ragazzo. Inoltre ci siamo accorti – dai prestiti che ogni anno diamo alle squadre non professionistiche – che il salto dall’Eccellenza o Serie D in una squadra Professionistica si fa sempre più difficile. Con l’assenza della vecchia C2, il salto si rivela il più delle volte fallimentare, soprattutto in una piazza calda ed esigente come San Benedetto“.

Conclusioni

Esaltarsi per le vittorie o polemizzare per le sconfitte di un weekend è un atteggiamento che impedisce un’analisi razionale del lavoro del settore giovanile. Ciò che emerge dal bilancio stagionale, finora, sono due fattori: l’impegno di giocatori, staff e dirigenti in un lavoro quotidiano denso di problemi; la preoccupante mancanza di una visione a medio-lungo termine che abbia come obiettivo la crescita del settore giovanile.

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