Dovremmo chiedere scusa a Gelonese

Luca Gelonese

Luca Gelonese è stato alla Samb tre anni. Ha sempre dato tutto, anche se l’hanno apprezzato in pochi. Ora che sta partendo, bisognerebbe almeno chiedergli scusa


Il primo ricordo di Gelonese in maglia rossoblu è stato quel grandissimo gol alla Feralpisalò, nella seconda partita dei rossoblu al Riviera, tre stagioni fa. La squadra di Montero era stata ripresa due volte, prima da Martin e poi da Guerra, e con una manciata di minuti da giocare la partita sembrava destinata a finire 2 a 2. All’89esimo minuto Di Massimo sguscia tra due avversari e fa arrivare la palla a Sorrentino, che appoggia per Esposito; Gelonese è libero sulla destra: con lo stop se la sposta immediatamente sul sinistro, per evitare la scivolata di Alcibiade, poi resiste alla scivolata di Marchi. Ormai la palla è sul mancino, e lo spazio si sta chiudendo: Gelonese fa l’unica cosa possibile, che poi era anche la più complessa: un tocco sotto a incrociare, che sorprende tutti e regala il 3 a 2 finale.

La prima impressione è importante, ma caso vuole che quella partita sia contraddistinta da un’altra rete di un altro nuovo arrivato, tre anni più giovane, proveniente dal settore giovanile della Juventus. Gabriele Bove era partito titolare nello stesso ruolo di Gelonese, e al 13esimo minuto aveva lasciato a bocca aperta lo stadio con un grande tiro da 25 metri. Il giorno dopo, si parlava solo di lui.

Per certi versi, il problema di Gelonese alla Samb è sempre stato lo stesso: essere messo costantemente a confronto coi compagni (più o meno meritevoli, più o meno paragonabili, più o meno alternativi), creando dei dualismi che probabilmente stavano solo sulle pagine dei giornali e le bocche dei tifosi. In principio fu Bove, poi Rocchi, e in mezzo tante altre carneadi che nella Samb non hanno mai lasciato il segno, il cui unico merito era quello di avere un cognome leggermente più esotico del suo. Ogni anno Gelonese è stato trattato come un equivoco, un giocatore messo in campo al posto di; come se non contassero i suoi meriti, ma solo quanto non era stato visto in altri migliori di lui.

C’è sempre un’idea astratta dei giocatori, come se questi fossero davvero un insieme di caratteristiche: colpo di testa, corsa, passaggio tiro… Come in un videogame, in cui ogni calciatore ha un valore assoluto, e per fare una buona squadra basta mettere tutti quelli coi voti migliori. La colpa di Gelonese è quella di non eccellere negli aspetti più visibili del gioco: corre tanto, ma non ha la rapidità di Rocchi; sa coprire bene la palla, ma non ha il dribbling di Frediani; ha un destro abbastanza educato, ma non ha il lancio illuminante di Bacinovic. La sua forza stava nel mettere tante buone cose insieme a una grande intelligenza tattica, che lo rendeva utile in ogni momento della partita.

Con Capuano ha giocato soprattutto mezzala, con licenza di inserirsi, ed è arrivato a quattro gol in campionato, tutti decisivi; con Magi e Roselli è stato spostato sulla mediana, con più responsabilità in fase di non possesso e un minore raggio d’azione: la sua influenza nel gioco si è fatta più minimale, ma centrale. In questa stagione è tornato sulla mezzala, dove ha giocato al fianco di due tra Angiulli, Rocchi e Frediani, col compito di alzare il pressing in fase di non possesso, e aprire spazi in fase offensiva. Il suo lavoro è stato spesso quello di equilibrare i movimenti dei compagni, ma nei suoi momenti più brillanti è tornato ad essere quel giocatore a tutto campo visto con Capuano, nell’anno del terzo posto.

Paradossalmente, la sua prestazione migliore è arrivata in casa contro la Virtus Verona, una partita da cui la Samb è uscita sconfitta. Nel primo tempo Gelonese aveva fatto partire l’azione dell’1 a 1, nella ripresa − con la squadra rimasta in dieci − ha tenuto in piedi mezzo centrocampo, recuperando palloni fondamentali, e mettendo il piede in tutte le migliori azioni dei rossoblu; al 66esimo minuto aveva anche segnato il gol del vantaggio, annullato per un fuorigioco dubbio: se il gol fosse stato convalidato, forse il ricordo della sua annata sarebbe stato migliore.

Invece la Samb ha perso quella gara, poi un’altra e un’altra ancora. A Reggio Emilia Gelonese viene preso controtempo da un passaggio lungo di Di Pasquale, perde palla e la squadra subisce il gol del pari, poco prima di prendere il 2 a 1. Il centrocampista, che aveva anche fatto l’assist per il vantaggio, viene additato come il principale colpevole della sconfitta. Da lì in poi non c’è neanche modo di riscattarsi totalmente, perché la stagione della Samb prende una brutta piega e non torna più quella di prima. Probabilmente, non sarebbe cambiato nulla comunque.

Quando è arrivato alla Samb aveva solo 22 anni, ma nonostante la giovane età non ha mai avuto particolare riguardo, supporto o protezione. Negli anni è stato al centro di una vera e propria campagna denigratoria, ingiusta e spesso squallida, diventando il capro espiatorio di tifosi e giornalisti. La società è stato spessa silente, come del resto era stata silente con buona parte dei suoi compagni e quasi tutti gli allenatori. Un silenzio comodo, perché spesso diventava connivenza, spingendo altri ad alzare la voce. Nonostante tutto, Gelonese è stato sempre titolare, guadagnandosi la fiducia dei (tanti) allenatori che si sono succeduti sulla panchina rossoblu.

Avrebbe potuto continuare ancora, visti i due anni di contratto, ma alla fine ha scelto di accettare l’offerta della Vis Pesaro, che ha deciso di puntare su di lui. Nonostante siano passati solo tre anni, Gelonese sembra alla Samb da sempre, e sarà difficile immaginarlo con una maglia diversa da quella rossoblu. Del resto, Gelonese ha giocato più di cento partite con questa maglia, anche se nessuno si è preso la briga di celebrare il traguardo, condividendo i momenti migliori e peggiori della storia recente dei rossoblu.

Ora che sta andando, cercare di recuperare tutto ciò che non è stato diventa difficile. Però è giusto ringraziarlo, e magari chiedergli scusa.

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