Il mercato e il gioco del Fano, un girone dopo

Dopo un mercato rivoluzionario, i granata cercano di risalire la china

Come è cambiata la squadra – Michele Palmiero

Con 16 punti in 23 partite e solo 10 gol realizzati il Fano è per distacco la peggiore squadra del Girone B. Sono molte le cause di un girone d’andata disastroso: il ritardo di preparazione, il poco tempo per costruire la rosa e l’impatto traumatico con il professionismo di molti elementi che si erano ben distinti in Serie D.

Nel mercato di riparazione la società granata ha voluto stravolgere del tutto il progetto tecnico, allontanando Mister Cusatis e rivoluzionando il reparto offensivo. Al posto dell’allenatore è arrivato Agatino Cuttone, bandiera del Cesena che da allenatore ha mantenuto un feeling particolare con l’Emilia Romagna, essendosi seduto sulle panchine di Cesena, Modena e Santarcangelo.

Per rinforzare l’attacco, la società granata ha scelto di puntare su giocatori dalle caratteristiche diverse e complementari: Fioretti, delusione della Samb, è un rapace d’area di rigore; Germinale, chiuso a Padova, è una punta eccellente nel lavoro di squadra; Melandri, alternativa a Parma, è un numero 9 velocissimo e a suo agio nell’attaccare la profondità. Ad arricchire il mercato di riparazione sono arrivati il terzino sinistro Ashong, promettente ’94 scuola Fiorentina, e Alberto Filippini, esterno d’attacco molto duttile.

Come sta cambiando il gioco – Angelo A. Pisani

Finora la stagione del Fano è stata avara di soddisfazioni e, soprattutto, speranza; ripescati in estate, i granata si sono trovati con una squadra fatta in extremis e priva della punta di diamante Sivilla, passato all’Imolese. L’ossatura dello scorso anno è stata mantenuta con l’utilizzo di un 4-3-1-2 aggressivo, centrato sulla grande qualità di Borrelli tra le linee e i movimenti in ampiezza delle due punte, Gucci e Cucuzza.

Poco preparati (l’ufficialità è arrivata il 4 agosto), e in un contesto maggiormente competitivo, i granata hanno mostrato subito le proprie difficoltà: nonostante principi definiti la squadra di Cusatis non è mai riuscita ad esprimere al meglio il proprio gioco, né a limitarne i difetti.

Tolta la gara col Padova, alla quinta giornata (3-1), i fanesi sono riusciti a segnare solo 7 gol nelle altre 18 gare del girone di andata, con una desolante media di 0.38 gol a partita. A questa estrema sterilità, Cusatis ha provato a rispondere con una squadra più difensiva: alla 10^ giornata l’allenatore granata ha inaugurato un 3-5-2 più coperto e reattivo, con Borelli fuori dall’11 titolare e un atteggiamento più rinunciatario.

Dopo le sconfitte con Feralpi Salò e Parma, i granata vincono due partite fondamentali con Mantova e Forlì (doppio 1-0) ma poi scompaiono: nelle sette successive la squadra segna appena due gol, e neanche il reinserimento di Borelli (come seconda punta) riesce a invertire la tendenza.

Con l’arrivo di Cuttone la squadra ha provato a reagire, almeno psicologicamente: la squadra ha rivoluzionato il reparto offensivo e nell’ultima giornata è tornata al 4-3-1-2. Nonostante una fase difensiva choc (i granata sono stati salvati tre volte dalla traversa in 20′, poi hanno subito tre gol), si è visto qualcosa di diverso in avanti.

La prima annotazione, nel ritorno alla difesa a quattro, è l’utilizzo dei terzini a dare ampiezza, in modo da poter tenere i tre giocatori offensivi più vicini, pronti a sfruttare le seconde palle o i cross in mezzo.

anigif

Pur senza segnare, su queste situazioni i granata sono riusciti a diverse alcune occasione da gol, mostrando i primi rudimenti di una fase offensiva che – con Germinale, Fioretti e Melandri – potrebbe ritrovare nuovo vigore.

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