La Rifinitura: Santarcangelo-Sambenedettese

Santarcangelo-Samb

L’analisi, i momenti e le prospettive alla vigilia di Santarcangelo-Samb


Nel campionato delle rivoluzioni, tecniche (già 11 esoneri) e di classifica, il Santarcangelo è stata la squadra che ha attraversato il cambiamento maggiore. Lo scorso dicembre il passaggio di proprietà ha innescato una serie di mutamenti che hanno stravolto la squadra di inizio anno, a livello tecnico, sportivo e societario.

Il primo tassello è stato l’allenatore. Nonostante il penultimo posto, l’esonero di Angelini è stato un po’ improvviso. Dopo il 5-0 subito a Bolzano la squadra romagnola aveva perso solo una delle ultime sei gare, aveva superato in classifica il Fano e veniva dai 4 punti raccolti dal trittico Vicenza-Feralpisalò-Renate. Non abbastanza: “la difficile posizione di classifica e la volontà di intraprendere sin da subito un nuovo percorso societario e tecnico” convince la nuova società a cambiare subito, inserendo Alberto Cavasin.

L’impatto di Cavasin

Il tecnico arriva come una slavina, portando solidità, risultati e certezze. A pochi giorni dal suo insediamento il Santarcangelo vince in rimonta col Mestre, e si ripete in tre delle cinque gare successive (con Pordenone, Gubbio e Albinoleffe). Il tutto per un totale di 12 punti in 6 partite, più di quanto fatto nelle 15 precedenti.

Arrivato in un momento delicato, Cavasin non ha rinunciato a cambiare volto alla squadra. Il tecnico ha provato a valorizzare il lavoro della gestione Angelini (soprattutto nella gestione del pallone) innestando i suoi principi di gioco. Il Santarcangelo di Cavasin è una squadra molto più verticale, diretta e aggressiva, che sfrutta le qualità nel palleggio non più per controllare il gioco, ma per accelerarlo al momento opportuno.

Sirignano, Dalla Bona, Piccioni, Cagnano: il Santarcangelo va in gol con tre passaggi

Il gioco del Santarcangelo

In queste partite i gialloblu hanno alternato vari moduli, passando dal 4-4-2 (usato anche a inizio campionato) a diverse varianti della difesa a tre. L’assetto viene scelto in base alle caratteristiche degli avversari: contro il Mestre il tecnico ha scelto un 3-5-2 a specchio; contro Pordenone e Reggiana la squadra è scesa in campo con un 4-4-2 più coperto, con i due esteri a dare raddoppio sulle ali avversarie; contro il Padova il tecnico ha impostato un 3-3-1-3 molto aggressivo, togliendo spazi centrali.

Nonostante i (tanti) cambi il Santarcangelo ha mostrato principi di gioco molto chiari e condivisi nelle varie partite, elementi riconoscibile nel flusso di moduli (e giocatori) utilizzati negli ultimi tre mesi. Il modulo più utilizzato dal tecnico (il 3-4-3, con due esterni o il trequartista) è anche quello che ne riassume meglio le idee.

La squadra si basa su un trio difensivo molto coraggioso: Sirignano e Lesjak (i due terzi di difesa) sono sempre molto propositivi palla al piede, e spesso – in assenza di linee di gioco utili – provano a condurre l’azione anche singolarmente, allo scopo di liberare spazi alle spalle della linea di pressione. A destra la presenza fissa è quella di Toninelli, il cui compito – a prescindere dal modulo – è quello di dare ampiezza e profondità, appoggiando le uscite in verticale della squadra. La sua controparte, a sinistra, viene scelta in base al modulo: nel 4-4-2 gioca Bussaglia (con Sirignano terzino), nel 3-4-3 Semedo.

I due moduli non cambiano i compiti in fase di uscita: il primo possesso viene gestito sempre da tre difensori (con Sirignano che accorcia verso il centro) con due giocatori sull’esterno molto alti e i mediani a supporto.

A centrocampo Cavasin ha utilizzato spesso Dalla Bona e Capellini, una coppia di centrocampisti che alterna bene le due nature della squadra. Riflessivo e bravo nel gioco lungo il primo, dinamico e reattivo l’altro: i due accorciano il campo alternando lanci lunghi e percussioni, dando al Santarcangelo la possibilità di giocare velocemente e in verticale.

Dalla Bona e Capellini, due facce di una stessa medaglia

In fase di possesso il Santarcangelo cerca di avanzare sempre nel modo più rapido possibile, ma senza buttare la palla; nelle situazioni bloccate, quando la verticale è coperta, i santarcangiolesi preferiscono arretrare e ricominciare l’azione dall’inizio, sfruttando la circolazione orizzontale solo in difesa o per eventuali cambi di gioco.

Davanti il punto di riferimento è rimasto Piccioni, autore di un’ottima stagione (7 gol e 7 assist), al quale sono stati affiancati Spoljaric e Strkalj. I tre hanno dato forma ad un tridente leggero di grande qualità, mobile e dinamico. Caratteristiche perfette per il gioco di Cavasin, che – non a caso – si affida molto ai suoi riferimenti offensivi. Il tridente è il fulcro della manovra offensiva: agli attaccanti viene chiesto di alternare movimenti a venire incontro – sfruttando gli spazi lasciati vuoti sulla trequarti – e in profondità, dando un appoggio in verticale al centro e sull’esterno.

L’atteggiamento propositivo dei due giocatori in fascia permette agli attaccanti di giocare sempre molto vicini, garantendo più linee di passaggio e collegando meglio l’attacco con gli altri reparti. Utilissimi in fase di costruzione, i tre sono letali a campo aperto.

A dispetto della nazionalità, i tre parlano la stessa lingua

La fase di non possesso

Il lavoro del reparto avanzato si nota anche in fase di non possesso: quando possibile la squadra cerca sempre di mantenere il baricentro alto, con gli attaccanti in disturbo sui difensori e il il centrocampo a supporto. L’intenzione è quella di indirizzare il possesso avversario verso le fasce, dove i santarcangiolesi potevano contare sulla superiorità data dai giocatori sulla catena laterale.

In tal senso molte responsabilità sono lasciate alla linea difensiva, che deve essere sempre pronta ad accorciare in avanti per coprire eventuali buchi o tentare l’anticipo sui lanci lunghi.

Pressione alta, avversari costretti al lancio

Una scelta coraggiosa, che ha aiutato (molto) la fase difensiva, nonostante qualche rischio di troppo dalla trequarti in giù. La squadra è passata dal subire 2,1 gol a partita al prenderne “solo” 1,3 ogni 90′: un ottimo risultato, considerando che i primi 4 sono stati subiti all’inizio della gestione (contro Mestre e Ravenna), e che la squadra ha affrontato avversari come Reggiana, Padova e Bassano.

Nonostante le ultime due sconfitte (con Padova e Reggiana, in due gare sfortunate) il Santarcangelo è riuscito sorpassare Teramo e Ravenna (con una partita in più) avvicinando il 14esimo posto del Gubbio, ora a 3 punti.

Verso Santarcangelo-Samb

La partita tra Santarcangelo e Sambenedettese metterà in scena due squadre profondamente cambiate dalla nuova gestione, con un assoluto bisogno di vittoria per giustificare le ultime (sfortunate) prestazioni. Cavasin e Capuano hanno già dimostrato di poter cambiare volto alle loro squadre, accrescendone la solidità e il gioco, ma senza un risultato positivo rischiano di farsi inghiottire da una classifica (per motivi diversa) deficitaria.

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