Il Girone B divora gli allenatori?

Allenatori Serie C

Introduzione

11 squadre su 18 hanno cambiato guida tecnica nel corso della stagione. Quali sono i motivi? 

Nel mondo del calcio i termini temporali si siano ristretti: non si ragiona più su base annuale, ma mensile; a contare sono i risultati immediati, non importa come e se a discapito del progetto tecnico. Nell’universo caotico e incoerente del calcio italiano, il girone B della Serie C rappresenta un modello quanto mai attuale: ben 11 società su 18 hanno cambiato in corsa la loro guida tecnica e non sono esclusi nuovi ribaltoni da qui al termine della stagione.

Chi cambia per salvarsi

Uno dei motivi più ricorrenti per cui si cambia allenatore è la necessità di togliersi dalle sabbie mobili della zona retrocessione. Squadre squilibrate, povere tecnicamente o prive di giocatori d’esperienza fagocitano allenatori su allenatori nel tentativo di sfruttare la “reazione emotiva” dei giocatori e incamerare punti importanti in zona salvezza.

L’esempio lampante è quello del Fano: Agatino Cuttone, dopo aver guidato i marchigiani alla salvezza nella scorsa stagione, si ritrova tra le mani una squadra ancora più debole. La vittoria all’esordio contro il Bassano è un fuoco di paglia, le 5 sconfitte consecutive relegano immediatamente i granata all’ultimo posto in classifica. La sconfitta in casa della Reggiana costa il posto a Cuttone, che viene sostituito da Oscar Brevi. L’ex allenatore del Padova è reduce da più di un’esperienza negativa in Serie C e, pur di rimettersi in gioco, accetta quella che ai più appare una mission impossible: salvare il Fano. Un buon filotto di risultati utili tra gennaio e febbraio permette al Fano di continuare a sperare: il Santarcangelo penultima dista 4 punti in classifica ma i romagnoli possono contare su una partita in più.

Anche il Santarcangelo ha scelto la via più usuale per dare una svolta alla lotta per la salvezza. Il 5 dicembre, nonostante il pareggio in casa del Renate secondo in classifica, la società decide di allontanare Massimo Angelini e di consegnare la panchina all’esperto Alberto Cavasin. In questa decisione, oltre ai risultati sportivi, ha avuto notevole influenza il cambio di proprietà dei romagnoli, passati all’imprenditore croato Mestrovic. L’impatto di Cavasin è drammatico – due sconfitte in due spareggi salvezza contro Ravenna e Mestre – ma la vittoria in casa del Pordenone dà inizio a una buona serie di prestazioni importanti, condite dalle vittorie contro Gubbio e Albinoleffe.

La squadra che ha maggiormente guadagnato dal cambio d’allenatore è il Gubbio. Mister Dino Pagliari è subentrato prestissimo a Giovanni Cornacchini e, dal mese di ottobre, ha trascinato la sua squadra fuori dalla zona retrocessione. Il merito della nuova guida tecnica è stato quello di dare fiducia e serenità ai “senatori” della squadra, soprattutto all’attaccante Ettore Marchi, mattatore assoluto con 12 gol in 24 partite. L’ultima sconfitta in casa contro il Pordenone ha raffreddato le possibilità degli umbri di accedere ai playoff, ma i rossoblu ora possono gestire un tesoretto di ben 4 punti sui bassifondi della classifica.

Con grande sorpresa di tutti, si è ritrovato nuovamente a lottare per la salvezza il Teramo del patron Campitelli. Come nella scorsa stagione, una lunga serie di decisioni errate e di ripensamenti repentini ha tolto serenità all’ambiente facendo scivolare gli abruzzesi al terzultimo posto. Per dare una sterzata alla stagione Campitelli ha deciso di puntare su Ottavio Palladini in panchina e Sandro Federico come direttore sportivo: entrambi erano stati vicinissimi alla firma già in estate, ma all’ultima la proprietà decise di virare sul duo Repetto-Asta.

L’ex rossoblu ha avuto un inizio difficile con i Diavoli biancorossi: dopo aver subito un pareggio a tempo scaduto a Ravenna e una clamorosa rimonta da 0-2 a 4-2 in quel di Fermo, il Teramo ha strappato un pareggio contro la Feralpisalò, un punto fondamentale per risollevare gli animi e prepararsi alle ultime 11 battaglie.

Grandi ambizioni, grandi delusioni

La seconda, grande categoria dei cambi d’allenatore riguarda quelle società che non hanno rispettato sul campo le attese create in sede di mercato. È il caso del Pordenone e della Reggiana. Il giudizio sulla stagione dei ramarri è solo parzialmente influenzato dalla splendida cavalcata in Coppa Italia conclusasi al San Siro contro l’Inter: in campionato la squadra è mancata di solidità e continuità e attualmente occupa un nono posto anonimo rispetto ai grandi proclami di inizio stagione. Leonardo Colucci ha pagato con l’esonero un 2018 da incubo: nonostante gli arrivi di Nocciolini, Caccetta, Cicerelli, Bombagi e Zammarini nel mercato di riparazione il Pordenone ha vinto una sola gara nell’anno nuovo – contro il Teramo – subendo un netto 0-3 casalingo contro la Feralpisalò.

Per dare la scossa alla squadra, il patron Lovisa ha deciso di puntare su una vecchia conoscenza: quel Fabio Rossitto che ha già guidato i ramarri e conosce al meglio l’ambiente neroverde. L’esordio di Rossitto è stato scoppiettante: 3-2 in rimonta in casa del Gubbio, primo gol del neoacquisto Nocciolini e nuova linfa alle ambizioni dei ramarri, chiamati ora a guadagnare la miglior posizione possibile in ottica playoff.

Ben diverse le dinamiche che hanno portato alla mini-rivoluzione in casa Reggiana. Iniziata con grandi aspirazioni, la stagione dei granata ha preso fin da subito una piega negativa, complici gli infortuni dei giocatori più importanti – su tutti Cesarini – il difficile ambientamento dei nuovi arrivi – in primis Altinier e la profonda frizione tra una società lontana, l’allenatore e la squadra. A pagare è mister Leonardo Menichini, che viene esonerato dopo la sconfitta con la Sambenedettese. Il presidente Mike Piazza decide di nominare come nuovo amministratore delegato il greco Philipakos e affida la squadra ai due allenatori della Berretti La Rosa e Tedeschi.

Quello che sembrava un periodo di transizione si trasforma in una decisione definitiva: alla coppia delle giovanili viene affiancato Sergio Eberini, ex calciatore granata. Un insolito trio alla guida di un collettivo ricco di individualità, ma ancora poco “squadra”: il lavoro dello staff tecnico si dimostra preziosissimo, e la Reggiana dà inizio a una splendida cavalcata fino alle porte del secondo posto. Attualmente i granata sono ad appena 1 punto dalla Feralpisalò, con due partite in meno.

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