Samb-Ravenna, quando i nodi vengono al pettine

Samb-Ravenna

La sconfitta del Riviera ha confermato tutti i problemi alla base della stagione rossoblu. L’analisi tattica di Samb-Ravenna


C’è stato un momento, durante la partita col Ravenna, in cui sembrava che la Sambenedettese ce l’avrebbe fatta. Al terzo minuto Volpicelli ha raccolto palla sulla destra e messo dentro un cross di velluto, regalando una chance a Miceli, rimasto in area di rigore dopo il corner. Il colpo di testa era centrale, ma dopo il tocco di Cincilla la palla aveva preso uno spin strano, scivolando tra le braccia e sotto le gambe del portiere, come mossa da una volontà propria.

C’è stato un momento, durante la partita col Ravenna, in cui tutti i problemi della Sambenedettese sembravano poter essere soffocati da una vittoria scaccia crisi. Nelle ultime partite la palla sembrava non voler entrare mai, ma stavolta il gol era arrivato, ed era arrivato quasi subito, in modo tanto catartico quanto rocambolesco. L’ultima volta che i rossoblu erano andati in vantaggio si giocava a Trieste: il gol era arrivato più o meno allo stesso minuto, e su quel gol la Samb era riuscita a costruire una grande vittoria, nonostante fosse rimasta con uno e poi due uomini in meno.

Ora si preparava una partita abbastanza simile, in cui i rossoblu potevano anche controllare, aprire spazi e ripartire. La squadra di Montero ci era già passata tante volte, ma stavolta il peso e l’ansia dovuta agli ultimi risultati gli ha fatto perdere il controllo, spingendo i giocatori a chiudersi in una ottundente frenesia. La sconfitta di domenica ha tante circostanze, ma la più evidente è stata proprio l’atteggiamento troppo precipitoso della squadra, che ha finito per perdere di vista i propri principi. Questo ha dato spazio e coraggio al Ravenna, che si è dimostrata più  brava a gestire i momenti della partita.

La partita del Ravenna

Dopo lo svantaggio la squadra di Foschi ha avuto il merito di rimettere in piedi la gara un passo alla volta, facendo cose semplici. Il piano tattico dei giallorossi era abbastanza lineare: allargare più possibile gli spazi, cercare la palla lunga e lavorare sulle seconde palle. Noccioloni e Mokulu restavano alti e in linea, per abbassare il più possibile la difesa avversaria, Papa e D’Eramo si alzavano alle spalle delle mezzali avversarie, per offrire una linea di passaggio alle loro spalle, Martorelli e Zambataro davano ampiezza. Dietro restavano i tre centrali, supportati da Mawuli, col compito di resistere alla prima pressione, far posizionare la squadra e cercare lancio lungo.

I rossoblu si sono trovati di fronte tante scelte complicate. In difesa, Rapisarda e Gemignani dovevano decidere se pressare in avanti i laterali avversari, uscire sulle due mezzali o dare supporto a Biondi e Miceli, in situazione di due contro due; a centrocampo, Gelonese e Frediani dovevano decidere se pressare in avanti o coprire lo spazio alle loro spalle, dando supporto ad Angiulli; stesso problema per Volpicelli e Di Massimo, che venivano messi in mezzo tra il terzo centrale e il laterale avversario.

Alla fine i rossoblu hanno scelto la soluzione meno rischiosa, tenendo i tre centrocampisti e le due ali basse, a protezione del centrocampo, e lasciando Cernigoi in copertura su Mawuli. In questo modoi rossoblu potevano schermare le linee di passaggio verso la trequarti, evitando le ricezioni di Papa e D’Eramo, ma ha concesso ai ravennati piena libertà per gestire il possesso, far posizionare la squadra e cercare il lancio lungo. Situazioni generalmente poco vantaggiose, rese utili dalla grandissima prestazione di Mokulu, capace di tenere il possesso anche nelle situazioni più difficili.

Gli errori della Samb

La scarsa pressione della Samb non era poi una novità, anzi; in più occasioni la squadra di Montero ha approfittato delle situazioni di vantaggio per compattarsi, recuperare palla e ripartire nello spazio, ma stavolta i rossoblu hanno gestito male gran parte dei possessi, sia nelle rimesse che in transizione. Mai come in questa gara si è sentita la pesantezza degli ultimi risultati, che in più occasioni hanno spinto i giocatori ad affrettare le giocate, tentare soluzioni difficili o spazzare il pallone per evitare rischi.

In molte situazioni Rapisarda e compagni si sono fatti prendere dalla fretta e dall’ansia, buttando via palloni che in passato avrebbero giocato, e affidandosi troppo facilmente al lancio lungo. In un gioco di principi come quello della Samb, gli errori individuali sono diventati presto collettivi: quando i due centrali non si allargavano schermavano anche il passaggio verso Angiulli, lasciando solo l’appoggio per i terzini; quando le mezzali e gli esterni non riuscivano a fare movimenti interno-esterno si appiattivano sulla stessa linea di passaggio, riducendosi a giocare solo lungolinea. Lo stesso avveniva anche nelle fasi di transizione, in cui i rossoblu − invece di consolidare il possesso e riposizionarsi − hanno cercato quasi sempre la palla in avanti, finendo spesso per chiudersi da soli.

Nelle poche situazioni in cui i rossoblu hanno avuto la pazienza di giocare sono arrivate le azioni migliori: al 15esimo minuto la palla passa dai piedi di Gemignani, Angiulli e Gelonese per arrivare a Rapisarda, quattro passaggi in diagonale che permettono alla Samb di cambiare fronte e salire con cinque uomini sulla linea offensiva; al 24esimo i due centrali si allargano e permettono la ricezione di Angiulli, a cui basta una finta di corpo per aprirsi 20 metri di campo e servire Di Massimo in uno contro uno; al 39esimo, Miceli riceve l’appoggio di Gemignani e nonostante la pressione di due avversari ha la freddezza di giocare un filtrante per Frediani, che lancia Rapisarda a campo aperto.

Se la Samb avesse coltivato meglio questo tipo di giocate, invece di perdere la calma, forse la partita sarebbe andata diversamente. Ma i rossoblu non sono mai riusciti ad abbassare i giri, e nel complesso hanno finito per sbagliare tanto, sia in efficacia che in precisione.

L’importanza della gestione

In questo senso evidente la differenza coi ravennati, che nonostante la situazione di svantaggio (e la classifica più che pericolante) hanno interpretato la gara con più tranquillità e sicurezza. La squadra di Foschi ha fatto vedere quello che la Samb doveva fare e non ha fatto: tenere palla sotto pressione, usare il possesso per riorganizzarsi e andare in verticale solo quando si creavano le condizioni giuste.

Nel corso del primo tempo il Ravenna ha preso gradualmente il controllo della gara, e nel finale del primo tempo è riuscita a segnare la rete che ha cambiato la partita. Tutto è partito ancora una volta da Mokulu, che al 40esimo ha ricevuto un rilancio della difesa, controllato il pallone e fatto risalire la squadra, permettendo agli ospiti di portare altri cinque giocatori sulla linea offensiva. Da lì il recupero alto dei ravennati, l’inserimento in area di Cauz (il terzo centrale) e il filtrante di Mawuli per Zambataro, che serve l’assist a Nocciolini. L’attaccante fa uno a uno, cambiando definitivamente la partita.

Nella ripresa la Sambenedettese ha iniziato ad aumentare i ritmi, alzando il baricentro e provando una pressione più offensiva. Una mossa efficace ma anche rischiosa. Il secondo tempo si apre con l’errore di Nocciolini davanti al portiere, a cui seguono le grandi occasioni per Gelonese (anticipato) e Volpicelli (impreciso). Dopo lo sfogo iniziale la partita inizia a rallentare, spingendo Montero a prendersi un altro rischio: a 20′ dalla fine il tecnico passa al 4-4-2, sostituendo Frediani e Gelonese (infortunato) con Orlando e Cenciarelli.

Un azzardo che finisce per far perdere definitivamente l’equilibrio alla squadra, lasciando spazio a un Ravenna attento e lucido, che al primo affondo riesce a trovare il 2 a 1. Da lì in poi è una storia già vista: i rossoblu ci provano in tutti i modi, sfiorando più volte il gol, ma la squadra manca di fortuna e lucidità, e il risultato resta fermo sul 2 a 1.

Il momento peggiore della stagione

A fine partita i fischi della curva sono calati come una mannaia, segnando il momento più basso della stagione rossoblu. Una contestazione annunciata, per il momento della squadra e per il modo in cui (non) lo stanno affrontando presidente e dirigenza. Ora che si sente l’odore del sangue i grandi signori della stampa hanno messo il mirino su Montero, esprimendo a gran voce le critiche che fino a poche settimane fa si tenevano bene dal dire.

Ora che i risultati non arrivano il tecnico uruguaiano viene trattato come un incompetente, così come tanti altri colleghi prima di lui; stesso discorso per i giocatori, prima fenomeni e ora incapaci, e per la squadra tutta, ora che dai primi posti si è cominciato a parlare addirittura di retrocessione. Come al solito parte tutto dai risultati, solo in base ai risultati, senza che qualcuno si prenda la briga di ragionare ad un livello complessivo.

Siamo alla solita caccia al colpevole, fatta sempre dai soliti, che cercano di spiegare le cose solo e soltanto puntando il dito. Un dito che va sempre e soltanto verso le parti più “deboli”, e solo quando l’umore della piazza dà la protezione giusta. In queste ore arriviamo a nuove frontiere del ridicolo, tra grandi campioni della sambenedettesità che si risvegliano una volta l’anno, solo quando fa comodo, e super direttori per cui l’unico problema sono i giocatori che “non vivono la città”, con riferimento all’andare ospiti alle loro trasmissioni.

Eppure i problemi sono sempre stati chiari, sin dalla prima partita. Quelli di una rosa corta e incompleta, che ha iniziato la stagione con un budget così basso da non potersi permettere neanche le riserve; quelli di una società in completo disarmo, che dopo le promesse di questa estate si è trovata a fare un altro mercato a zero budget; quelli di una presidenza miope e volatile, che minaccia sempre di andarsene via e va avanti solo per inerzia; quelli di una squadra che a forza di sentirsi chiedere più di quello che poteva dare ha finito per crollare. Molte di queste cose si sapevano già all’inizio dell’anno, l’unica differenza è che molti non si sono presi la briga di dirlo prima.

Del resto è molto più facile titillare le speranze di questa piazza, illudere i tifosi e leccare il culo al presidente, bollando come menagrami tutti quelli che provano a muovere critiche. Quando la realtà passa a portare il conto basta indicare nuovi colpevoli, lamentarsi per l’ennesima stagione “rovinata” e trasformare le esagerazioni da positive in negative. Rientra tutto nella normalità di questa piazza paradossale, dove i giornalisti si comportano da hooligans e gli unici commenti sensati vengono dai rappresentanti della tifoseria.

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