Ripartire insieme: il Mantova un girone dopo

Con l’arrivo di Graziani i virgiliani stanno ritrovando la speranza. L’analisi dei biancorossi

Finora la stagione del Mantova è stata a dir poco caotica: sballottata tra problemi societari e polemiche, la squadra di Prina è stata risucchiata in un vortice negativo, tra scarsi risultati, contestazioni e un contesto (dirigenza, tifoseria, stampa) sempre più scollato dal campo.

Le macerie, la ricostruzione

La promozione di Graziani, vice allenatore, è arrivata in un contesto deprimente: alla vigilia della 16^ i virgiliani erano la squadra più battuta del campionato (10 sconfitte), e avevano messo insieme appena 9 punti, 5 dei quali nelle prime tre. Dopo l’esonero (doloroso) di Prina, la squadra era stata rifiutata da cinque allenatori (anzi: Calori e altri quattro), prima di essere affidata “al vice allenatore e a Gaetano Caridi, responsabilizzato come capitano”.

Graziani si è trovato in una situazione disastrata, ma è riuscito a trarne forza: già nella gara successiva (contro la Santarcangiolese) i mantovani sono sembrati un’altra squadra, rinvigorita anche e soprattutto sul piano mentale. Il 3 a 1 finale è nato grazie a due errori dei romagnoli sullo 0-0, ma la squadra ha avuto la forza di resistere sull’1-2 e chiudere la sfida con il contropiede del 3 a 1 finale.

Da lì in poi è stato un altro campionato, per i virgiliani: dopo un solo punto in sette gare il Danilo Martelli è diventato una fortezza, e ha portato in dote le vittorie al cardiopalma su Modena e Ancona – per un totale di 9 punti su 9, in casa. Nonostante le sconfitte con Lumezzane, Sudtirol e Venezia, la squadra ha mantenuto la media di 2 punti a partita, e ora è a un solo punto dalla 16ima.

Solidità, semplicità, coraggio

Attribuire questo cambio di tendenza solo all’aspetto mentale è riduttivo, e ingiusto. In sei gare i virgiliani hanno fatto gli stessi punti delle prime quindici, e gran parte del merito – in questo – va dato a Graziani, che è riuscito a razionalizzare la squadra senza smentirla.

Il primo passo è stato tattico: il 3-4-3 delle prime 15 era un assetto molto reattivo, ma poco funzionale: la squadra mancava sia nella prima pressione che nella transizione difensiva, e spesso era costretta a chiudersi con una linea da cinque, troppo passiva e scollegata dal resto dell’attacco. Di conseguenza le transizioni erano affidate a lanci lunghi, poco efficaci. Tolta la partita strana di San Benedetto, i mantovani avevano segnato appena 6 gol in 14 partite, riuscendo a fare più di una rete solo a Reggio (sconfitta 2-3).

Per migliorare la resa, Graziani ha cercato di semplificare le cose: la squadra è passata a un 4-2-3-1 più quadrato sia in fase di non possesso (quando la squadra chiude con due linee da quattro) che in transizione, con i due esterni molto più “raggiungibili” e coinvolti.

Il nuovo assetto è stato ammorbidito dal mantenimento di alcuni meccanismi offensivi, pur con degli accorgimenti. Come nella vecchia gestione la squadra cerca il taglio dei due esterni alle spalle del centrocampo, ma ora ci arriva in modo diverso.

In fase di possesso la squadra mantiene spaziature molto ampie, cercando di allungare gli avversari e aprire spazi tra le linee (per i tagli degli esterni) o sulle fasce. Fra i tre sulla trequarti, Di Santantonio funge da cavallo di Troia: in fase di costruzione il trequartista non cerca mai la ricezione centrale, ma si sovrappone sulla fascia per dare un’opzione in verticale e aprire spazi ai tagli degli esterni Regoli e Caridi.

In questo modo la squadra ha profondità (coi due esterni che ricevono alle spalle della difesa) e ampiezza, perché a Di Santantonio si aggiungono anche i due terzini.

Il taglio esterno di Santantonio e la creazione dello spazio centrale. Sull’azione successiva, il taglio di Caridi e la discesa di Bandini sulla fascia

La squadra ha raddoppiato la media reti (da 0.6 a 1,3 gol a partita), ed è migliorata anche in fase di non possesso. Dopo i 25 gol subiti nelle prime 15, la squadra ne ha presi solo 9 nelle ultime 9, quattro dei quali su calcio piazzato.

Ora la squadra è più aggressiva, e cerca di disturbare la costruzione avversaria con una pressione molto alta. In questo contesto si è rivelato utilissimo l’apporto dei due mediani: Raggio Garibaldi e Zammarini vincono 4.6 e 5.1 duelli difensivi a partita, e fanno – rispettivamente – 5.8 e 3.6 intercetti ogni 90′.

Lavori in corso

Nonostante il notevole impatto delle ultime gare, la squadra non è riuscita a cancellare tutte le sue criticità. La squadra non ha ancora assorbito completamente il cambio difensivo, e spesso – nonostante l’applicazione – non riescono a mantenere la compattezza giusta, lasciando spazi pericolosi sia tra le linee che negli half spaces.

Oltre ad un assetto non ancora maturo, Graziani dovrà far conto con una squadra ridotta all’osso (a disposizione ci sono solo 15 giocatori), complice un mercato ancora bloccato dal possibile cambio societario. Finora la squadra è riuscita ad ingaggiare il solo Donnarumma, svincolato, e ha lasciato partire Zammarini in direzione Pisa.

Al momento non è ancora chiaro chi lo sostituirà in mezzo al campo, perché oltre a Di Santantonio (che gioca stabilmente trequartista) l’unico sostituto è il giovane Boccalari, classe ’98.

Non a caso, Graziani ha preparato la squadra anche per un eventuale 3-5-2, come nella trasferta col Sudtirol. In questo caso Raggio Garibaldi sarebbe affiancato da Di Santantonio e Regoli, due giocatori che aggiungerebbero molto dinamismo ad una squadra che giocherebbe molto più speculativo, puntando sulle transizioni offensive.

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