Il senso di Alessio Di Massimo per il calcio

alessio di massimo

Dopo la stagione in bilico tra Sambenedettese e Pescara, Alessio Di Massimo ha iniziato la sua nuova vita in rossoblu. Cosa aspettarsi?


La prima di Alessio Di Massimo al Riviera è stata con la maglia dell’Avezzano, a porte chiuse. L’abruzzese ha 19 anni, il numero 11 sulla maglia e appena due campionati alle spalle, al Sant’Omero e all’Alba Adriatica. È alla sua seconda partita in serie D, ma rispetto ai pari età sembra un giocatore già fatto: dopo neanche 20 minuti l’esterno arpiona una palla vagante, evita Salvatori facendogli passare il pallone sotto con la suola e si invola verso la porta in diagonale, saltando Flavioni per infilare un destro a giro alle spalle di Cosimi.

La Samb vincerà quella partita 2 a 1, ma nella conferenza stampa si parla solo di quel gol – e di chi l’ha segnato. Alessandro Lucarelli, allenatore dei biancoverdi, racconta di averlo scoperto in Promozione: “Eravamo avversari, aveva 16 anni e già batteva i rigori. L’anno scorso di nuovo contro, in Eccellenza: noi campioni e loro retrocessi. La prima richiesta per la Serie D è stata lui”.

Il ragazzo è arrivato dai biancoverdi in prestito dal Sant’Omero, dove ha mosso i primi passi. Nei due anni precedenti ha giocato in Promozione ed Eccellenza, raccogliendo 62 presenze e 31 gol: tantissimo. L’impatto con la Serie D è morbido: in un campionato dove servono quattro giocatori sotto i 21 anni uno come lui (capace di essere decisivo) è titolare inamovibile.

Di Massimo gioca sull’esterno sinistro, dove – generalmente – si trova di fronte a pari età meno preparati, meno coraggiosi e meno pronti di lui. Già conosciuto dall’allenatore, Alessio ha completa libertà tattica e le condizioni perfette per sfruttare le sue doti migliori.

L’Avezzano gioca con un 4-3-3 molto reattivo, aspetta gli avversari nella propria metà campo e una volta recuperato il pallone aggredisce gli spazi con i suoi esterni offensivi. In questo contesto Di Massimo sguazza come un salmone, galleggiando a centrocampo nelle fasi di non possesso e risalendo la corrente quando la squadra può partire in contropiede.

A Fermo, col mister sotto contestazione e la squadra in svantaggio: Di Massimo prende palla e decide di pareggiare

L’esplosione

Dopo la partita del Riviera la dirigenza inizia a seguire il giocatore con affezione, trovando – nel classe ’96 – il giocatore perfetto per coprire una casella under alzando il livello dell’attacco. Nelle prime sei giornate segna 4 gol, attirando gli occhi di diverse squadre professioniste. A novembre – improvvisamente – piomba la Juventus, imbeccata dal procuratore Di Campli.

La Samb non può competere coi torinesi, che in pochi giorni (e sotto un grande clamore mediatico) chiudono per l’abruzzese. Il salto dalla D alla Juventus diventa la favola di tutti: ne parlano (tra gli altri) la Gazzetta, Goal.com ed Eurosport. Di Massimo non è ancora un giocatore (ha fatto solo una manciata di partite in Serie D) ma è già un fenomeno mediatico.

Inizialmente si parla di un acquisto a titolo definitivo, ma alle fine i dirigenti juventini optano per un prestito con diritto di riscatto, aggregandolo alla Primavera da fuoriquota. L’avventura alla Juve non va bene: nonostante sia sopra età Di Massimo non incide, e scivola lentamente in panchina. Segna 6 gol, due in contropiede, uno su tap-in e tre su calcio piazzato (una punizione e due rigori, uno dei quali decisivo per la vittoria della Coppa Carnevale). Chiude la sua esperienza giocando solo dieci gare da titolare per un totale di 834 minuti.

La delusione viene rapidamente soffocata dal passaggio al Pescara, squadra neo promossa in Serie A e con un forte legame col suo procuratore. La squadra biancazzurra lo compra dal Sant’Omero e – dopo alcune settimane di ritiro – lo gira in prestito alla squadra di Fedeli, che dopo un inseguimento durato quasi un anno riesce ad accaparrarsi il giovane esterno.

Samb, prima parte

Alessio Di Massimo arriva a San Benedetto con un curriculum e aspettative contraddittorie: con gli occhi ancora illuminati dal gol segnato al Riviera, presidente e tifoseria lo accolgono come un sicuro fenomeno, una gallina dalle uova d’oro alla quale manca solo la possibilità di nidificare nell’undici titolare. Circondato da un’aura quasi messianica (tanto è stata l’attesa del suo arrivo), il ventenne abruzzese arriva in Lega Pro con pochissimi bagagli alle sue spalle.

Nonostante l’esperienza alla Juventus, il giocatore Di Massimo non è molto diverso da quello che ha lasciato Avezzano: la presenza (intermittente) nel campionato Primavera gli ha dato un sentore di professionismo e qualche gol prestigioso, ma poco più. Di Massimo resta un giocatore incompleto, con una visione ancora immatura del suo ruolo di calciatore e atleta. Comprensibile, per un ragazzo che solo tre anni prima esordiva in Promozione; inaccettabile per un giocatore messo al centro del progetto tecnico di una squadra in Lega Pro.

Alessio Di Massimo è un calciatore incoerente: il suo gioco oscilla continuamente tra manierismo e istintività, al punto da non riconoscerne veramente la natura. Ha la freddezza per decidere le partite, ma non la continuità per influenzarle; è dotato tecnicamente ma lacunoso; alterna errori deprimenti a giocate esaltanti.

Il primo gol di Di Massimo arriva contro il Padova, in un ruolo inedito e con un piede non suo. Sul passaggio diagonale di Tortolano il 17 fa il velo per Mancuso e si butta sullo spazio, concludendo con un mancino dolcissimo

Queste caratteristiche sono il segreto del malinteso Di Massimo: fortissimo per alcuni, inadeguato per altri. Non ci sono vie di mezzo. Il ragazzo viene presentato (imposto, quasi) come la panacea di tutti i mali, creando aspettative ingiuste e dando adito a giustificazioni eccessive. “Spinto” da un presidente che lo vorrebbe sempre in campo, “frenato” da un allenatore che decide di gestirne il percorso di crescita, Di Massimo finisce per essere scomodo sia in panchina che in campo.

I problemi

Le qualità sono indiscutibili, ma nel passaggio alla Lega Pro l’attaccante trova molti problemi. Abituato a contesti più morbidi, Di Massimo trova di fronte a sé difese più attente e giocatori più pronti dal punto di vista fisico: poco scaltro nel coprire la sfera, e ripetitivo nella scelta tecnica, Di Massimo si trova spesso rimbalzato dagli avversari – trovandosi limitato nella sua qualità migliore, la ripartenza.

Queste difficoltà ne riducono anche l’efficacia nella squadra: la Sambenedettese gioca spesso per le catene esterne, e alle due ali è richiesto di lavorare sia nello sviluppo dell’azione che in verticale, dando appoggio ai terzini e una soluzione in profondità. Di Massimo si trova a dover gestire pallone e tempi della manovra molto con tempi molto più ristretti, perdendone in precisione.

Il suo gioco è sempre stato racchiuso in una fortissima tensione verticale, dove ogni passaggio era finalizzato ad uno scambio per avvicinarsi alla porta, o un assist. Costretto a costruire l’azione in modo più ragionato, Di Massimo sbaglia spesso la scelta tecnica, o gioca in modo troppo superficiale.

Sproporzione

Invischiato nelle maglie dei suoi difetti, Di Massimo si ritrova ad essere un giocatore parziale, efficace solo nella misura in cui riesce ad essere decisivo. Senza la continuità (o le caratteristiche?) per dare un supporto costante alla manovra, il giovane toranese riesce a dare un supporto segnando o facendo un assist: non ha altri mezzi.

Nei momenti in cui la sua istintività si sposa con l’efficacia, l’abruzzese riesce a essere prezioso. Nei 1536 minuti giocati lo scorso anno Di Massimo ha inciso poco (4 gol, due su rigore, e 2 assist) ma quando l’ha fatto è stato decisivo. La rete al Padova ha lanciato la vittoria, i rigori segnati con Bassano e SudTirol hanno lanciato una rimonta e fatto sfiorarne un’altra.

Quello che colpisce, al netto delle sue immaturità, è la freddezza. Il suo quarto e ultimo gol è arrivato nel ritorno col Bassano, a 4 minuti dal suo ingresso e sotto i fischi di un pubblico che si era stufato di aspettarlo. Un tap-in semplice solo in apparenza, decisivo per i 3 punti e utile a interrompere un digiuno di quasi 700 minuti. 

Il gol gli regala un po’ di serenità: dopo una stagione passata a guardare sempre la porta, Di Massimo ha iniziato a farsi valere anche nel dialogo coi compagni, contribuendo con due begli assist (entrambi decisivi) al record di reti di Mancuso.

Nella sua prima, travagliata, stagione in Lega Pro Di Massimo ha sorpreso soprattutto per il suo impatto fuori dal campo. Presentato come un (e trattato da) giocatore fondamentale, il calciatore si è visto preferito all’allenatore che non lo schierava e al giocatore che ne aveva preso il posto in campo, ma non è mai riuscito a prendersi davvero quella fascia sinistra così testardamente conservatagli.

Un nuovo inizio

Il giocatore è partito da San Benedetto nell’indifferenza generale, e nell’indifferenza generale è tornato. La seconda vita di Di Massimo alla Samb è incominciata in modo speculare alla prima: con un contratto a titolo definitivo, aspettative molto minori e un allenatore con cui è scattata subito la scintilla.

La differenza si è vista subito: nelle prime due partite della sua stagione Di Massimo si è presentato 3 gol, tutti decisivi, conditi dai pregi e le idiosincrasie viste nei mesi scorsi. In vista della sua seconda vita a San Benedetto c’è ancora poco da giudicare, ma abbastanza per sperare in qualcosa di diverso.

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