Samb-Fano: tanti indizi fanno una prova

Samb-Fano

I rossoblu confermano i problemi di costruzione mostrati con Fermana, Padova, Mestre e Renate.


La partita tra Sambenedettese e Fano è durata lo spazio di un pomeriggio, ma per capirla a fondo bisogna tornare alla gara giocata 5 settimane fa col Padova. Nel primo vero trauma dell’anno (la sconfitta con la Fermana aveva portato più polemiche che interrogativi) gli uomini di Moriero avevano mostrato tutti i limiti di un gioco ben definito e funzionale, ma immaturo nell’esecuzione, spesso imprecisa, e nella sua adattabilità a diversi contesti.

Dopo la sconfitta coi biancoscudati (bravi a intasare i canali di gioco rossoblu), la squadra di Moriero è riuscita a battere Reggiana e Mestre rimanendo salda ai propri principi, nonostante applicazioni leggermente diverse. La partita col Santarcangelo ha consolidato l’impressione di una squadra che stava imparando a giocare lo stesso partito su più registri, affinandone l’esecuzione.

Esposito taglia dentro al campo per ricevere la verticalizzazione e lanciare la transizione nell’ultimo terzo di campo: con Feralpi, Reggiana e Mestre

In questo campionato la Samb si è dimostrata abbastanza umile da scendere a patti con la sofferenza, ma non ha mai perso la presunzione di insistere sui propri canali di gioco, a prescindere dall’avversario. L’idea di Moriero è quella (ambiziosa) di aumentare l’automazione di certe giocate al punto da rendere inefficaci le contromisure avversarie.

La partita col Renate ha mostrato le criticità della scelta: isolando Bacinovic ed Esposito i nerazzurri sono riusciti a mettere in apnea una Samb ancora poco rapida, capace di liberarsi solo nella ripresa con la grande giocata di Valente.

La partita col Fano completa quanto visto due settimane fa: ancora una volta i rossoblu hanno provato a fare il proprio gioco a prescindere dall’avversario; ancora una volta, gli automatismi non hanno superato la preparazione avversaria.

L’organizzazione del Fano

Per la partita al Riviera Cuttone ha impostato una partita molto attenta e aggressiva, basata – per l’appunto – sull’intasamento dei canali di gioco rossoblu. Il Fano parte col rombo a centrocampo, ma in fase di non possesso i tre giocatori offensivi (Germinale, Fioretti e Filippini) giocano quasi in linea, col compito di disturbare la costruzione bassa dei rossoblu. I tre giocano molto stretti (stessa soluzione utilizzata dal Padova), con Filippini a uomo su Bacinovic e i due attaccanti (aiutati dagli interni) a schermare la verticale verso gli esterni e le mezzali.

Filippini marca a uomo Bacinovic, Fioretti (punta) e Schiavini (interno) schermano i passaggi verso Valente e Vallocchia. La Samb è costretta a giocare indietro, e poi – sulla nuova pressione del Fano – lancia lungo.

Viene invece lasciato libero l’appoggio laterale per Rapisarda e Tomi, con i fanesi che decidono di marcare direttamente il passaggio successivo, quello lungolinea verso il giocatore largo in fascia (marcato dal terzino). Nel video di sopra si può notare il movimento di Lanini: quando Fioretti e Schiavini chiudono la verticale il terzino destro si sgancia verso Vallocchia, pronto a coprire il possibile passaggio lungolinea di Tomi (lasciato libero di ricevere)

Nonostante la marcatura degli ospiti la Samb non rinuncia a giocare il pallone, pur senza la fluidità necessaria per far male. Gli unici momenti in cui la squadra riesce a respirare è nelle situazioni di gioco più dirette, coi lanci verso Miracoli e le conduzioni palla al piede di Rapisarda e Valente.

All’esterno zeviano sono stati chiesti gli stessi compiti tattici di Esposito, dai tagli centrali per legare il gioco ai movimenti a venire incontro per aprire spazio a Vallocchia. Costretto spalle alla porta, e impossibilitato a cercare l’uno contro uno sulla fascia, l’esterno si è trovato spesso a disagio.

Due errori indicativi del disagio di Valente, costretto spalle alla porta

Merito anche del Fano, molto attento nel fare densità intorno al pallone e reattivo nelle situazioni di transizione, dove i rossoblu non riusciranno mai a trovare gli spazi per attaccare a campo aperto. Nel primo tempo le uniche conclusioni dei rossoblu saranno su azioni estemporanee: la serpentina di Tomi al 10′, il tiro da fuori di Miracoli al 25′. Per il resto è il Fano a fare la partita.

L’ampiezza del Fano

A dispetto del rombo, il Fano imposta molto del suo piano offensivo sullo sfruttamento dell’ampiezza: i due attaccanti sono spesso larghi sul campo, quasi in posizione di ala, i terzini calpestano la linea laterale e le mezzali spesso cercano di lavorare ai fianchi della mediana avversaria.

Per alzare il baricentro la squadra di Cuttone cerca sempre il lato debole, con i movimenti di Filippini, verso l’una o l’altra fascia, a indirizzare la manovra dei granata. Per evitare di scoprirsi troppo la Samb imposta una pressione più conservativa, con Miracoli in marcatura sul mediano e le due mezzali (Gelonese e Vallocchia) pronte ad alzare la pressione sui centrali in possesso.

Filippini e Germinale sono larghissimi a sinistra contro il solo Rapisarda

La scelta non limita il possesso dei fanesi, ma rende inefficaci le situazioni di superiorità numerica cercate sugli esterni: a fine primo tempo l’unica, vera occasione costruita in questo modo sarà quella di Filippini alla mezz’ora. Per il resto regna l’equilibrio.

I rimescolamenti di Moriero

I sambenedettesi aprono la ripresa con tre cambi (fuori Bacinovic, Troianiello e Valente, dentro Bove, Di Massimo ed Esposito) e un atteggiamento più aggressivo: i due terzini sono molto alti sin da inizio azione, mentre Bove (per sfuggire alla marcatura avversaria) si schiaccia molto sui due centrali, che restano comunque stretti.

La strana salida lavolpiana rossoblu. Bove molto stretto coi due centrali, terzini larghi e alti e due giocatori stretti alle spalle di Miracoli

La Samb continua ad avere difficoltà in fase di costruzione, ma ora la squadra – riversata in avanti – può contare su più soluzioni offensive. Dopo qualche minuto di impasse la squadra decide di appoggiarsi a Vittorio Esposito, al quale viene chiesto di guidare la transizione del pallone da un’area all’altra del campo, coinvolgendo gli esterni.

Dai piedi del fantasista partiranno tutte le azioni dei sambenedettesi, comunque inefficaci. Fino all’ora di gioco gli unici squilli sono sul cross di Rapisarda ad inizio ripresa e il contropiede di Di Massimo, fermato da Masetti.

L’importanza di Esposito per la manovra rossoblu

Al 65esimo Moriero decide di smuovere la situazione invertendo il triangolo di centrocampo, inserendo Damonte (per Vallocchia) davanti alla difesa con Gelonese, e avanzando Bove sulla trequarti. La mossa regala più libertà a Di Massimo, che servirà una bella palla a Miracoli: l’errore del centravanti sambenedettese toglie ai rossoblu l’unico, vero, match point della giornata.

La partita, in un certo senso, finisce lì: il Fano non lascerà altri spiragli, costringendo i rossoblu a rinunciare a due punti altrimenti fondamentali.

Tanti indizi fanno una prova

Il pareggio coi fanesi ha mostrato una Samb sottotono, ma dal punto di vista tattico non ci dice niente di nuovo. La squadra di Moriero ha un’ambizione da grande (quella di fare il proprio gioco in ogni situazione), ma non ha ancora trovato gli automatismi perché la cosa funzioni a prescindere dall’avversario. In questo momento il gioco dei rossoblu deve essere necessariamente valorizzato dai propri giocatori: quando i cardini chiave del gioco sono arrugginiti, la squadra non gira.

Alte ambizioni portano con sé maggiori difficoltà. L’idea di Moriero è stata chiara sin dalle prime settimane, e verrà portata avanti nelle prossime: l’efficacia di questa scelta si vedrà solo quando la squadra supererà la somma delle sue individualità.

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