Il difficile inizio di Magi al Bassano Virtus

L’impatto al Bassano Virtus è stato più complicato del previsto


In estate l’arrivo di Giuseppe Magi a Bassano sembrava la chiusura di un cerchio. Dopo due ottimi anni a Gubbio l’allenatore trovava una squadra sulla misura delle sue ambizioni, mentre i giallorossi acquisivano un sicuro punto fermo per un progetto tattico solido, elegante e vincente.

L’unione tra uno dei migliori allenatori giovani e una delle squadre più ambiziose prometteva scintille: i giallorossi sono entrati automaticamente tra le favorite del girone, nonostante la presenza di squadre più rodate o più forti.

L’inizio illusorio

Dopo la doccia fredda in casa del Fano (1 a 0 dopo un rigore sbagliato) i giallorossi hanno battuto Ravenna e Santarcangelo, pareggiando il primo big match col Pordenone (2-2) e vincendo le difficili e stimolanti sfide con Sudtirol, Albinoleffe e Fermana. Nel momento più esaltante della stagione (5 vittorie su 6, primo posto in classifica) Magi ha messo in guardia i suoi.

“Siamo una squadra in costruzione, ci vuole ancora molto tempo. Sarà un percorso lungo e difficile, ed esserne consapevoli è fondamentale. A questo punto della stagione credevo di essere più avanti, ma ci sta. I risultati che stiamo ottenendo stanno mascherando i nostri difetti”

Sin dalle prime giornate la squadra ha mostrato intenzioni molti chiare, ma ancora poca qualità nella resa. I principi di gioco sono quelli mostrati già a Gubbio: ricerca del possesso (in chiave difensiva e offensiva), struttura molto fluida e utilizzo delle catene laterali.

Nella prima parte della stagione la squadra è stata schierata col rombo di centrocampo, con Botta regista, Salvi e Laurenti mezzali, Minesso trequartista: giocatori rapidi, tecnici e dinamici, capaci di alternare conduzione, lancio e gioco nello stretto.

Le posizioni sono molto fluide: in alcune fasi Minesso arretrava fino alla propria trequarti per dare una soluzione in più per l’uscita del pallone, mentre le due mezzali alternavano movimenti in ampiezza (per dare un perno sulla catena laterale) e in profondità (per allungare la squadra avversaria). L’intenzione era quella di occupare il campo in ampiezza: sulle fasce si alternano terzini e mezzali, ma spesso – per garantire una risalita veloce sulla fascia – si allargavano anche Minesso e le due punte.

A prescindere dall’uscita del pallone – si passa sia dal centro che per le fasce, palla a terra o cercando il lato debole – il Bassano cerca di arrivare in zona offensiva con almeno quattro o cinque uomini, così da avere sempre superiorità in caso di cross in mezzo o giocate nello stretto.

Minesso allarga per il terzino Andreoni, che mette in mezzo: ci sono quattro giocatori del Bassano, e arriva il gol

Questa scelta, ovviamente, scopre la squadra in fase di transizione. Il Bassano ha cercato di ovviare con un pressing molto intenso subito dopo la perdita del possesso, sfruttando la densità intorno al pallone per togliere spazi agli avversari, e permettere al resto della squadra di riposizionarsi.

Il Bassano ha sei giocatori sopra la linea del pallone, ma riesce a riposizionarsi grazie al pressing d Fabbro, Diop e Ventucci

Le difficoltà di applicazione

Sin dalle prime giornate il Bassano mostra la bontà di questi principi, ma anche qualche difficoltà nel dar loro continuità. Anche nelle scelte: spesso i giallorossi affrettano o forzano la giocata, senza aspettare il riposizionamento della squadra, ed esponendo la squadra alle ripartenze. Scelte sbagliate che, spesso, non hanno permesso di sfruttare al massimo la mole di gioco, lasciando la squadra sempre più esposta.

Con due scambi il Bassano libera Fabbro sulla destra, ma il cross è troppo affrettato

Dopo i pareggi con Teramo e Triestina (due 1-1), il Bassano si è trovato in una fase chiave della stagione, con le partite contro Padova, Renate, Mestre e Feralpisalò. Quattro squadre forti e preparate tatticamente, capaci di esporre le immaturità dei giallorossi soffocandone i difetti.Padova e Mestre (schierate col 3-5-2) hanno intasato tutti gli spazi dietro, vincendo 1 a 0 con un calcio di rigore; Renate e Feralpisalò se la sono giocata sulle transizioni, vincendo al termine di partite molto accese.

Per gli uomini di Magi si è messa anche un po’ di sfortuna: col Renate i giallorossi hanno colpito due pali, subendo lo svantaggio su un autogol di Bizzotto; con la Feralpi la squadra si è fatta recuperare con un errore difensivo, ha fallito il 2 a 1 con Minesso e subito il gol della sconfitta per un bolide dai 30 metri di Staiti.

Sintomi di un momento complicato, ma che dimostra un bisogno di crescere e non di cambiare. Già con la Feralpi la squadra (schierata con un 4-3-3 più accorto) ha mostrato segni di miglioramento, coprendo meglio il campo e – soprattutto – gestendo il possesso in modo più maturo.

Recuperata palla, il Bassano cerca il lancio lungo verso Fabbro, che appoggia per il consolidamento del possesso

Due anni fa, al suo primo anno a Gubbio, l’allenatore chiuse il girone di andata di Serie D al settimo posto, con 8 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte. Incassata la fiducia della società, Magi ha chiuso la stagione con 15 vittorie su 17, vincendo il campionato e mettendo le basi per una bellissima stagione tra i pro. Nel momento più complicato, il Bassano – con grande lucidità – ha ribadito il supporto all’allenatore: chissà che la fiducia non paghi anche stavolta.

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