La Rifinitura: Padova-Sambenedettese

Padova-Samb

Le prospettive di Pierpaolo Bisoli ed Ezio Capuano alla vigilia di Padova-Samb


Per tutta l’estate, il girone B della Serie C è stato considerato il campionato di nessuno. Alle promozioni di Parma e Venezia si aggiungevano i cambi in panchina di Pordenone, Padova, Gubbio e Sambenedettese, quattro delle cinque squadre meglio classificate l’anno scorso (l’unico superstite è stato Menichini, in una Reggiana rivoluzionata). A queste incognite si aggiungevano squadre ambiziose come Bassano e Feralpisalò, reduci da stagioni deludenti, e due nobili decadute come Vicenza e Triestina.

Tante squadre, tante incognite, e un primo posto che non sembrava appartenere a nessuno. Le circostanze hanno portato a parlare di campionato livellato verso il basso, e quindi più “accessibile”. Superato il giro di boa, si può dire che sì, il campionato si è livellato verso il basso, ma che vincerlo è ancora più difficile. Il merito di questa discrasia va tutto al Padova, impossessatosi del primo posto con un’autorità – e un cinismo – che non sembrano lasciare spiragli.

I numeri sono tutti dalla parte della squadra di Bisoli. Lo scorso anno il Venezia (a questo punto della stagione) aveva 2 punti in meno, e altre quattro squadre alle calcagna (Pordenone Parma, Padova e Reggiana erano nel giro di 3 punti). Il Padova non sembra avere avversari: le tre principali inseguitrici (Renate, Sambenedettese e Feralpisalò) hanno già 8 punti di distanza, e sabato – dopo la vittoria col Renate – la squadra di Bisoli ha la possibilità battere la seconda seconda.

Una squadra solida

Il solco creato dal Padova ha le stesse radici del Venezia dello scorso anno: i biancoscudati hanno una squadra quadrata, solida e impositiva, capace di subire poco e segnare con poco. I numeri delle due squadre sono molto simili: allo stesso punto del campionato, Padova e Venezia hanno subito gli stessi gol (solo 16) e segnato quasi le stesse reti (27 e 26). Il Padova è la seconda miglior difesa e il secondo miglior attacco, e dopo la sconfitta all’esordio ha perso solo due partite.

La fase difensiva dei biancoscudati parte dall’attacco: i tre giocatori offensivi (il trequartista più le due punte) pressano sempre il primo sviluppo dell’azione, schermando il passaggio centrale e attaccando i difensori negli scambi arretrati o laterali.

I tre attaccanti del Padova aspettano stretti e – sui passaggi laterali, o arretrati – alzano la pressione. Se la prima linea viene saltata la squadra si ricompatta in fretta

La mossa serve a deviare il gioco sulle fasce (dove arriva la pressione di terzino o mezzali), o costringere gli avversari al lancio lungo, facilitando il recupero di una difesa molto strutturata e solida nei palloni alti. Se gli avversari riescono a uscire palla al piede, i patavini si ricompattano in fretta a metà campo, sfruttando la densità in zona palla e (soprattutto) la malizia di Pinzi e Belingheri, molto bravi a rallentare l’azione sporcando un po’ il gioco. Una situazione molto sofferta da Renate e (soprattutto) Vicenza, nell’ultima giornata.

Un gioco diretto

A una fase difensiva così “offensiva”, i patavini coniugano una fase offensiva molto speculativa: la squadra cerca di raggiungere la zona offensiva con il minor numero di passaggi (e di sbilanciamento, quindi) possibile. Per questo motivo centrali e mediani cercano sempre un gioco molto diretto, alla ricerca di passaggi taglia linee verso i due attaccanti. Quando il centro è bloccato la squadra cerca la stessa soluzione dalla fascia, coi due terzini pronti a lanciare in avanti e accorciare immediatamente in zona palla. La squadra gioca in avanti anche rischiando, conscia della possibilità di recuperare il possesso sulla seconda palla.

Col centro bloccato, il Padova cerca il lancio diretto: alla persa e subito recuperata grazie all pressione del centrocampo

Da qui la scelta di centravanti molto strutturati (da Guidone a Gliozzi, arrivato a gennaio), utili a tenere il possesso e aprire spazi al trequartista. Nel girone di andata il ruolo sulla trequarti è stato ad appannaggio di Roberto Candido, un giocatore bravissimo in conduzione, molto reattivo e bravo a svariare su tutto il fronte. Il 10 patavino è lo snodo della manovra offensiva: il primo riferimento per la verticalizzazione in fascia e il primo appoggio delle punte, con i suoi movimenti in profondità o a fare da sponda per lanciare le percussioni di terzini e mezzali.

Il gioco diretto del Padova

In questo inizio di stagione l’ex Bassano è stato tra i più positivi, nonostante diverse noie fisiche. Non a caso il Padova ha iniziato a rallentare in coincidenza con l’aumentare delle sue assenze (panchina negli 0-0 con Fermana e Reggiana, non convocato nel pareggio di Fano). Nel mercato di gennaio il Padova deciso di cautelarsi con Vincenzo Sarno, un profilo tecnico molto simile. Stesso discorso per Salviato, terzino molto dinamico chiamato a coprire il vuoto lasciato da Madonna, infortunatosi al crociato. I due terzini e il trequartista sono fondamentali, nel gioco di Bisoli: a loro sono demandate molte responsabilità offensive, in costruzione e in transizione.

Il gioco del Padova non è molto elegante, né bello da vedere, ma ha la maturità (e la qualità, e la forza fisica) per tenere sempre in mano la partita, gestendone i ritmi e i momenti.

Verso Padova-Samb

Per la sfida di domani, Capuano deve guardare anzitutto alla gara di andata. Una partita che i patavini hanno impostato sugli spazi ai lati del mediano rossoblu, sfruttando gli avanzamenti e i movimenti a venire incontro dei tra giocatori offensivi. Una mossa che ha costretto i rossoblu ad abbassarsi molto, lasciando in controllo gli avversari. Nel caso si utilizzi il 3-5-2 potrebbe crearsi la stessa situazione: in questo caso sarà fondamentale l’interpretazione dei tre difensori centrali, che difendendo in avanti potranno lasciare più libertà ai mediani.

In tal senso fa scuola la partita tra Fano e Padova, giocata il 29 dicembre: i granata, che giocavano col 3-5-2, hanno impostato una fase difensiva molto aggressiva, coi due esterni molto alti sui terzini avversari, e i tre centrali sempre pronti ad accorciare in avanti, togliendo al Padova gli spazi per consolidare il possesso.

Per la Sambenedettese sarà fondamentale anche la gestione della fase di uscita: i rossoblu dovranno essere bravi a resistere alla pressione avversaria, evitando di alzare il pallone (una situazione che finirebbe per facilitare il compito della difesa biancoscudata).

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