Vernecchie rossoblu: 22^ puntata (Samb-Reggiana)

Samb-Reggiana

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso, con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero


La Sambenedettese sovrasta la Reggiana ma non riesce a batterla, rimandando ancora una volta l’appuntamento con la vittoria. Ne esce fuori un pareggio agrodolce, che conferma la competitività dei rossoblu (nonostante l’avversario) e le difficoltà del Riviera (nonostante la prestazione). Nella partita delle principali inseguitrici la vera vincitrice è il Padova, che batte il Santarcangelo e allunga in classifica

Angelo A. Pisani: Inizio citando Capuano: “Ma di che vogliamo parlare?”. Per me Sabato abbiamo fatto una delle migliori prestazioni della stagione, difficile trovare grossi difetti. La Samb è arrivata in fondo molte volte, l’avesse rigiocata 10 volte ne avrebbe vinte 9.

Michele Palmiero: Sono d’accordo. Specialmente nel primo tempo abbiamo dato l’impressione di poter segnare ad ogni affondo nell’area avversaria. Lì abbiamo avuto diverse incertezze: un po’ per imprecisione, un po’ per sfortuna, un po’ per scelte sbagliate dei giocatori. Abbiamo anche anche rischiato la beffa sull’occasione di Cesarini.

Angelo A: Guardiola dice sempre che il suo compito è far arrivare la squadra nell’ultimo terzo di campo nelle condizioni migliori, poi diventa compito dei giocatori. Ci sono state buonissime occasioni, e Facchin ha fatto un paio di ottime parate: è andata male, ma non trovo veri colpevoli.

Michele: A proposito di colpevoli, in conferenza stampa Capuano non le ha mica mandate a dire: “Certi egoismi mi hanno dato moltissimo fastidio, ma me la pagheranno“. Ovviamente il riferimento è a Di Massimo, per la palla non data a Rapisarda. Sul talento di Torano non mi sono mai risparmiato, lo sai, ma “a caldo” non mi era sembrato niente di che. Di egoismi così se ne vedono tanti in partita.

Angelo A: Il fatto è che Di Massimo ha scelto il tiro al posto di una giocata studiata, preparata e richiesta espressamente in quella situazione di gioco. Non so quanta consapevolezza ci sia stata, nell’errore (quando Di Massimo vede la porta ha il paraocchi), ma Capuano era in campo e probabilmente l’ha capito meglio di noi. L’arrabbiatura è comprensibile.

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Sarà questo, il futuro di Alessio Di Massimo?

Michele: Anche perché durante la settimana prepara la partita in modo davvero maniacale, con un’attenzione straordinaria. Gli allenamenti settimanali ormai sono diventati una parte integrante della partita, un antipasto tattico ed emotivo (soprattutto emotivo: ma quanto urla?) dei 90 minuti in cui si gioca per davvero.

Angelo A: Durim (che ha fatto il fotomontaggio qui sopra) mi ha detto che secondo lui era meglio evitare questa sparata in conferenza. Riflettendo nell’ambito-spogliatoio, una dichiarazione del genere ci sta: Capuano chiede molto sacrificio ai giocatori, se un giocatore va per conto suo va richiamato anche pubblicamente. Abbiamo visto giocatori come Bellomo ed Esposito sacrificarsi per la squadra, Di Massimo può e deve arrivare a quel livello.

Michele: Arriverà a quel livello? Io ho i miei dubbi. Non ho mai messo in discussione il talento di Di Massimo, però non ha mai dimostrato di potersi inserire in un contesto tattico di squadra. Quando è ispirato è in grado di spaccare le partite, ma troppo spesso sembra vivere in un mondo tutto suo.

Angelo A: L’ho scritto questa estate: al momento Di Massimo è un giocatore limitato, uno di quelli che contribuisce alla squadra solo col gol (quando arriva). Ma ci si può lavorare. Esposito è arrivato a San Benedetto con le stimmate del giocatore discontinuo, e con Capuano si è trasformato. Lo stesso Bellomo sta mostrando grande applicazione.

Michele: Alla presentazione Bellomo non mi aveva fatto una grande impressione, se non altro per il modo in cui ha risposto alle critiche iniziali (comunque eccessive). Però, dopo i microfoni, ha fatto parlare subito il campo, dimostrando quanto può dare a questa squadra: con Esposito si intende alla perfezione, ha una velocità di pensiero da categoria superiore e un piede destro che “canta” meglio dei concorrenti di Sanremo.

Angelo A: E qui il merito è del mister, che è riuscito a far coesistere (e rendere) due giocatori che rischiavano di pestarsi i piedi, o essere troppo “pesanti” per la squadra. Parliamo di due giocatori noti (a torto o ragione) per essere discontinui: se n’è accorto qualcuno? Sabato hanno fatto una partita di grandissimo sacrificio, e sono stati dominatori in avanti. Alla fine è sempre una questione di preparazione.


La nostra playlist di Sanremo

  • Meta, Moro e Sorrentino: “Non mi avete fatto niente”
  • Lo Stato Sociale ft. G. Troianiello: “Una vita in vacanza”
  • Ron ft. A. Vallocchia: “Almeno pensami”
  • Ornella Vanoni, con A. Fedeli e F. Panfili: “Imparare ad amarsi”
  • Le Vibrazioni & F. Moriero: “Così sbagliato”
  • Noemi e Cacia: “Non smettere mai di cercarmi”
  • Red Canzian ft. Luca Bassotti: “Ognuno ha il suo racconto”

Angelo A: A proposito di “ognuno ha il suo racconto”: qua non è che ci sono due versioni diverse, ce n’è una poi smentita. A domanda Franco Fedeli ha detto che “nel caso è disponibile a trattare”, poi si è lamentato con la persona a cui ha rilasciato l’intervista dicendo che nella locandina ci hanno fatto il titolone ed è colpa sua. Boh.

A San Benedetto non si capisce che il ruolo del giornalista è diverso da quello dell’addetto stampa. Luca Bassotti ha fatto una domanda lecita, alla quale Fedeli poteva anche rifiutarsi di rispondere (o chiamarlo “giornalaio”, mi han detto che lo fa). Se tu dici “Nel caso sarei disponibile a trattare” non puoi lamentarti che facciano il titolo sulla cosa.

Michele: L’accusa a priori a Luca Bassotti è una consuetudine che dura nel tempo ed ormai è buona per ogni stagione. Come al solito sui social si è data più importanza del necessario ad una non-notizia. Non mi stupisco che un imprenditore possa prendere informazioni sulla Samb, essendo una società sana e con possibilità d’espansione. Però si poteva evitare di farla uscire adesso.

Angelo A: Quando parlavo di difetti comunicativi parlavo anche di queste cose. Perché parlarne prima di una partita così importante? Perché non smentire e basta? Tra l’altro, nella stessa intervista, si è anche parlato di un Andrea Fedeli “non più affezionato alla squadra”, cosa smentita oggi dal diretto interessato (che era a vedere delle squadre giovanili). Io dico, non potevano dirselo prima? Può essere sempre colpa dei giornalisti?

Michele: Anche fosse vero, che senso ha? La società ha sempre parlato di programmazione a medio-lungo termine, non posso credere che questa dipenda dall’umore giornaliero del figlio del presidente. Non penso che il lavoro quotidiano della Sambenedettese, dal direttore generale fino ai magazzinieri (a proposito, un abbraccio al grande Severino) sia influenzato dallo stato d’animo di Andrea Fedeli. Mi preoccuperei del contrario.

Angelo A: Ma Andrea è solo incompreso.

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La copertina di Madou è ispirata a “The Post”, film di Steven Spielberg. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail. E se vi va potete iscrivervi anche al nostro canale Telegram. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati!

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