Angiulli verso Cesena-Samb: “Vogliamo dimostrare che domenica è stato un incidente di percorso”

Angiulli, Sambenedettese

La conferenza stampa di Federico Angiulli nell’antivigilia di Cesena-Samb, 16^ giornata del girone B di Serie C


Dopo la deludente sconfitta con il Matelica la Sambenedettese è attesa da una delle sfide più probanti di questa prima metà di campionato, contro il Cesena. A due giorni dalla gara è intervenuto ai microfoni della stampa Federico Angiulli, uno dei protagonisti della storica vittoria dello scorso anno, la prima della Samb al Manuzzi. Per il centrocampista è una partita sicuramente speciale: «Nella mia avventura alla Sambenedettese quella di Cesena è stata la mia partita più emozionante, perché abbiamo avuto un grande seguito in trasferta e andava a completare un filotto di vittorie che ci aveva consentito per un breve lasso tempo di stare nelle zone altissime della classifica. C’era entusiasmo nella squadra, nella città e nella gente, ed è stato bellissimo vincere una partita così importante, anche perché sono stato uno dei marcatori».

Per Angiulli, poi, con la città di Cesena c’è una connessione particolare: «Mia madre è di Cesena, ho parenti e amici in Romagna, e ogni volta aspetto questa partita come un derby. Ci sono emozioni molto contrastanti: da un lato i lunghi anni passati a Cesena, coi miei parenti e gli amici, in cui a volte sono finito addirittura allo stadio, e oggi la affronto da rivale sapendo anche della bella rivalità tra cesenati e sambenedettesi. Lo ripeto, sono emozioni contrastanti, ma speriamo di riportare a casa un bel risultato anche stavolta, anche se senza i mille e passa tifosi dello scorso anno non sarà lo stesso».

Angiulli arriva alla sfida dopo il bellissimo gol contro il Matelica, il suo secondo della stagione, a cui si aggiungono anche un paio di legni, sempre dalla distanza. Una soluzione che era già nel repertorio del centrocampista, anche se lo scorso anno non ha avuto molte occasioni per metterla in mostra: «In carriera ho fatto una trentina di gol, quasi tutti da fuori area. La scorsa stagione la squadra giocava con tre attaccanti e un assetto più spregiudicato, con tre attaccanti e le mezzali che si buttavano avanti, e io – che ero alla mia prima stagione da mediano – restavo un po’ più lontano dall’area. Quest’anno col modulo nuovo ho più possibilità di spingermi avanti, e infatti sto avendo più occasioni per andare alla conclusione. Ma è una cosa che mi è sempre piaciuta, è un fondamentale in cui sono discretamente capace, quindi quando posso ci provo. Un paio di volte mi è andata bene, in altre occasioni sono stato sfortunato o impreciso, spero di timbrare ancora il cartellino».

Il maggior coinvolgimento offensivo passa, indirettamente, anche per la presenza in campo di un giocatore come Rubén Botta, che spesso si trova a fare il percorso inverso, venendo incontro per ricevere il pallone al posto suo. Per Angiulli non c’è alcuna sovrapposizione di ruolo: «Non penso che uno come Rubén – in nessun modo, in nessun tipo di situazione – possa creare un problema. A volte la sua maniera di guardare il campo, e quindi di spostarsi dove vuole, può creare confusione agli occhi della gente, ma avere un giocatore con la sua tecnica e la sua personalità disposto a prendere palla in ogni zona di campo è un’ottima valvola di sfogo, un ottimo punto di riferimento. Io sono innamorato della palla, vorrei sempre averla tra i piedi, ma quando Rubén viene nella mia zona gli cedo volentieri lo scettro, perché quando hai un giocatore così è giusto lasciargli il pallone. Sono molto contento a toccare qualche pallone in meno se poi vanno a lui, che in ogni momento può creare qualcosa di importante».

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Impossibile non tornare alla sconfitta di domenica scorsa, che ha segnato una grossa delusione per la piazza rossoblu. Angiulli non fa drammi: «Col Matelica siamo partiti bene, rischiando pochissimo, poi c’è stato un episodio che ha cambiato la partita. Parlo di episodio non a caso, perché fino a quel momento non c’era stata un’escalation che ci aveva portato in difficoltà. Nel secondo tempo abbiamo sbagliato un po’ l’atteggiamento, non tanto nell’interpretazione, quando nell’idea di poterci limitare alla fase difensiva sperando di colpire in contropiede.

Per me, come poi abbiamo analizzato riguardando la partita, potevamo avere la possibilità di giocare con un uomo in meno, facendoci influenzare dai 45 minuti da giocare con l’inferiorità numerica. Purtroppo abbiamo preso il pareggio troppo presto, e quando siamo tornati ad attaccare mancava poco. In ogni caso si tratta di un episodio isolato, arrivato dopo un’espulsione casuale. Ora ci aspetta un banco di prova importante, perché andremo ad affrontare la squadra più in forma del campionato in casa loro: le partite importanti ci gasano, però, quindi andremo al Manuzzi per dimostrare che la partita col Matelica è stata un incidente di percorso».

«Giocare senza pubblico per me fa molta differenza in maniera negativa, perché certe emozioni che ti trascinano durante la partita non le puoi avere. Io ho giocato sempre in piazze calde, ho avuto la fortuna di vincere due campionati in piazze del sud, e posso dire che il pubblico ha sempre fatto la differenza. Dopo l’annata dello scorso anno a San Benedetto, dove pur non facendo un campionato di vertice il pubblico è sempre venuto numeroso, sia in casa che in trasferta, ed era una spinta in più. Le squadre avversarie quando arrivavano al Riviera capivano subito dove erano finite, e affrontavano la Samb con grande, grandissimo rispetto. non che non avvenga già quest’anno, ma l’assenza dei tifosi ci pesa. Pesa anche perché le squadre avversarie che vengono al Riviera non hanno quel timore che avevano l’anno scorso quando entravano e guardavano a sinistra. La curva faceva un rumore veramente assordante, un rumore che non ti faceva neanche sentire i fischi o le urla dei compagni.

Ora, anche a livello arbitrale, l’arbitro non ha più paura di fischiare un rigore o un fallo dubbio sotto la curva della Samb perché non c’è nessuno che fa bordello o gli fa pensare di aver sbagliato qualcosa. Per me i tifosi sono una parte fondamentale del calcio, soprattutto della Samb, perché questa è una piazza che ha sempre vissuto e ha sempre fatto cose importanti grazie al supporto della sua tifoseria. Ora un “vaffa” di troppo, che prima non sentiva nessuno, rimbomba nello stadio; lo stesso per alcuni falli di cui si sente più il rumore rispetto allo scorso anno, e questo può influenzare alcune decisioni».

Nell’ultimo passaggio della conferenza si inizia a parlare del rendimento personale di Angiulli, che quest’anno sta riuscendo a giocare a livelli ancora più alti dello scorso anno. Un rendimento che parte dalla fiducia della piazza, ma non solo: «L’anno scorso ero in prestito e nonostante la mia volontà di restare qui sarei potuto essere – sarei potuto essere, ma non lo sono stato – meno coinvolto a livello emotivo, anche perché a fine anno sarei potuto tornare nella squadra di proprietà. Quest’anno non solo ho firmato un biennale che mi lega alla Samb almeno per i prossimi due anni – ma io spero per molto di più – ma l’attestato di amore e di stima che ho dato più volte a questa piazza penso mi abbia caricato di responsabilità, anche per il fatto che sono uno dei pochi reduci dall’anno scorso. Quando le energie finiscono o le idee sono un po’ offuscate esce dal campo l’Angiulli giocatore ed entra in campo l’Angiulli tifoso, che vuole fare qualcosa di buono non solo per lui ma per lo stemma che ha sulla maglietta, che ogni volta mi fa entrare in campo non da solo, ma insieme a tanti amici e tifosi che ho incontrato qui e mi hanno fatto capire davvero cosa è la Sambenedettese. Sono d’accordo sul fatto che il mio rendimento sia migliorato, anche perché ho risolto qualche problema fisico che mi portavo dietro e ora posso esprimermi al mio meglio».

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