C’è chi tifa la Samb solo quando fa comodo

La prima sconfitta dell’era Zironelli non è stata altro che un pretesto per continuare sempre con le solite critiche. L’analisi tattica di Samb-Matelica


Due settimane fa, dopo la vittoria di Trieste, molti tifosi sono tornati a quella partita di dieci mesi fa in cui la Samb di Montero sbancò il Nereo Rocco, illudendo molti tifosi all’inizio di quella che si rivelò una lunga striscia negativa. Per tornare a sentire il sapore della vittoria i rossoblu hanno dovuto aspettare fino al 4 ottobre, nove mesi dopo, con un 2 a 1 al Gubbio. In mezzo c’era stato di tutto: l’interruzione del campionato, il cambio di società, una partita dei playoff e un calciomercato molto laborioso, che aveva stravolto la squadra dell’anno prima.

Nonostante le (ovvie) giustificazioni l’attesa era parsa intollerabile, e aveva portato i tifosi a reclamare la testa di Montero già alla prima giornata di campionato, dopo la sconfitta di Carpi, e continuare a farlo anche nelle partite successive. Il richiamo all’altra vittoria di Trieste sembrava un modo di esorcizzare la crisi di risultati arrivata dopo, anche se buona parte della piazza – dai pensieri e dai ragionamenti successivi a quella vittoria – non è mai completamente uscita. In queste ore si stanno accumulando i parallelismi tra l’una e l’altra squadra, tra l’uno e l’altro campionato, anche se le situazioni sono oggettivamente diverse.

La squadra dello scorso anno arrivava all’impresa di Trieste dopo una seconda parte di girone estremamente claudicante, che dopo un inizio positivo aveva iniziato a mostrare i propri limiti. Quest’anno la situazione era diversa: dall’arrivo di Zironelli la Sambenedettese non aveva ancora perso una partita, su sette giocate, e a Trieste aveva mostrato il compimento di una crescita mentale, prima che tecnica, che non sembrava possibile. Contro il Matelica la Samb stava confermando quanto di buono si era visto nelle ultime giornate: una squadra aggressiva, capace di manipolare la struttura avversaria per creare situazioni di vantaggio in mezzo al campo.

Al sesto minuto Masini riceve palla in transizione e si scambia di posizione con Botta, servendo lui sulla fascia e buttandosi dentro per ricevere il triangolo; la sua conduzione spinge la difesa della Vis a collassare a protezione dell’area, aprendo lo spazio per la conclusione di Angiulli, che infila in porta. In pochi passaggi la Samb era riuscita ad andare in verticale, aprire lo spazio e concludere. Come era successo con la Triestina, per il gol di Lescano, una settimana prima.

Il vantaggio immediato sembrava aver messo tutta la partita in discesa, e per buona parte del primo tempo è stato così: il Matelica aveva subito provato a rimettere in discussione la gara, ma nonostante tutto i rossoblu erano riusciti a tenere il controllo, alternando l’aggressività (con la palla e senza) di inizio gara a momenti più attendisti. Al 43esimo minuto, quando è arrivata l’espulsione di D’Ambrosio, Nobile non aveva ancora dovuto affrontare un tiro nello specchio della porta.

Pochi secondi prima del rosso la Sambenedettese aveva appena chiuso una lunga azione nei pressi dell’area del Matelica, sugli sviluppi di un corner tenuto vivo da due recuperi alti del pallone; la Samb aveva anche avuto l’occasione di raddoppiare, ma l’assist di D’Angelo aveva trovato D’Ambrosio in fuorigioco. Il giocatore era appena tornato in difesa quando si è trovato ad affrontare il lancio di Maurizii per Leonetti: una traiettoria letta male, che ha permesso all’attaccante ospite di mangiargli i due metri di vantaggio, passargli alle spalle e costringerlo al rosso.

Mancavano pochi secondi alla fine del primo tempo, ma da quel momento –per citare le parole di Zironelli, in conferenza stampa – è iniziata un’altra partita. Una partita che il Matelica ha vinto con merito, perché è stata capace di mettere gli avversari sotto pressione sin dal primo minuto, capitalizzando i momenti chiave della partita. Una grande azione per pareggiare al 65esimo; una traiettoria fortunosa sul corner che ha regalato il sorpasso, all’80esimo minuto; un contropiede per chiudere la gara quando la Samb aveva deciso di sbilanciarsi in avanti, pochi secondi prima che Maxi Lopez segnasse il 2 a 3.

Col senno di poi la sconfitta è parsa quasi inevitabile, al di là delle sterili e pretenziose polemiche sui cambi (polemiche che, al solito, si basano più su astratte convinzioni di chi parla e non l’osservazione diretta della gara, dato che Botta, nei nove minuti giocati nel secondo tempo, aveva toccato soltanto due palloni). In un momento diverso – con una squadra più fresca, o almeno uno stadio pieno a spingerla – la Sambenedettese sarebbe forse riuscita a resistere 45 minuti con un giocatore in meno, e in quel caso si sarebbe parlato di impresa; la normalità sta nel fatto che solitamente, con l’uomo in meno, si finisce col perdere la partita. Comunque la si guardi, una sconfitta del genere non toglie nulla alla crescita della squadra in questo mese e mezzo. Semmai rimarca alcuni limiti non ancora superati.

Dopo la vittoria di Trieste si è parlato del gioco “trovato” della Samb, nonostante una partita giocata in un pantano, dove di gioco vero e proprio si è visto poco e nulla – sicuramente meno di quanto si era visto con il Legnago, ma lì era arrivato solo un pareggio, molto contestato, e del gioco non se n’era interessato nessuno. Questo atteggiamento esasperante sta nei paradossi della nostra piazza, la stessa che questa settimana se l’è presa con l’attaccante che ha firmato la vittoria di Trieste, e ha dato dell’incompetente all’allenatore che ha riportato questa squadra nella zona alta della classifica. I tifosi hanno ogni diritto di criticare, anche aspramente, perché si tratta sempre e comunque della loro squadra. Ma ogni tanto sarebbe giusto farsi delle domande, e non soltanto urlare di pancia, o in base a idee precostituite.

Molti di quelli che domenica erano allo stadio hanno approfittato della vicinanza e del silenzio per sparare critiche e sentenze sin dal primo minuto della ripresa, lamentandosi dell’attaccante in meno, della squadra troppo bassa, dei gol che la Samb avrebbe sicuramente subito. Nessun incitamento alla squadra, a parte uno striscione appeso prima della gara in tribuna distinti. Un gioco perverso, in cui non si aspettava altro che uno scivolone della squadra, per poter rinfacciare a chi di dovere la sconfitta. Molte delle voci sentite domenica allo stadio si sono poi ripetute sui social, con toni più intensi ed estremi di quelle arrivate la settimana scorsa per la vittoria di Trieste. Voci esagerate che hanno portato a scene paradossali, come un presidente che interviene sui canali ufficiali per chiedere ai tifosi di avere calma, come se si parlasse di una squadra in zona retrocessione, e non di una semplice sconfitta.

Nove mesi fa la partita di Trieste aveva riempito la bocca dei tanti amanti del bel gioco, passati rapidamente dall’altra parte della barricata dopo la prima sconfitta. Stavolta non c’è stato nessun passaggio da una parte all’altra, perché molti critici sono sempre rimasti, anche nelle vittorie, e per tornare a intervenire non aspettavano altro che una sconfitta. Alla fine la sconfitta è arrivata, e con essa le parole di chi continua a trattare ogni risultato negativo come un affronto alla storia della Samb, da un lato attaccando tecnico e squadra, e dall’altro aspettandosi che la squadra arrivi in Serie B. Molti – soprattutto nella stampa, ma non solo – parlano solo per assoluti, come se la squadra fosse ancora in Eccellenza o Serie D. Forse la rimpiangono, o forse rimpiangono semplicemente quel calcio più semplice, dove c’erano molte meno cose da capire.

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