L’eredità di Francesco Moriero

La partita col Sudtirol ha confermato i problemi della squadra rossoblu


A pochi giorni dalla sconfitta di Vicenza, la partita tra Sambenedettese e Sudtirol non è riuscita a dirci nulla di diverso. Dopo le tre partite senza vittorie i rossoblu erano chiamati a una reazione forte, per rispondere sul campo alla nube di critiche intorno all’allenatore e la squadra. Ne è uscita fuori una gara deludente, sorprendente per la sua disarmata afasia: nell’esame più importante della stagione, la squadra ha fatto scena muta.

La sconfitta coi tirolesi ha un sapore già visto: dopo il primo punto esterno al Fano i rossoblu hanno assistito alla prima vittoria fuori casa dei tirolesi, incoraggiati da una Samb senza forza e senza idee. Con il quinto gol subito negli ultimi 10′ i rossoblu hanno confermato i disagi post Padova, Renate e Vicenza, mostrando l’immaturità di una gestione che è sembrata andare sempre e solo ad una velocità.

Rigidità

Che si trattasse di attaccare o di subire, la squadra di Moriero ha vissuto sempre intensamente: un atteggiamento arrembante che ha messo in discesa le gare con Modena (vantaggio al 4′), Feralpisalò (5′), Gubbio (15′), Reggiana (28′) e Mestre (21′), dando alla squadra la possibilità di speculare sul vantaggio per il resto della partita. La Samb di questa prima fase era sofferente e pericolosa, brava a colpire per prima e lucida nel dare il colpo finale.

La gara con la Feralpisalò è indicativa: i rossoblu vanno subito avanti e soffrono il ritorno dei gardesani, ma all’89esimo trovano la forza per vincere la partita. Sarà un pattern fisso: i rossoblu – spesso speculando sul risultato – subiscono il (o lasciano l’iniziativa del) gioco agli avversari, mettendo il punto sulla gara con gol nei minuti finali. Così accade con Modena (Valente all’89’), Gubbio (Di Massimo, 88′) e Santarcangelo (Miceli, 89′).

Enumerare i gol segnati negli ultimi minuti (5 in totale) fa effetto, pensando agli epiloghi delle ultime giornate. Eppure, i problemi rilevati nelle ultime settimane si nascondevano già nelle prime gare. A Fermo, contro una squadra organizzata e aggressiva, la Samb aveva rivelato i suoi problemi nella gestione del pallone sotto pressione, perdendo controllo della partita. Il problema si è confermato con Padova e Renate, fino a giungere al culmine nelle gare con Fano e Sudtirol.

Come Cuttone, a Zanetti è bastato bloccare la catena di sinistra (quella da cui viene costruito il possesso) per intaccare tutto l’ingranaggio rossoblu. Il Sudtirol ha marcato a uomo Bove con una delle due punte ed ha sempre schierato un uomo davanti a Tomi, Vallocchia ed Esposito, pressando il terzino con la mezzala destra (Smith) e coprendo gli altri due con Bertoni (mediano) e Tait (quinto a destra).

Schermando esterno e mezzala sinistra, Fano e Sudtirol riescono a togliere ogni soluzione di gioco ai rossoblu

Bove ha confermato la sua abitudine a schiacciarsi tra i due centrali senza prima aspettare un’effettiva salita dei due terzini, generando un buco al centro che – con l’assenza di Miracoli – ha tolto ai rossoblu la possibilità di variare l’azione. Le uniche situazioni in cui la Samb è riuscita a mantenere il possesso erano con il Sudtirol ormai ben chiuso dentro la propria trequarti, rendendo il controllo del pallone sterile.

Poche alternative

Come nella prima gara dell’anno, come in molte gare dopo, la squadra di Moriero si è affidata ad Esposito: dopo la prima, abulica, mezz’ora il fantasista ha iniziato a muoversi per tutto il campo alla ricerca di palloni giocabili, regalando gli unici squilli di una partita senza emozioni.

Esposito riceve al centro, salta Bertoni con un tunnel e tira in porta: sarà l’unica occasione del primo tempo

Nelle settimane passate i problemi in costruzione erano compensati dal recupero del pallone, vero e proprio regista offensivo nei momenti di secca della squadra. In questo modo i rossoblu potevano attaccare gli avversari a campo scoperto, realizzando al massimo la mole di gioco. In questo modo sono arrivati gol importanti come quelli di Miracoli con Reggiana e Mestre, partite fondamentali per raddrizzare la prima crisi dei rossoblu.

Nella partita coi tirolesi questo aspetto è completamente mancato: la difficile situazione mentale – prima che tecnica – ha spinto i rossoblu a giocare in modo più rinunciatario, esitante; la squadra ha comunque tentato i dispositivi di pressing e copertura visti nelle scorse gare, ma con un’applicazione molto più disorganizzata del solito.

Il centrocampo alza la pressione sul portatore in ritardo, lasciando spazio alle proprie spalle. Patti sbaglia l’anticipo e permette al Sudtirol di alzarsi; la mancata copertura centrale di Bove (rimasto nella terra di nessuno) rende inefficace l’aggressione di Tomi e Vallocchia. L’errore di Tait salva i rossoblu

Fragilità

Nel secondo tempo la reazione rossoblu si è vista solo nelle intenzioni: come nel primo tempo di Vicenza la squadra ha cercato di sfruttare al massimo l’ampiezza del campo, facilitando la fase di possesso grazie alla superiorità di opzioni sulla linea offensiva.

La presenza di Vallocchia e Gelonese sulla linea offensiva ha anche sganciato Di Massimo ed Esposito dalle posizioni originarie, dando più varietà ad una manovra che spesso stagnava al limite dell’area. La Samb ha alzato il baricentro, ma le uniche occasioni sono arrivate su una seconda palla (lob di Gelonese per il palo di Di Massimo) e un’azione personale di Esposito.

Per difendersi meglio, il Sudtirol ha deciso di attaccare di più: l’ingresso di Gyasi ha regalato peso e centimetri alla zona offensiva, permettendo sfruttare al meglio i (tanti) spazi concessi da una Sambenedettese ormai sbilanciata in avanti. Nei minuti finali il ghanese crea due palle gol per Tait e confeziona l’assist per la rete di Erlic.

Cosa resta?

L’ultima partita di Moriero ha condensato, in 90 minuti, tutta la sua esperienza a San Benedetto. Stessi pregi e stessi difetti, stesse lacune e stessi punti di forza: quello dei rossoblu è stato un affondamento graduale, maturato sotto la stessa corrente che – fino a qualche settimana fa – erano riusciti a cavalcare.

La vera sconfitta dell’allenatore salentino non sta nei risultati, quanto nell’incapacità di dare un significato ai vari momenti di questa stagione. Quando Moriero diceva di non poter rimproverare i suoi, non mentiva: la sua squadra è stata sempre uguale a se stessa, nelle vittorie e nelle sconfitte; ad un certo punto, la forza delle ultime è riuscita a mettere in dubbio la bontà delle prime.

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