Samb-Cosenza: cosa resta, e da cosa ripartire

Samb-Cosenza

La Sambenedettese chiude la stagione ai quarti playoff, sconfitta da un Cosenza organizzato, coraggioso e coerente. L’analisi tattica di Samb-Cosenza


Negli ultimi giorni i parallelismi vissuti con la sfida al Piacenza (stesso risultato all’andata, stessa possibilità di ribaltarla al ritorno) avevano avvolto i rossoblu nella confortante sensazione di potere ribaltare la sfida. L’ultima, grande notte vissuta al Riviera e i 10 mila attesi al Riviera davano alla partita un senso di ineluttabilità, come se il risultato non potesse che essere positivo. Sensazioni giuste e condivisibili, che non avevano fatto i conti col Cosenza.

Questione di approccio

A differenza del Piacenza la squadra calabrese è arrivata al Riviera più sicura, più in forma, e senza alcun timore reverenziale. Nonostante le tante partite ravvicinate Braglia si è potuto permettere di confermare la squadra che aveva battuto (due volte) il Trapani e sconfitto all’andata la Sambenedettese, facendo affidamento sui meccanismi di una squadra subito pronta e calata nella partita.

Il gol di Mungo è arrivato presto, al settimo minuto, ma racchiude il senso della partita. La Samb si getta in avanti con la consapevolezza della partita che vuole fare, ma completamente ignara dei propri avversari: dopo aver portato sei giocatori in area per una punizione dalla trequarti i rossoblu vengono infilati in contropiede dai calabresi – intelligenti, pronti e aggressivi. La partita è tutta lì.

L’organizzazione del Cosenza

Lo svantaggio non cambia il carattere della gara (la Samb doveva comunque segnare), ma ne aumenta l’urgenza. La squadra di Moriero era scesa in campo con l’intenzione di controllare il possesso, cercando un recupero veloce del pallone e tenendo alto il baricentro. I meccanismi di pressing sono gli stessi visti all’andata: in fase di non possesso Miracoli e Bellomo schermavano Palmiero e davano fastidio ai centrali, mentre mezzala ed esterno sul lato palla uscivano in pressione sul portatore e il primo appoggio in fascia.

All’andata il Cosenza aveva provato a risolvere l’impasse alzando la mezzala sulla fascia, garantendosi un riferimento per la verticalizzazione; stavolta la soluzione di Braglia è diversa: le due mezzali si allargano molto di più sulla fascia, attirando i diretti avversari e liberando spazio alle loro spalle. Spazi che venivano occupati dall’esterno o da una delle due punte, che si posizionavano nel semispazio tra la mezzala e il centrale avversario.

Samb-Cosenza

Mungo (mezzala) e D’Orazio (esterno) sono molto larghi, e attirano Marchi e Rapisarda; Tutino accorcia al centro e può ricevere senza marcatura

Questo meccanismo viene molto sfruttato dai cosentini, che per larghi tratti del primo tempo riescono a verticalizzare con continuità, costringendo i sambenedettesi a difendere più del previsto (specie dopo lo svantaggio). Nonostante il gol la squadra di Braglia cerca comunque di tenere il baricentro alto e il possesso tra i piedi, contestandolo ai rossoblu sino alle porte della loro area di rigore.

In questo è importantissimo il lavoro delle due punte, Tutino e Okereke. I due attaccanti non abbasseranno mai la pressione sui tre centrali sambenedettesi, mettendo in seria difficoltà una fase di uscita comunque approssimativa. Subito lo svantaggio la squadra aveva alzato subito il baricentro, lasciando da soli Bove e i centrali; la pressione tenuta alta dal Cosenza ha subito scoperto le lacune dei rossoblu, tecniche – specie sul lato di Patti – e tattiche – con Bove incapace di liberarsi e ricevere, se non accavallandosi alla retroguardia.

Altri problemi arrivano dalla struttura offensiva dei rossoblu: la Samb cerca di alzare più giocatori possibili sulla linea offensiva, ma anche stavolta la buona copertura dei cosentini riesce a isolare Bellomo – costringendo Marchi, Valente e Rapisarda a ricevere molto bassi, e spalle alla porta.

Samb-Cosenza

In fase di non possesso il Cosenza si predispone benissimo, preparando il raddoppio sia su Rapisarda (esterno e punta) che Bellomo (mediano e mezzala). Dietro la squadra difende con quattro giocatori

Gli unici spunti di qualità, nel primo tempo, arriveranno su due azioni individuali di Valente, bravo a liberarsi di un avversario, rientrare sul destro e pescare il filtrante per Miracoli. Sull’asse tra esterno e centravanti arriveranno due sponde importanti per Bellomo, mal sfruttate. Per il resto il Cosenza copre bene, lasciando pochissimi spazi.

Sterilità offensiva

Nella prima fazione i sambenedettesi riescono ad andare il tiro tre volte, con Gelonese (alto dopo una mischia), Miracoli (dal limite dell’area) e Bellomo (esterno della rete). Ma le occasioni arrivano anche per i cosentini, che mettono grande pressione sui recuperi alti e si vedono annullare un gol in fuorigioco – sempre in contropiede.

Nella ripresa la Samb parte subito a spron battuto, ma il contropiede dei cosentini al 48esimo (altro gol a gioco fermo) dimostra subito la difficoltà della sfida. Senza gli strumenti per superare i calabresi, la squadra di Moriero si trova nella necessità di sbilanciarsi in avanti per cercare di creare (almeno) vantaggio numerico, costringendosi a scoprire la squadra nelle transizioni.

Dopo i primi 10 minuti Moriero decide di inserire Esposito per dare ancora più varietà alla squadra. Il passaggio al 3-4-2-1, con Bellomo e Esposito dietro la punta, aiuta i rossoblu a dare meno riferimenti al Cosenza, che dal canto suo si limita a stringere le linee, bloccare gli esterni e lasciare scorrere il cronometro.

Samb-Cosenza

Tempo e Cosenza: la partita dei sambenedettesi si gioca contro due avversari, e lo scontro si rivela presto impari. Intorno al 70esimo la squadra prova a reagire con un tentativo di Rapisarda e due corner consecutivi, ma pochi minuti dopo – ancora in contropiede – arriva il rigore del 2 a 0, guadagnato da Tutino e realizzato da Baclet.

Nonostante manchi un quarto d’ora, la partita finisce lì: i padroni di casa passano al 4-2-4 e ci provano comunque, per omaggiare uno stadio colmo (più di 10 mila presenze) e una curva mai doma. L’unica, grande, occasione arriverà in pieno recupero, su un’invenzione di Bellomo mal conclusa da Rapisarda.

Cosa resta della stagione sambenedettese

A margine della sconfitta coi cosentini il presidente Fedeli ha parlato immediatamente di rifondazione, come per smarcarsi da una stagione riconosciuta comunque come positiva. Terzo posto in campionato, quarti di finale playoff: risultati che hanno deluso molti (società compresa), nonostante siano stati superiori ai pronostici di quasi tutti (società compresa).

Questa non è una squadra da rifondare, ma semplicemente incompresa. Per tutta la stagione ha tenuto testa ad avversari più forti, con ambizioni più alte e budget più pesanti: essere andata vicina a certi risultati non deve essere una sconfitta, ma una base su cui ripartire.

Per la prossima stagione si parla di progetto-giovani, stavolta in maniera più netta e decisa. A prescindere da squadra, obiettivi e pianificazione sarà importante mantenere una linea solida, misurata e coerente, capace di proteggere la squadra da ambizioni che superino le effettive possibilità.

Che sia una lotta per la promozione o per i playoff, la piazza non mancherà: l’importante sarà decidere tutto al momento giusto. Così che nessuno (proprietà, società, squadra, allenatore) sia costretto al passo più lungo della gamba.

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