Samb-Fano: la partita più brutta della storia?

Analisi: Samb-Fano

Il frustrante pareggio del Riviera ha aperto a grandi catastrofismi. Sono giusti? L’analisi tattica di Samb-Fano


Sabato la situazione non era piacevole, per i rossoblu: dopo le sfortunate sconfitte con Monza e Ravenna la squadra di Roselli era riuscita a smuovere la classifica col pareggio di Imola, che pure non aveva accontentato l’esigente piazza rossoblu. Per questo motivo la sfida col Fano aveva assunto grande importanza: alla consapevolezza di un avversario ritenuto abbordabile si aggiungeva un lungo digiuno di vittorie, che aveva spinto sempre più in basso l’asticella della sopportazione.

Le premesse non erano un granché, perché a Samb aveva confermato le difficoltà di inizio anno, per nulla aiutata dal mercato (povero) e a un calendario pieno di insidie. La squadra di Roselli arrivava alla terza partita in 7 giorni con buona parte degli effettivi, ma il livello fisico della squadra era poco sopra la sufficienza.

A questo si è aggiunta l’assenza di Cecchini, che ha portato a uno smottamento nell’intero assetto rossoblu. Roselli ha scelto di cambiare il meno possibile, confermando il 3-5-2, ma con Ilari nell’inedito ruolo di laterale sinistro. Una scelta particolare, che palesava la scarsa fiducia nelle condizioni di D’Ignazio, ma anche l’importanza data alla spinta di Rapisarda sulla destra e al dinamismo di Celjak nel trio difensivo.

Formazioni Samb-Fano

Il 3-5-2 della Samb, con le conferme di Sala e Caccetta. Ilari a sinistra

Dall’altra parte Epifani ha confermato il 3-4-1-2 delle ultime gare, con Filippini alle spalle di Ferrante e Scardina. Un modulo più offensivo, rispetto all’inizio dell’anno, che mascherava l’obiettivo di pressare più alto ad inizio azione. In fase di possesso, invece, la struttura dei fanesi restava la stessa: Tascone arretrava sulla mediana, Lulli si allargava sulla fascia destra e Filippini su quella sinistra.

Gli ultimi due si comportavano da vere e proprie mezzali, e in fase di possesso svuotavano il centro per comporre la catena laterale con il giocatore di fascia e il centrale difensivo. In questo modo il Fano poteva alzare Vitturini e Liviero sulla linea offensiva, occupando l’ampiezza tanto utile ai movimenti di Ferrante e Scardina.

La Samb non si fa trovare impreparata. In fase difensiva i rossoblu hanno avuto un atteggiamento abbastanza fluido, mescolando fasi di difesa posizionale alle solite marcature a uomo. La fase difensiva iniziava da Stanco, che ad inizio azione marcava Tascone, con Calderini in azione di disturbo sui centrali, e il resto della squadra in posizione. Una volta che il Fano avanzava sulle catene laterali i rossoblu schermavano il passaggio verso il centro, ricomponendo i duelli difensivi.

La fase di costruzione del Fano, che in fase di possesso svuota il centro. I rossoblu coprono bene

I compiti erano ben definiti: Stanco si divideva la copertura di Tascone con Gelonese (in base alla posizione del centrocampista), mentre gli esterni e le mezzali sul lato palla marcavano i corrispettivi fanesi. Nelle fasi difensive più prolungate – quando il Fano riusciva a consolidare il possesso – i rossoblu tornavano a marcare più stretti, con Rapisarda e Ilari sui laterali, Celjak e Fissore sui due attaccanti e Gelonese su Filippini.

Il Fano è in attacco, la Samb copre con marcature a uomo molto strette

La buona organizzazione difensiva permette alla Samb di limitare al massimo i problemi, tenendo il pallino del gioco in modo pressoché definitivo. Una posizione di vantaggio ben costruita, ma che ha finito per palesare alcune lacune dei rossoblu.

Il piano di Roselli

Come col Ravenna, la Sambenedettese ha provato a sviluppare l’azione partendo dalla difesa, concentrando la costruzione del gioco sulla fascia sinistra. Su quel lato i rossoblu potevano contare sui piedi migliori della squadra – Ilari, Signori e Calderini – che avevano il compito di consolidare il possesso, attirare il gioco sulla fascia e liberare campo sul lato opposto.

Ad aspettare palla sulla destra c’era Rapisarda, che partiva molto alto già all’inizio dell’azione, con Caccetta (o addirittura Celjak) a fare da collante sull’halfspace di destra. Nei primi minuti la Samb sembra poter costruire le azioni con relativa efficacia, ma col passare dei minuti la spinta si abbassa, complici i tanti errori tecnici.

La Samb attira gioco su una fascia e libera il cambio gioco verso destra

Nonostante tutto i padroni di casa mantengono un atteggiamento propositivo, compensando con una grande aggressività nelle transizioni negative. Il lavoro coinvolge soprattutto i tre di centrocampo (Gelonese in primis, che recupera 5 palloni nel primo tempo), ma la pressione alta viene portata da tutta la squadra, compresi i centrali difensivi. Dietro la Samb ha mantenuto la doppia marcatura a uomo, ma quando la palla veniva persa il centrale lato palla seguiva l’avversario diretto fino oltre la metà campo, con gli altri due centrali a copertura di eventuali lanci lunghi.

Poca qualità

I sambenedettesi si difendono bene, ma una volta recuperato il pallone non riescono a gestirlo con la giusta qualità. Ai problemi tecnici si aggiunge l’atteggiamento molto conservativo del Fano, che una volta recuperata palla alzava i due laterali solo una volta che era stato consolidato il possesso. Una mossa che ha limitato i fanesi in ripartenza, ma ha tolto ai rossoblu la possibilità di ripartire a campo aperto.

Perso il suo “regista” preferito, il recupero del pallone, la Samb viene costretta a costruirsi gli spazi col possesso, trovando più difficoltà del previsto. Il Fano pressa con un baricentro abbastanza alto, in linea con le ultime gare, utilizzando i tre giocatori dell’attacco per pressare la prima costruzione dei sambenedettesi. Le marcature sono quasi a specchio: i due attaccanti (Ferrante e Scardina) vanno su Fissore e Miceli, il trequartista (Filippini) su Gelonese.

La mossa permette ai granata di schermare la trasmissione sulla fascia sinistra – quella “di costruzione” – costringendo Celjak ad abbassarsi per dare una soluzione in uscita.

Samb-Fano Celjak

Ferrante marca Fissore, Filippini marca Gelonese, Scardina va in pressione su Miceli. Celjak è costretto ad arretrare 

Gli arretramenti del croato compromettono la struttura della squadra: la distanza con Rapisarda si allunga, e al Fano basta coprire gli altri giocatori sul lato destro (Caccetta e Stanco) per bloccare tutte le situazioni di gioco. Celjak è molto propositivo, ma la sua spinta si rivela inoffensiva.

I calci piazzati non bastano

L’ultima soluzione era rappresentata dai calci piazzati, un’arma che aveva aiutato i rossoblu a sbloccare tante partite. Le uniche occasioni del primo tempo nascono da un calcio d’angolo (colpo di testa di Miceli) e una rimessa laterale (tiro di Calderini), ma è ad inizio ripresa che arriva l’occasione migliore. Al 49esimo Calderini riceve un corner battuto corto da Rapisarda, salta un avversario e mette una palla d’oro per Ilari: il centrocampista colpisce a colpo sicuro, ma Voltolini salva con un miracolo.

L’occasione è molto pesante, anche perché da lì in poi i rossoblu fanno molta fatica. Le soluzioni di Roselli sono sempre le stesse, anche perché le scelte sono molto risicate. Al 60esimo il problema fisico di Ilari costringe Roselli ad un altro cambio tattico, con l’avanzamento di Celjak sulla fascia e l’inserimento di Biondi nel trio difensivo, una mossa compensata dagli inserimenti di Russotto e Di Massimo, a formare un 3-4-3 più offensivo.

La Samb attacca come può, con tanta voglia e poca precisione, sbagliando tantissimi passaggi chiave nell’ultimo terzo di campo. Complessivamente, le occasioni migliori sono le due in contropiede del Fano, che pure non arriva neanche a centrare lo specchio.

La partita più brutta della storia?

La gara si chiude tra i fischi della curva semivuota, aprendo alla prima, vera protesta del tifo contro la gestione Roselli. Il giudizio negativo è stato equanime, e per la prima volta ha unito tutti: tifosi, presidente, stampa e tecnico (pure se con durezza diversa). Nonostante tutto c’è stato chi è riuscito comunque ad esagerare, attribuendo caratteri catastrofici a una partita mediocre ma comprensibile.

I rossoblu erano alla terza gara in sette giorni, con una rosa molto corta e un momento psicologico abbastanza delicato. Giustificazioni che stancano e non accontentano, anche perché sono sempre le stesse, ma che proprio per questo motivo dovrebbero entrare nella testa di chi pensa ancora di avere una rosa che valga più della media classifica.

Su questo tecnico e diesse sono stati chiari: i playoff non sono l’obiettivo minimo, ma l’unico obiettivo, una dichiarazione d’intenti espressa più volte, e confermata da un mercato che definire al risparmio è poco. In questo momento molte delle critiche a Roselli non fanno che rimarcare la distanza tra l’impressione che si ha della squadra e la sua realtà, una dissonanza che sta investendo a pieno il tecnico, a cui si stanno rinfacciando anche le scelte che non può fare.

Sarà per questo che a fine partita c’erano molti sorrisi sardonici, indossati da chi non aspettava altro che una scusa per rimarcare le sue convinzioni sul tecnico. In poche settimane Roselli è passato dalla santificazione dei risultati al fango delle critiche, senza soluzione di continuità. Eppure, la Samb è sempre stata la stessa: una squadra povera, nonostante i suoi picchi di qualità, e fragile, nonostante la sua organizzazione tattica; una squadra imperfetta, la stessa che quattro mesi fa era ultima e ora a metà classifica. Chi si aspettava di più ha sbagliato.

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