Pordenone-Samb: una sconfitta che fa male a tutti

Dopo la bella vittoria di Teramo, tornano a galla gli errori (e le lacune) viste col Bassano. L’analisi tattica di Pordenone-Samb


Al di là di contestazioni, critiche, rivendicazioni e rimonte, quello che ci resta di quest’ultimo mese è il dissoluzione della Sambenedettese continua, solida e resiliente che avevamo conosciuto nella gestione Capuano. Ravenna, Bassano, Teramo, Pordenone: quattro partite in cui i rossoblu – nel bene e nel male – si sono esposti in pieno, mostrando pregi e difetti con la stessa virulenza.

La partita di Pordenone è clamorosa nel risultato, ma diventa più comprensibile se le si affianca il contesto. La Samb è arrivata alla sfida contro i neroverdi (affamati di punti) con tanti assenti, che hanno portato a scelte obbligate prima e tolto soluzioni poi. Agli impedimenti tattici si è aggiunto il crollo mentale del secondo tempo, quando la squadra – andata sotto 2 a 0 – ha dato la partita per persa, sfaldandosi come neve al sole.

L’impostazione della Sambenedettese

Similarmente a quanto visto col Bassano (altra squadra col tridente) Capuano opta per il 3-5-2, con Bellomo al fianco degli unici disponibili: Candellori (mezzala destra) e Gelonese (mediano). Davanti il tecnico conferma la coppia Stanco-Di Massimo, una scelta che faceva presagire l’intento di sfruttare al massimo le transizioni.

Sin dai primi minuti la Samb conferma questo piano gara, aspettando bassa e compatta per poi sfruttare le conduzioni di Bellomo verso Rapisarda o una delle due punte. Una scelta che nascondeva anche due necessità: per intasare gli spazi del Pordenone (limitando la loro ricerca di superiorità numerica), e ovviando alle lacune in fase di uscita (indebolita dalle assenze di Miceli, Marchi e Bacinovic).

Nei primi minuti il gioco sembra funzionare: la Samb rischia qualcosa (ma solo su calcio piazzato) e riparte con discreta pericolosità, andando al tiro con Bellomo, Candellori e Rapisarda.

Ma i tentativi degli ospiti sono discontinui, lampi in una partita quasi sempre controllata dai padroni di casa. I neroverdi confermano l’assetto base, un ibrido tra il 4-4-2 e il 4-3-3 (con Zammarini a fare la spola tra mezzala ed esterno), ma stavolta con una prima punta di peso (Magnaghi) e Nocciolini esterno. I due saranno importantissimi nel tenere alta la squadra, aiutando il Pordenone sui lanci lunghi.

Lanci che la Sambenedettese era disposta ad aspettare. Da qui la scelta di abbassare la pressione media della squadra, con Di Massimo in marcatura a uomo su Burrai (il regista) e i cinque difensori bloccati dietro, in attesa dei lanci della squadra avversaria. All’inizio il Pordenone cade nella trappola, facilitando il recupero e le ripartenze dei rossoblu.

La svolta del Pordenone

Col passare dei minuti gli uomini di Rossitto capiscono che la priorità è quella di evitare le transizioni, e decidono di controllare il possesso con meno rischi possibili. Con Burrai marcato a uomo, e il resto della squadra schiacciata in avanti, la chiave della partita diventano gli esterni di difesa neroverdi, che dovevano gestire il possesso evitando le uscite delle mezzali Candellori e Bellomo.

La fase di non possesso dei rossoblu: i tre centrali sono bloccati al centro, per avere superiorità in zona centrale, mentre i due esterni prendono in consegna le ali neroverdi. Davanti Stanco va in pressione sui centrali, con Di Massimo in marcatura su Burrai. I terzini neroverdi sono gli unici giocatori liberi

La squadra di Rossitto inizia ad avanzare con continuità, abbassando la Sambenedettese e costringendola a concedere sempre più calci piazzati. Dopo diverse occasioni da fermo (Nocciolini, Misuraca, Berrettoni) i neroverdi iniziano a diventare sempre più pericolosi, sfruttando al meglio le situazioni di vantaggio costruite grazie alle avanzate dei terzini sulle due fasce (dove si allargavano anche esterni e mezzali).

Il grimaldello della partita è Berrettoni, che – dopo due spunti sulla sinistra – sfonda sulla destra, servendo a Zammarini il tap-in dell’uno a zero.

Nel secondo tempo gli uomini di Capuano provano a cambiare atteggiamento, avanzando Bellomosulla trequarti per un 3-4-2-1 più aggressivo. La squadra inizia a risalire il campo con più efficacia, ma – di contro – perde molta influenza in fase difensiva, specie nella copertura in ampiezza. Al 57esimo, dopo due tentativi di Berrettoni, il fantasista neroverde si libera sulla sinistra e fa partire la discesa di De Agostini, che serve in mezzo per il raddoppio di Magnaghi.

Altra magia di Berrettoni, altro gol

Il crollo dei rossoblu

La rete è il colpo di grazia sulla partita. Capuano (espulso per proteste dopo il 2 a 0) prova il tutto per tutto inserendo Valente e Miracoli per Bellomo e Stanco. Il passaggio al 3-4-3, con Valente e Di Massimo sulle fasce, dà più peso offensivo alla squadra, ma non ne risolve i problemi in rifinitura (acuiti dall’uscita dell’unico fantasista in campo). I problemi di costruzione convincono il tecnico a fare un ultimo, disperato, tentativo, mettendo Tomi sulla mediana al posto di Gelonese (già diffidato), con Ceka sulla fascia sinistra.

Il 3-4-3 della Sambenedettese nel secondo tempo, con Tomi in mediana

La mossa non dà i risultati sperati: i rossoblu si limitano a cercare il gioco lungo verso i tre giocatori offensivi, con Tomi che – in seconda battuta – provava il cambio gioco verso Rapisarda e Valente. Giocate molto insistite, ma senza efficacia e convinzione.

Il Pordenone difende con attenzione e riparte appena possibile, sfruttando gli spazi alle spalle e ai lati di una squadra che sembrava non averne più. Tra il 75esimo e l’80esimo gli uomini di Rossitto segnano due gol in assoluta scioltezza, dimostrando la loro qualità e (soprattutto) il totale blackout dei loro avversari.

Il quarto gol del Pordenone

Una sconfitta da ricordare

Una settimana fa, Capuano aveva citato il 4 a 0 rifilato alla Reggiana dal Mestre, affermando che lui – nella stessa situazione – avrebbe rischiato un viaggio prima a Medjugorje e poi ad Alcatraz. Per molti versi, il calvario di tecnico e squadra è iniziato già diverse settimane fa, quando – ai primi inciampi di una grande gestione – sono iniziati processi, critiche e rese dei conti.

La sconfitta di Pordenone fa male a tutti, ma probabilmente colpirà solo qualcuno, dando capri espiatori ad una stagione comunque sopra le aspettative. Le partite in veneto e friuli hanno dimostrato l’effettiva distanza di budget, forze in campo e obiettivi, mascherate da un secondo posto che viene definito o “miracolo” o “delusione”, senza vie di mezzo.

Questo continuo saliscendi ha finito per coinvolgere anche la squadra, che – al di là di forza degli avversari, momento psicologico e assenze – sembra non averne più, stremata da un’asticella sempre più alta, allontanatasi come la tartaruga di Zenone. Ora che il primo posto è perso, e il secondo in bilico, la Samb può concentrarsi su quel che resta. Questa sconfitta fa male a tutti, dicevamo. Ma (forse) potrà guarire qualcuno.

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