Cose da fare per capire Albinoleffe-Samb

Albinoleffe-Samb

Il pareggio di Bergamo è bastato a far ripartire le critiche. Sono giuste? L’analisi tattica di Albinoleffe-Samb


Mentre Sibilli stoppava palla col petto, saltava Miceli e colpiva a rete tutto il microcosmo rossoblu era sul bordo della sedia, pronto a esplodere; la Samb era arrivata a quel momento dopo una partita di completa sofferenza, 90 minuti in cui la squadra era rimasta chiusa nella propria metà campo per fare fronte agli assalti dell’Albinoleffe. Una condizione insopportabile per chi aveva ancora in testa le prestazioni gagliarde contro Pordenone, Ferapisalò e Sudtirol, squadre molto distanti dai bergamaschi, ultimi in classifica.

La traversa ha salvato i rossoblu, ma non ha spento le critiche. Più tardi, le critiche (virtuali) dei tifosi sono confluite con quelle dei giornalisti, che nel post partita hanno chiesto a Roselli i conti di una partita per loro inspiegabile. Dopo i 10 punti in quattro gare – che avevano rilanciato ambizioni e classifica – la partita di Bergamo doveva essere una formalità. Ma era giusto pensarla così?

Tenere al di fuori le emozioni

Che si sia pensato a Bergamo come una trasferta semplice non fa che confermare il solito atteggiamento della piazza rossoblu, tornata fare piani, tabelle di marcia e conti senza l’oste, pretendendo sempre di più da una squadra che già adesso sta stirando al massimo le proprie possibilità. I tifosi hanno il diritto di sognare, essere ambiziosi e paradossali, ma lo stesso non vale per commentatori e giornalisti, che se vogliono mantenere credibilità devono abbandonare il solito wishful thinking e dare un minimo di prospettiva a ciò che dicono.

La Sambenedettese è arrivata alla partita di ieri (la terza in 12 giorni) senza Rapisarda, Stanco, Bove, Biondi, Di Pasquale e Signori, con Zaffagnini in dubbio e Russotto ancora a mezzo servizio. Le ultime vittorie hanno testimoniato la crescita dei rossoblu, ma non ne cancellano problemi di organico e difetti. Spesso ci si rifiuta di riconoscere il peso degli episodi sulle partite, e si finisce per dimenticare che la Sambenedettese ha giocato con l’uomo in più contro Feralpisalò, Virtus Verona e Sudtirol.

Tre espulsioni che hanno aiutato a mascherare i problemi fisici dei rossoblu, che in alcune partite sono rimasti comunque sulle gambe. Non a caso, la partita più sofferta è stata proprio quella col Sudtirol, dove il vantaggio numerico è durato solo 7 minuti. Il dato non ridimensiona i meriti della squadra di Roselli (che ci sono, e restano), ma aiuta a metterli in prospettiva: senza l’espulsione di Grbac la Virtus avrebbe vinto, probabilmente; la Samb sarebbe valsa di meno?

Conoscere gli avversari (e se stessi)

L’arroganza spesso immotivata dell’ambiente sambenedettese ha portato all’esaurimento molti allenatori rossoblu, che spesso si sono ritrovati a vestire i panni della Cassandra. Un paio di anni fa, Palladini – persona solitamente paziente e aziendalista,  al limite del masochismo – chiuse una conferenza stampa chiamando in causa proprio i giornalisti: “Che pensate, che ora andiamo a Lumezzane e visto che noi abbiamo 24 punti e loro 11 vinciamo 4 a 0? Non ci andiamo per niente, chiamiamo e gli diciamo: Guarda, 2 a 0 ci basta, anche 1 a 0…”.

Nelle ultime settimane ci sta passando anche Roselli, che pure ha predicato miseria dal giorno del suo insediamento in rossoblu. Stesso discorso nella conferenza di martedì, in cui il tecnico ha enumerato i tanti infortuni ribadendo a più riprese che la classifica dell’Albinoleffe non andava guardata, figurarsi quella dei rossoblu.

Quest’anno i seriani hanno avuto un inizio molto complicato, in cui la solita organizzazione tattica non è riuscita a sopperire alle lacune del reparto offensivo. Dopo quattro 0 a 0 nelle prime cinque (fermando anche Triestina e Sudtirol), la squadra di Alvini ha perso contro Pordenone, Ternana e Vis Pesaro, finendo invischiata nella zona playout. All’arrivo di Marcolin la squadra era ferma a 10 punti in 13 gare, ma aveva perso solo 4 partite, subendo appena 6 gol (miglior difesa).

Non a caso, il nuovo tecnico ha proseguito sulla stessa strada del suo predecessore, mantenendo modulo e 11 di base. La sfortuna è continuata, perché dopo lo 0 a 0 con la Fermana i seriani hanno perso a Rimini con un gol al 90esimo. Insomma, al netto della sfortuna, la squadra che affrontava i rossoblu non valeva l’ultimo posto in classifica. La partita l’ha dimostrato.

Guardare la partita

I rossoblu sono arrivati a Bergamo coi giocatori contati, ma Roselli non ha dovuto stravolgere eccessivamente la squadra. Complessivamente, i cambi di formazione sono solo tre: Gemignani, sulla destra al posto dello squalificato Rapisarda; Ilari, tornato a centrocampo per lasciare a riposo Signori; Calderini, tornato titolare al fianco di Di Massimo.

La scelta della coppia d’attacco rivela immediatamente il piano tattico dei rossoblu, partiti con l’intenzione di difendere ordinatamente per poi cercare lo spazio in verticale, dove i due attaccanti potevano far valere le loro qualità in allungo. A Calderini e Di Massimo era demandata anche la prima fase di pressione, in cui dovevano mettere in difficoltà la trasmissione dei tre centrali al centrocampo.

Qui viene fuori la qualità dei padroni di casa, perché i seriani giocano con coraggio già dalla difesa, aggirando la pressione dei due attaccanti senza problemi. La squadra di Roselli non ha la forza per alzare più uomini in pressione, e finisce per giocare in modo più passivo del previsto.

Di Massimo insegue Gusu, ma senza il supporto della squadra è un lavoro inutile

L’Albinoleffe prende sempre più campo: i tre centrali gestiscono palla e spesso salgono anche in conduzione, mentre le due mezzali si allargavano sulle fasce per liberarsi dalla marcatura dei centrocampisti rossoblu – dando la possibilità agli esterni di alzarsi sulla linea offensiva.

Albinoleffe-Samb

La struttura dell’Albinoleffe in fase di possesso: Agnello e Giorgione si allargano, gli esterni si alzano sulla linea offensiva

In questo modo la Samb era chiamata a una scelta: seguire le due mezzali (aprendo spazio centrale per le verticalizzazioni sulle due punte) o coprire il centro, lasciando il due contro uno sulle fasce.

Il problema veniva acuito dall’intraprendenza dei tre centrali, che spesso approfittavano dello spazio per tentare la percussione centrale, mettendo in inferiorità numerica la mediana rossoblu.

Ilari segue Giorgione, liberando lo spazio per la percussione centrale di Stefanelli

Alla fine la Samb opta per la seconda opzione, costringendosi a una partita di pura attesa, in cui il recupero palla arrivava molto basso – spesso, all’altezza dell’area di rigore – e non c’era la possibilità di ripartire in verticale. Considerata la pressione avversaria, la difesa svolge un buon lavoro: i problemi sono soprattutto in ripartenza, dove – oltre alla spinta di Rapisarda – si sente la mancanza di Stanco, preziosissimo spalle alla porta.

La Samb ha grande occasione con Di Massimo, ma per il resto la partita è un monologo dell’Albinoleffe, che ci prova un po’ in tutti i modi e protesta per il gol annullato a Giorgione (fuorigioco). Roselli non ha gli uomini per cambiare la partita, e si accontenta di non farla precipitare. Il tecnico si limita ancora una volta a tre cambi, inserendo Caccetta, Islamaj e un claudicante Russotto. A conti fatti, il pareggio finale è un punto d’oro, come la traversa colpita da Sibilli all’ultimo minuto.

Capire che non è cambiato niente

Per i rossoblu il punto di Bergamo è un ottimo risultato, che acquista valore proprio per le difficoltà oggettive riscontrate dalla squadra. Sabato la squadra di giocherà la quarta partita in 15 giorni, ancora una volta senza mezza formazione titolare. Finora i rossoblu hanno raccolto 7 punti su 9: se alla fine saranno 10, 8 o gli stessi fa poca differenza. La Samb merita comunque applausi.

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