Vernecchie rossoblu: S05E19 (Samb-Fano)

Samb-Fano

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso, con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero, in collaborazione con l’Antico Caffè Soriano. Puntata post Fermana-Samb e Samb-Fano


In poco più di due settimane la Sambenedettese passa dalla goleada col Carpi alla baraonda con Fermana e Fano, due partite che hanno lasciato i rossoblu a corto di punti, di uomini e di allenatore. Dopo la delusione delle due partite, acuite da un mercato controverso, Zironelli ha rassegnato le sue dimissioni, rompendo di fatto con la narrazione tenuta dalla società fino a quel momento. Al suo posto è tornato Paolo Montero, che dopo il convulso esonero di inizio campionato torna nella situazione più complicata possibile.

Michele Palmiero: Caro Angelo, a distanza di poche settimane ci troviamo a parlare nuovamente di un ribaltone tecnico, stavolta in panchina. Ti faccio subito una domanda: ti aspettavi le dimissioni di Zironelli?

Angelo A. Pisani: Lì per lì mi ha sorpreso, ma più ci ripenso e più mi sembra l’unica conclusione possibile. Zironelli ha espresso più volte la sua insoddisfazione verso il calciomercato, e dopo una conferenza come quella di Improta – una grande e sottilissima paraculata, come solo i grandi dirigenti sanno fare – ci sta che abbia voluto tagliare corto. Come ho scritto quando è arrivato, Zironelli non è uno che si accontenta. Fino a pochi giorni fa aveva espresso la sua contrarietà al mercato, ma si era comunque resto disponibile a lavorare con la rosa a disposizione. Dopo la conferenza stampa di domenica, in cui si è provato a far passare il messaggio che la squadra è molto più forte di prima – scaricandogli di fatto tutte le colpe addosso – ha fatto bene a lasciare.

Michele: Quando abbiamo avuto modo di commentare il suo arrivo a San Benedetto, ti dissi che secondo me era una mossa rischiosa venire ad allenare senza portarsi dietro uno o più collaboratori. Ho l’impressione che questo fattore abbia giocato un ruolo: a partire dalla conferenza di Salò il mister aveva utilizzato la retorica dell’uno contro tutti, del professionista che cercava di trarre il meglio dalla rosa messa a disposizione da altri. Il suo malumore riguardo il mercato era fin troppo chiaro per non essere percepito anche dalla società, per cui stento a credere che nessuno si aspettasse che le strade stavano per separarsi. C’era bisogno di qualche risultato negativo, che puntualmente è arrivato.

Angelo A: La partita col Fano, probabilmente, ha semplicemente accelerato il processo. C’è chi ha ipotizzato che le dimissioni siano state preventive, quasi un’ammissione di colpa, ma conoscendo la storia di Zironelli non credo sia così. All’inizio della sua carriera da allenatore lasciò una squadra al secondo posto perché la dirigenza non aveva rispettato le promesse, e lo scorso anno ha rotto col Modena (squadra dove lui era una bandiera) più o meno per gli stessi motivi. Si può discutere l’allenatore, ma l’uomo è sempre stato onesto e coerente. Detto questo, secondo me quella degli ultimi mesi non è stata una retorica da “uno contro tutti”, ma un suo tentativo di tutelare la squadra. Dal mercato che è poi seguito si possono anche intuire i motivi. La querelle su D’Ambrosio è diventata un fatto pubblico, confermato da entrambe le parti, e mi fa pensare che le stesse discussioni siano arrivate anche su altri giocatori. La validità del mercato si vedrà meglio più avanti, ma non è stato fatto molto per rendere più “sua” la squadra.

Michele: Secondo me la cosa grave non è chi è stato preso ma anche il fatto che siano arrivati l’ultimo giorno e siano dovuti andare subito in campo, rendendo più complicato sia l’inserimento in squadra che il rendimento complessivo. E comunque si è trattato non di rinforzi, ma di sostituzioni. Detto questo, non vincere partite come quelle contro Fermana e Fano è stato grave, nonostante ci sia stato più di un “alibi”: le assenze, un po’ di sfortuna, arbitraggi discutibili. Ma queste sono cose con cui qualsiasi squadra deve fare i conti nel corso di una stagione.

Angelo A: Con la Fermana è stata anche una questione di episodi, e se alcuni di questi fossero girati meglio sarebbe stata un’altra gara. Non ne faccio neanche un discorso di prestazione, perché in un campo così e contro un avversario così rimettere in piedi le partite è complicato. Contro il Fano invece sono state evidenti le lacune della squadra. Dopo la partita si è parlato molto degli errori dei giocatori, che ci sono stati, ma la lacuna grossa si è vista a livello di rosa. Basti vedere i giocatori in campo, alcuni stremati o fuori condizione, e in panchina non c’erano quasi alternative. Qui non si parla solo dell’assenza di questo o quel giocatore, è anche un fatto numerico. I giocatori non sono macchinette, a un certo punto è proprio una questione di usura, fisica e mentale. Il risultato è che andremo a Mantova con due centrocampisti centrali di ruolo (forse tre, non è chiaro se Rossi ci sarà), che insieme hanno giocato appena 205 minuti.

Michele: Di certo Montero non avrà vita facile, perché rientra in un momento molto delicato, sia per le assenze che per il calendario, che da qui in poi sarà fittissimo. In questi casi il rischio è alto, basti guardare cosa è successo a Carpi.

Angelo A: Di positivo c’è che Montero ha già lavorato con buona parte della squadra, conosce l’ambiente e probabilmente ha già in testa il modo in cui ripartire. Che tornasse lui era scontato, ma bisognava vedere come, considerando il modo in cui era stato mandato via. Per certi versi i cambi societari l’hanno aiutato, perché Fusco e Colantuono hanno sicuramente avuto un qualche ruolo nell’esonero. Oltre a essere un allenatore carismatico Montero è un’ottima persona, e in situazioni del genere sono cose che aiutano. Ma l’inizio della stagione è stato molto complicato, e sarà difficile rimettere tutto a posto in una situazione così.

Michele: Il ritorno di Montero porta con sé diversi nodi da sciogliere. In primis il modulo, anche perché a inizio stagione aveva insistito sull’importanza delle due punte e non aveva mai abbandonato la difesa a 4. Poi c’è la questione mercato, perché Montero si ritroverà una squadra in parte diversa da quella che conosceva. E qui sorge un’altra domanda: che senso ha annunciare un nuovo direttore sportivo a mercato finito?

Angelo A: La risposta mi sembra chiara, e non è molto diversa da quello che ha lasciato intendere Zironelli. Speravo che la notizia delle dimissioni aprisse a una riflessione più profonda sulla gestione della squadra, ma come al solito si è preferito addossare tutte le colpe all’allenatore e via. Ieri ho parlato di “fallimento sportivo”, e qualcuno ha fatto notare che siamo al quinto posto. Io non sono deluso dalla posizione (anche perché era quella che avevo immaginato a inizio anno) ma di quello che c’è stato intorno. Questa società ha iniziato la stagione con un allenatore, un diesse e un direttore tecnico, e nel giro di pochi mesi li ha cambiati tutti. Pochi giorni fa il secondo allenatore della stagione si è dimesso per divergenze con la società. Fuori dal campo la Samb ha fatto passi da gigante (il terreno di gioco, il rapporto con la città, i campi di allenamento), ma ha sbagliato la gestione sportiva. Si può dire questa cosa senza diventare necessariamente un nemico pubblico?

Michele: In questo momento si viene accusati di destabilizzare l’ambiente ogni volta che si prova a fare una riflessione non superficiale, si esplode al primo minimo pensiero critico. Alla Sambenedettese c’è una società che è fenomenale nel comunicare le cose positive, ma quando c’è da dare spiegazioni ha l’aria di essere un po’ impacciata. Non mi aspetto molto dalla stampa locale, e capisco benissimo il generale supporto nei confronti della società. Ma vedere che per alcuni colleghi il più grande problema di questo momento siano i pochi minuti in campo di Francesco Serafino è avvilente.

Angelo A: Vabbè, questo è quello che abbiamo, queste sono le persone che i presidenti scelgono quando vogliono parlare coi giornalisti. A volte San Benedetto mi fa pensare a un piccolo feudo medievale, dove ogni tanto cambia il re, ma intorno a loro restano sempre gli stessi cortigiani, gli stessi giullari, gli stessi giornalisti.

Michele: A San Benedetto ho notato che c’è una grande passione per l’uomo forte… Non a caso uno dei nostri più cari lettori ha paragonato il presidente a Mario Draghi, per cui si è già iniziata la beatificazione preventiva. In certi momenti sembra quasi ci sia una gara a chi ne parla meglio, ma alla fine quelli che perdono sono proprio i giornalisti.


Antico caffè Soriano
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La copertina di Madou è ispirata The Handmaid’s Tale, la serie tv di Bruce Miller basata sul romanzo di Margaret Atwood. Meme di @apakakov. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail. Intanto iscrivetevi al nostro canale Telegram. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati!

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