Vernecchie rossoblu: 12^ puntata (Samb-Bassano)

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso, con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero. Puntata post Samb-Bassano


Con la vittoria di Ravenna i rossoblu sembravano aver già assorbito la cura Capuano, ma il pareggio del Riviera ha fatto riemergere vecchi problemi, ridimensionando l’aspetto scrofassatanatesco di Bacinovic e compagni. Gli uomini di Magi rischiano, sprecano e si accontentano; i rossoblu si rammaricano e abbassano la testa sui rimbrotti del presidente Fedeli, molto deluso e ancora tentato di lasciare a fine anno.

Durim Ramadani ci tocca nel profondo. Tra vent’anni lo denunceremo

Michele Palmiero: Caro Angelo, sai qual è la dichiarazione più pronunciata dai tesserati della Sambenedettese nell’ultimo anno e mezzo? “Nel calcio serve equilibrio. È sbagliato abbattersi o esaltarsi dopo un singolo risultato”.

Ogni volta che la sento, penso al presidente Fedeli. Domenica il patron rossoblu ha toccato probabilmente uno dei picchi di delusione da quando ha acquistato il club: la cosa strana è che sia avvenuto dopo un pareggio contro una buona squadra e, soprattutto, dopo appena 10 giorni dalla scelta del nuovo allenatore.

Angelo A. Pisani: Il presidente è un tifoso, e come i tifosi ama essere paradossale. Il problema è che le sue opinioni pesano molto più del tifoso medio, e così le sue critiche. Anche quando hanno poco valore o fondamento. La partita di domenica può deludere solo chi non conosce la forza del Bassano (a prescindere dalle difficoltà) o ha ancora ambizioni di altissima classifica.

Quella di domenica è stata una battaglia di stili

Michele: Sulla carta dovremmo essere soddisfatti perché l’obiettivo dichiarato, ovvero “migliorare il settimo posto” è una concreta realtà. Ci sta prendersela dopo una prestazione opaca, però non si può nemmeno chiedere ai giocatori di essere il Venezia dell’anno scorso o – se continua così – il Padova di quest’anno.

Angelo A: In realtà l’obiettivo dichiarato è la Serie B. Questo ha detto il presidente ed è questo il motivo per cui si lamenta. Purtroppo questa squadra non è mai stata al livello delle migliori. Pur essendo migliorata, la Samb resta una squadra che – nei giocatori più famosi ed esperti – ha diversi punti interrogativi. Bacinovic è mancato alla piena forma da 2-3 anni, Troianiello ha giocato 20 partite in 4 anni, Di Cecco viene da un grave infortunio, Esposito è alla prima esperienza tra i pro. Perché chiedere gli stessi risultati di giocatori più forti, in squadre più grosse, con allenatori più esperti?

Michele: Che non sia al livello delle migliori non mi trova d’accordo, anche perché sono convinto che il livello generale del girone B si sia abbassato. Tra le prime 10, escluso il Padova, ci sono squadre organizzate ma povere di talento (Albinoleffe, Mestre, Sudtirol, Pordenone e Renate non hanno top) e compagini dai grandi nomi ma fragili (Triestina e Feralpisalò, sto parlando con voi). Nel mezzo ci siamo noi, che siamo tecnicamente più forti della scorsa stagione. Il primo posto non è alla nostra portata, ma tutto il resto assolutamente sì. Fedeli lo sa e, giustamente, lo desidera.

Angelo A: Come si giudica il livello? Da quanti punti fanno le prime, dalla lotta per il primo posto, dalla forza delle ultime? Non ci sono le corazzate dello scorso anno (diciamo che ce n’è una sola) ma il livello medio è simile. Sono arrivate neopromosse valide come Mestre e Triestina, ci sono squadre che stanno proseguendo un percorso importante (Albinoleffe, Renate, Sudtirol), squadre ambiziose (Bassano, Feralpi) e un Pordenone che viene da tre podi in tre anni.

Confronti di classifica

Io capisco e apprezzo l’ambizione del presidente, così come la sua gestione oculata. Giocatori di proprietà, giovani promettenti e nomi grossi da rilanciare sono un buon mix, ma non possono pagare nell’immediato. Nel calcio si vince in due modi: coi soldi (tanti soldi, e tante scelte giuste) o con un progetto solido. La Sambenedettese cambia allenatore e squadra due volte l’anno, e non ha un budget paragonabile alle prime del girone.

Michele: Il “metodo Padova” non sempre paga in Serie C: basti pensare a Lecce, Benevento, Alessandria, Cremonese e tante altre squadre si sono dissanguate per anni ottenendo delusioni. Noi abbiamo la fortuna di poter contare su una società solida e possiamo davvero permetterci di portare avanti un progetto pluriennale senza l’ansia del fallimento estivo. Per farlo, però, serve una continuità tecnica che finora non abbiamo avuto.

Angelo A: Per vedere esempi virtuosi senza spese enormi basta andare poco più a nord: Mestre e Renate sono state costruite con pochi soldi, una con giocatori reduci dalla D e un’altra con una squadra sui 25 anni di media. Zironelli e Cevoli hanno la piena fiducia dei dirigenti, che lavorano in sinergia col reparto tecnico e intervengono alla stampa solo per difendere la squadra.

Michele: Per me l’esempio migliore è quello dell’Albinoleffe. Dopo il ripescaggio la società si è affidata a mister Alvini dandogli il tempo necessario per insegnare la sua idea di calcio. Un anno e tre mesi dopo la squadra gioca a memoria, è terza in classifica e ha una solidità sconosciuta a tante avversarie.

Angelo A: Sull’Albinoleffe di Alvini sfondi una porta aperta: io ne parlavo già l’anno scorso, e hanno una continuità tale che due mesi fa il Gazzettino ha potuto copiaincollare un mio articolo del 2016 senza che nessuno se ne accorgesse. A noi manca continuità e la chiarezza: sono due settimane che Fedeli ci dice che le scelte non le fa lui, ma che mette solo i soldi e si fida troppo. Chi fa le scelte, quindi? L’anno scorso non ha fatto fatica a fare i nomi, su questo è migliorato.

Michele: Ci può stare un momento di delusione. Basti pensare che in estate aveva puntato fortemente su un allenatore e un gruppo di senatori che avrebbero dovuto far fare il salto di qualità, e hanno deluso. Per un capo d’azienda è un brutto colpo. In questo momento però bisognerebbe fare uno sforzo per supportare Capuano. Va bene l’amarezza, ma non si possono mettere in discussione le scelte dell’allenatore dopo appena due partite.

Se se la fossero giocata a braccio di ferro avremmo vinto a mani basse

Angelo A: Capuano ha la squadra da due settimane scarse ed ha già dato un’impronta di gioco: ma per conoscere la squadra – e farsi conoscere a sua volta – ci vuole più tempo. Critiche sui cambi o sulle scelte, da uno che un mese fa era a Modena, è semplicemente ingiusto. Che poi, se guardi la classifica siamo quarti. E tutta la nostra chiacchierata sopra sembra più paradossale.


L’immagine di Madou è ispirata a Le déjeuner sur l’herbe, di Édouard Manet. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail. E se vi va potete iscrivervi anche al nostro canale Telegram. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati!

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