Samb-Mestre: i risultati spiegano le partite?

Samb-Mestre

Tre punti in cinque partite. Ma i risultati bastano a spiegare il momento? L’analisi tattica di Samb-Mestre


A dispetto dei 3 gradi, del vento e del silenzio stampa, il post partita dei rossoblu è stato infuocato. In settimana la vittoria non era parsa negoziabile: nella conferenza della vigilia Capuano l’aveva detto apertamente, evidenziando che la legittimazione delle ultime prestazioni doveva passare necessariamente per una vittoria. La sconfitta ha avuto l’effetto opposto, trasformando gli ultimi risultati in una crisi.

In queste settimane la Samb non è stata fortunata: dopo la partita giocata in emergenza a Salò i rossoblu hanno pareggiato con Gubbio, Padova e Reggiana, tre squadre difficili contraddistinte da episodi. Appena 6 giorni prima i rossoblu avevano disputato – forse – la migliore partita della gestione Capuano, chiusa con un pareggio che gridava vendetta.

Continuità

Per la sfida al Mestre Capuano ha deciso di confermare gli undici della settimana precedente, con due mediani a centrocampo e la coppia Bellomo-Esposito alle spalle di Miracoli, in attacco. Come con la Reggiana, i rossoblu hanno provato a indirizzare la gara limitando al massimo il possesso degli avversari. “Più li prendiamo alti, più difenderemo meglio”. Le parole alla vigilia sono il piano gara dei primi minuti: la Samb pressa altissimo, con Esposito, Bellomo e Miracoli a disturbare il possesso dei centrali, attaccando anche rilanci del portiere.

La pressione offensiva dei rossoblu: attaccanti molto aggressivi (anche sul portiere) esterni alti e mediani pronti ad accorciare in avanti

Nonostante le assenze (Martignago e Beccaro, su tutti), il Mestre non rinuncia a giocare. Sin dai primi minuti gli arancioneri mostrano l’intenzione di giocare palla a terra, cercando di arrivare al limite dell’area avversaria con 4-5 giocatori in linea, per creare situazioni di vantaggio sulla difesa rossoblu. La squadra di Capuano pressa alto e rientra con attenzione, cercando di non lasciare mai spazio.

Dall’altra parte il Mestre ripaga con la stessa moneta, andando a disturbare la costruzione dei rossoblu e cercando di buttare meno palloni possibili. La partita si accende: le due squadre sono aggressive con e senza pallone, dando vita a una gara fatta di possessi brevi e (potenzialmente) pericolosi. Al 3′ Bellomo riceve dopo un recupero di Marchi e prova a lanciare proprio la percussione del centrocampista, due minuti dopo Lavagnoli libera Papo al limite dell’area, prima del recupero di Esposito e la successiva copertura di Perna. Buona parte del primo tempo si gioca su ritmi altissimi, con le due squadre molto attive.

Diverso è invece l’atteggiamento dalla trequarti in poi: il Mestre cerca spesso di creare situazioni di superiorità posizionale al limite dell’area, a costo di rallentare; la Samb cerca rapidità sempre e comunque, sfruttando il dinamismo di Rapisarda e le qualità tecniche di Bellomo ed Esposito. Ai due viene lasciata grande libertà, fatta fruttare solo a tratti.

Nella prima azione, Bellomo salta un avversario e prova subito l’imbucata per Marchi; nell’azione del Mestre Lavagnoli torna al centro per permettere la salita dei compagni, liberando il cambio di gioco verso la sinistra

La rottura dell’equilibrio

Nella prima mezz’ora i rossoblu si fanno vedere in attacco con più continuità, andando al tiro con Esposito e sfiorando la rete con Miceli (su corner). Col passare dei minuti il Mestre trova più continuità di gioco, migliorando la circolazione del pallone e trovando spazi alle spalle delle prima pressione dei rossoblu. Conson e compagni fanno buona guardia, ma ogni spiffero rischia di spalancare la porta. Al 32esimo il Mestre manda a vuoto la copertura dei rossoblu e scopre spazi in avanti, nell’azione che porterà al tiro di Spagnoli (murato). Pochi minuti dopo, al 35esimo, gli arancioneri vanno in vantaggio.

Il gol premia la costanza del Mestre: nella giocata che porta al vantaggio la squadra di Zironelli ha cinque giocatori sulla linea offensiva, insiste nel tenere il pallone a terra e tenta la giocata più difficile, servendo il filtrante per Neto Pereira. Il brasiliano scappa alle spalle di Miceli e serve per il tap-in di Rubbo.

Il gol sorprende i rossoblu, fino a quel momento in controllo; la squadra si riversa immediatamente in attacco, e al 40esimo – su uno schema da punizione – segna il potenziale 1 a 1 con Conson, pescato in fuorigioco. La (giusta) non convalida del pareggio fa il paio con la (dubbia) convalida dello svantaggio, e crea il contesto giusto per il crollo della ripresa.

Il crack del secondo tempo

Nella ripresa l’obbligo di fare risultato influenza le scelte di Capuano, che decide di rischiare sin da subito: all’intervallo il tecnico sostituisce Di Pasquale e Bove per Di Massimo e Bacinovic, passando al 4-3-3 con Bellomo mezzala. La scelta dei due (chiacchieratissimi, in settimana) si spiega con l’impronta che il tecnico ha cercato di dare alla squadra: la Samb della ripresa gioca molto più in verticale, appoggiandosi alla qualità sul lungo di Bacinovic e alle sgroppate di Di Massimo sulla fascia sinistra.

Per avere superiorità sulla linea a cinque del Mestre la squadra di Capuano si riversa quasi tutta all’attacco, con le due mezzali (o i terzini) che si alzavano alti sulla fascia per occupare le due fasce e tenere bassi gli esterni, dando a Esposito e Di Massimo più libertà per tentare la giocata o accorciare verso il centro.

Nei primi 15′ i rossoblu protestano per un contatto in area su Miracoli, vanno al tiro con Bacinovic (alto) e sfiorano la rete con Di Massimo (a lato), tutte occasioni nate da calci piazzati o giocate dirette verso i tre attaccanti. L’aggressività, però, non paga: nonostante i tanti rischi in fase difensiva la squadra di Capuano non riesce a creare pericoli tangibili, permettendo al Mestre di rimanere in controllo del risultato.

Messa sotto pressione, la squadra di Zironelli non rinuncia mai a giocare in modo propositivo, e alla fine viene premiata. Al 67esimo, su una palla mal gestita dai sambenedettesi, il Mestre recupera e va in rete con Sottovia.

Il Mestre pressa alto, e viene premiato

La rete spezza definitivamente la partita: nel finale Capuano prova il tutto per tutto, inserendo Stanco (per Esposito) e impostando un 4-2-4 tutto in avanti, ma la partita (complice l’errore di Bellomo) non cambia, e si chiude tra i fischi.

I risultati spiegano tutto?

Il silenzio stampa imposto nel post partita (il terzo, quest’anno) e l’annuncio del ritiro (il secondo, quest’anno) non leniscono il complicato momento dei rossoblu, infuocatosi ulteriormente con le dichiarazioni di Franco Fedeli. Dopo settimane di tensione, la sconfitta ha fatto esplodere le ostilità: il risultato ha avuto valore retroattivo, trasformando le ultime prestazioni – buone e sfortunate – nel simbolo di una decadenza mai davvero vissuta.

Per l’ennesima volta, la Sambenedettese si conferma una squadra incapace di confrontarsi con la sconfitta. In una partita che ha tante spiegazioni, società e ambiente hanno cercato la più semplice, colpevolizzando squadra e allenatore per una situazione che affonda le radici molto più lontano. Da una tensione sempre più palese tra dirigenza e direzione tecnica alle frizioni (mai sopite) tra proprietà e tifoseria, la stessa che spinge Fedeli ad aprire alla cessione con cadenza ormai settimanale.

Quel che più preoccupa. è la consapevolezza che gran parte di questi problemi nascano e si nutrano dai risultati, innescando un circolo vizioso che coinvolge squadra, società e tifosi. I risultati: l’unico problema e l’unica soluzione.

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