La Rifinitura: Sambenedettese-Renate

Samb-Renate

L’analisi, i momenti e le prospettive alla vigilia di Samb-Renate


Dopo aver chiuso il 2017 con il botto, Sambenedettese e Renate si sono trovati in situazioni abbastanza simili. Lo scorso dicembre si era chiuso con le due squadre a un solo punto di distanza, a -6 e -7 dal Padova capolista; l’impressione era quella di due squadre pronte a tentare l’assalto verso il primo posto, proseguendo l’overperforming della prima parte di stagione.

Il nuovo anno è stato avaro per i rossoblu, e terribile per le pantere. Le due settimane di riposo influenzano i numeri, che restano impietosi: quattro sconfitte su quattro, 2 gol fatti e 9 subiti. In poche settimane il Renate è stato sorpassato da Bassano, Reggiana, Sambenedettese, Feralpisalò, Triestina, Sudtirol e Mestre, e ora si trova ai margini della zona playoff.

Un crollo così verticale non può che avere una dose di casualità, piccoli tasselli che – uno dopo l’altro – hanno creato l’effetto domino delle ultime settimane. Con l’Albinoleffe, sullo 0 a 0, l’arbitro ha dato il secondo giallo a Lunetta per un fallo del compagno di squadra Vanucci; a Reggio Emilia i brianzoli si sono visti dare contro due rigori, e si sono mangiati il pari al 95esimo; con Triestina e Fano la squadra ha fallito due occasioni nitide sullo 0 a 1.

La costanza del Renate

“I motivi sono molteplici, ma l’unica medicina è quella del lavoro. I ragazzi devono metterci qualcosa in più, perché adesso fare le cose che facevamo prima non basta più. Mentalmente ci manca qualcosa”. Dopo la partita col Fano Cevoli non ha accettato alibi, ribadendo che gli strumenti per reagire sono già nella squadra.

Nel corso della stagione il Renate ha mantenuto una linea tecnica (e societaria) ben definita: in estate la squadra ha puntato su un collettivo giovane e di prospettiva, con tanti ragazzi dalle primavere delle squadre di Serie A, e si è confermata nel mercato invernale, con gli arrivi di Ferri (classe ’95), De Luca (’98) e Scaccabarozzi.

Cevoli ha impostato la squadra con un 4-3-3 molto verticale ed aggressivo, basato su un’interpretazione di gioco molto fluida. Quella nerazzurra è una squadra capace di attaccare anche in fase di non possesso (grazie ad una fase di pressing intensa ed aggressiva), e con la maturità giusta per difendersi controllando il possesso.

Nonostante la varietà di soluzioni, la squadra gioca su canali ben definiti: gioco palla a terra nei primi due terzi di campo, sfruttando le rotazioni di esterni e centrocampisti, verticalizzazioni improvvise e cambi di gioco nell’ultimo terzo, dove la squadra cerca di sfruttare le situazioni di vantaggio costruite sulla linea offensiva.

In fase di uscita il primo riferimento è Pavan: il centrocampista arretra al fianco dei centrali sfruttando l’avanzamento dei terzini, così da ricevere libero e trovare i tempi per cercare la giocata in verticale o il cambio di gioco.

Pa

Pavan si scambia col terzino, riceve e fa partire l’azione

I due terzini sono aggressivi sin dalle prime fasi di possesso, pur con compiti diversi. Anghileri (a destra) gioca larghissimo sulla fascia, per dare ampiezza sui tagli centrali di Finocchio (o Ungaro); Vannucci (a sinistra) gioca in posizione più centrale, permettendo l’isolamento di Lunetta e garantendo compattezza centrale in caso di palla persa (come si può vedere qui).

Le due fasi vengono legate dal ruolo di Palma, che – pur partendo dalla mezzala sinistra – è il vero regista offensivo della squadra. Spesso, nelle fasi di possesso, il centrocampista si sposta centralmente occupando proprio lo spazio di Pavan, per ricevere – anche in quel caso – libero dalle marcature, e rifinire il gioco nell’ultima porzione di campo.

Palma riceve, verticalizza, accorcia verso la trequarti e serve l’attaccante in area

La difficoltà di rinnovarsi

Col trascorrere dei mesi – e i pochi ricambi, e campi sempre più pesanti – il Renate ha perso la brillantezza fisica di inizio stagione, finendo per ridimensionare gli aspetti più importanti del proprio gioco. Abbassando l’intensità del pressing i nerazzurri sono calati in entrambe le fasi, perdendo molto nell’economia del gioco. A questo si aggiunge la poca brillantezza dei giocatori chiave, specie quelli dal centrocampo in su.

Nelle ultime settimane i problemi fisici hanno convinto Cevoli a cambiare la fase di non possesso, impostando un 4-1-4-1 più coperto e reattivo. La pressione avanzata è stata lasciata alla punta, aiutata dalle mezzali, mentre gli esterni hanno abbassato la posizione media, restando in copertura sulle due fasce.

Il 4-1-4-1 in fase di non possesso. I due esterni offensivi (in blu) sono molto arretrati, mentre i tre di centrocampo (in nero) cercano di difendere stretti e compatti

A questo si è aggiunta la scelta di coprire la squadra con un mediano più difensivo, Fietta, alternando Pavan e Palma sulla mezzala sinistra. Al netto degli episodi, la mossa non ha dato i risultati sperati, finendo anche per impoverire la fase di costruzione.

Nella partita col Fano il tecnico ha provato ad aumentare il peso offensivo, inserendo un altro attaccante centrale (De Luca) al fianco di Gomez, con un trequartista alle loro spalle. Il rombo di centrocampo (una scelta che il tecnico aveva già in mente) è ancora allo stato marginale, ma dovrebbe essere il giusto compromesso tra la ricerca di qualità in mezzo al campo e il bisogno di compattezza.

Verso Samb-Renate

Il Renate che arriva a San Benedetto è una squadra pericolosa e ferita, piena di incognite proprio per la profondità dei suoi problemi. Quella di Cevoli è una squadra giovane e (forse) poco affamata, ma resta un collettivo ben allenato, solido (anche a livello ambientale) e pieno di qualità.

Alla tranquillità dei nerazzurri (a dispetto della crisi) corrisponde la difficile situazione interna dei sambenedettesi: la vittoria di Santarcangelo non ha spento le frizioni interne, portando i rossoblu ad un’altra settimana di tensione. L’unica via di uscita, come sempre, passa dai tre punti.

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