La partita di Teramo lascia la Samb a un bivio

Analisi tattica Teramo-Samb

Il pareggio dei rossoblu regala più strascichi che certezze. L’analisi tattica di Teramo-Samb


Nel calcio le differenze si misurano spesso nei dettagli: un tiro migliore, una deviazione o un fischio sbagliato hanno la forza di cambiare tutta una partita, influenzandone anche i giudizi. Magi l’ha detto chiaramente: “Se l’arbitro avesse fischiato una delle situazioni in area, anche sbagliando, parleremmo d’altro”. Ha ragione, probabilmente; ma è giusto sia così?

In queste due settimane tutti i giudizi sulla squadra sono stati misurati sui risultati, e così è stato anche per le amichevoli estive. Una condotta che ha portato a banalizzare le difficoltà della squadra, prima, ed enfatizzarne i problemi poi. Negli ultimi due mesi i segnali del tecnico erano stati diversi: dal cambio di modulo forzato alle discussioni sulla crescita dei giovani, fino agli interrogativi sull’effettivo stato di forma della squadra. Argomenti tornati di moda con l’inizio del campionato.

Cambio di rotta

Nell’esordio contro il Renate Magi ha trovato una squadra senza la condizione per gestire a pieno la partita – a livello psicologico, oltre che fisico – e ha deciso di riportarla nella propria confort-zone, il 3-5-2. Una scelta comprensibile: il modulo che dava più copertura al centrocampo (apparso in difficoltà) e lasciava più libertà ai due giocatori di fascia, riportando Rapisarda nel ruolo che l’ha visto brillare lo scorso anno.

A parte il cambio tattico, Magi ha toccato la squadra il meno possibile. Gli unici due innesti sono stati Di Pasquale (il terzo di difesa) e Gemignani, preferito a Cecchini sulla fascia sinistra. Davanti sono rimasti Stanco e Russotto, con Calderini in panchina. Dall’altra parte Zichella ha confermato il 4-3-3 visto a Bolzano, con Di Renzo, Piccioni e Bacio Terracino nel tridente.

Le formazioni di Samb e Teramo

Le formazioni iniziali di Sambenedettese e Teramo

Il piano dei rossoblu

Le due squadre sono subito aggressive, anche se con obiettivi e modalità diverse. La squadra di Magi parte con l’intenzione di difendere molto alta: in fase di transizione i tre centrali cercano sempre l’anticipo, a costo di qualche rischio, nel tentativo di soffocare i movimenti a venire incontro del Teramo.

In questo modo la Sambenedettese avrebbe dovuto poter tenere il baricentro più alto, facilitando il compito offensivo dei due esterni, Rapisarda in primis. Al capitano rossoblu era lasciata molto libertà, anche in fase di non possesso, con Zaffagnini che copriva lo spazio alle sue spalle scivolando sulla destra. A Gemignani stava il compito di dare equilibrio, ricomponendo la linea a quattro e – occasionalmente – stringendosi al centro per coprire le uscite di uno dei tre centrali.

Dal canto suo, Rapisarda era il giocatore chiamato a portare avanti la pressione, dando una mano ai tre di centrocampo (una situazione già vista nel secondo tempo col Renate) per poi ripartire da posizione avanzata. L’esterno destro tornava sulla linea difensiva solo nelle fasi di non possesso più prolungato, quando il Teramo riusciva ad attaccare con quattro uomini.

Linea difensiva Samb

Mastrilli, terzino sinistro, si alza in linea coi tre attaccanti. Rapisarda indietreggia per mantenere la superiorità numerica in difesa

Le difficoltà della Samb, l’organizzazione del Teramo

Paradossalmente, i problemi dei rossoblu iniziano palla al piede. L’aggressività del Teramo sorprende tutti: sin dai primi minuti la squadra di Zichella gioca alta, corta e compatta, togliendo spazi ai rossoblu grazie a un’ottima densità in zona palla. Gli uomini di Magi sono troppo frenetici e imprecisi, e finiscono per fare il gioco del Teramo, che inizia lentamente a prendere in mano il possesso.

I padroni di casa giocano con pazienza e malizia, alternando possessi prolungati a giocate in verticale, nel tentativo di cogliere impreparata la difesa rossoblu. Nei primi minuti arriva subito un’occasione per Di Renzo, servito alle spalle di Miceli, e nei minuti successivi ci provano anche Spighi e Proietti, cercando la percussione tra le linee. La Sambenedettese tiene, ma non riesce a ripartire con la qualità giusta.

Ne viene fuori una partita accesa e spezzettata, contraddistinta tra le (poche) fiammate della Samb e i tentativi del Teramo. I biancorossi sono i più continui, ma l’occasione più importante arriva su piazzato, col colpo di testa di Caidi respinto sulla linea. Come detto, i rossoblu ripartono poco, ma quando lo fanno sono molto pericolosi: al 20esimo Rapisarda recupera palla, taglia il campo e serve una gran palla per Russotto, che di destro sfiora il palo.

È l’occasione migliore della partita, ma non ne seguiranno molte altre. Ai problemi in transizione si aggiungono anche quelli in fase di uscita, coi rossoblu incapaci di sfruttare la superiorità numerica data dalla difesa a tre. Per evitare il blocco teramano la Samb cerca spesso le fasce, ma le cose migliori si vedono solo quando Russotto si allarga sul lato di Rapisarda, dando superiorità numerica sulla fascia destra.

Russotto si allarga sulla fascia, riceve palla e prova l’imbeccata per Stanco

I tentativi della ripresa

Le difficoltà del primo tempo spingono Magi a cambiare il piano offensivo. Nella ripresa i rossoblu giocano molto più in verticale, cercando di sfruttare lo spazio alle spalle della difesa teramana. Questi tentativi arrivano soprattutto sulla fascia destra, dove Mastrilli era molto aggressivo. Al 50esimo Russotto viene servito alle spalle del terzino e impegna Lewandowski, pochi minuti dopo Stanco riceve alle spalle di Speranza, costringendolo ad un intervento rischioso (l’arbitro è vicino e lascia correre).

Al 60esimo Magi sostituisce entrambi gli attaccanti con Calderini e Di Massimo, una scelta che spiegherà proprio con l’intenzione di sfruttare meglio il gioco in verticale. Effettivamente, col passare dei minuti le squadre si allungano, e gli spazi iniziano ad aprirsi, ma aumentano anche gli errori. Al 70esimo Di Massimo approfitta della lettura sbagliata di Fiordaliso, ma sbaglia l’uno contro uno con Caidi; dall’altra parte Di Renzo scappa sulla fascia e mette una gran palla per Barbuti, in colpevole ritardo.

Pur senza l’intensità del primo tempo, la partita resta viva: i rossoblu protestano per due contatti in area (Di Massimo e Bove, entrambi trascurabili), i biancorossi si mangiano le mani per la bella occasione creata da Mastrilli. Il fischio finale arriva al momento giusto, quando le due squadre stavano iniziando a rallentare vistosamente.

Scarti, bidoni e acchiappasoldi

A risollevare la non entusiasmante serata ci ha pensato il presidente Fedeli, con una serie di dichiarazioni eccessive e catastrofiste. Il dibattito sulla liceità di certe conferenze è ormai stucchevole, e vedere chi ci arriva solo adesso (con qualche anno di ritardo) strappa un sorriso tanto quanto chi abbassa la testa e continua a far finta di niente.

La tanto decantata unità d’intenti viene chiesta solo ad alcune componenti, al punto che diventa lecito chiedersi se non sia – più semplicemente – un espediente per lasciare ogni tipo di libertà alle altre. L’iterazione delle ultime settimane – ambizioni, aspettative, delusioni, demolizione – l’abbiamo già vista, è semplicemente arrivata più in fretta; siamo certi che seguirà la solita rinascita.

In questo momento complicato molto dipenderà dagli uomini di Magi, che dovranno rivelarsi più forti di quanto succede loro intorno. I cambi delle ultime settimane dimostrano l’intenzione – da parte del tecnico – di mettere la squadra al suo agio: una mossa che può significare adattabilità, ma anche diffidenza. Il tecnico ha sempre detto di fidarsi della sua squadra, ma le ultime scelte dimostrano soluzioni intermedie per un collettivo in difficoltà. Le prossime partite saranno importanti per capire chi farà più passi in direzione dell’altro, se il tecnico o la squadra.

La speranza è che gli scarti di oggi tornino la squadra di vertice di un paio di settimane fa. Del resto sono sempre gli stessi.

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