Vernecchie rossoblu: 3^ puntata (Giana Erminio-Samb)

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso, con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero. Puntata post Giana Erminio-Samb


È proprio vero: non ci sono più le mezze stagioni. Dopo un’estate esageratamente lunga e insospettabilmente tiepida la Sambenedettese è esplosa in 15 giorni di fuoco, che hanno trasformato le speranze del precampionato in un ginepraio senza uscita. A farne le spese è stato Magi, l’unico rimasto positivo fino in fondo, ma – forse – anche quello meno fiducioso all’inizio. Il solito (e stavolta precoce) ribaltone tecnico porta in panchina un nuovo allenatore e fa tabula rasa su un periodo tanto breve quanto terribile.

Angelo A. Pisani: Ciao Michele, come va?

Michele Palmiero: Beh, vediamo… siamo in fondo alla classifica, abbiamo segnato una miseria di gol (due in quattro partite), prendiamo gol assurdi, il bomber è fuori rosa e un allenatore è già saltato. Diciamo che poteva andare meglio.

Angelo A: Settembre è iniziato col 3 a 0 in amichevole sul Rimini, a vedere com’è finito sembra quasi assurdo. Nelle ultime settimane è successo di tutto: abbiamo preso solo gol assurdi e perso partite incredibili, finendo in un ginepraio senza uscita. Come ho già scritto, settembre è stato il mese più crudele, perché ci ha risvegliato da tutte le illusioni estive.

Magi - Dragonball

Michele: A proposito di illusioni, lo scorso giugno Magi veniva presentato come l’occasione per “lavorare a lungo termine con l’allenatore, guardando oltre al risultato della domenica“. Va bene, nel calcio la memoria è più corta che in politica, ma come si fa a passare da queste parole all’esonero? I risultati sono stati pessimi, ma da soli non possono bastare.

Angelo A: Ah, questo è certo. In questi mesi – nonostante le dichiarazioni di facciata – non ho ancora capito di quante effettiva fiducia godesse il mister, e quanta fiducia avesse questi nella squadra. Per tutta l’estate abbiamo sentito il refrain della crescita dei giovani (che a quanto pare non sono cresciuti), e delle discussioni sulla differenza tra forza e blasone. Dall’altra parte una società che ha iniziato le polemiche già alla prima partita (e su questo non si impara mai).

Fedeli e i suoi mr Meeseeks

Il presidente con i suoi collaboratori (ricostruzione)

Michele: Nella conferenza di Gorgonzola Magi si è lasciato sfuggire una frase che mi ha fatto gelare il sangue. Gli hanno chiesto se fosse in programma un confronto con la società, e lui ha risposto: “È un dialogo che abbiamo già avuto un mese fa, non ho nulla da aggiungere”. Cosa si sono detti un mese fa? Con che animo la squadra ha iniziato il campionato?

Angelo A: Ma infatti è quello che ti dico: siamo partiti male dal primo giorno. In questo momento è anche difficile dare un giudizio oggettivo, perché la verità non la sapremo mai. Per quanto mi riguarda l’esonero è sbagliato, ma in una situazione del genere – dove c’è poca collaborazione, e pochissima fiducia reciproca – continuare sarebbe stato inutile. La questione fondamentale è un’altra: Magi ha ragione?

Michele: Al momento ogni tipo di giudizio è condizionato dai risultati. Io non so dirti se l’esonero sia giusto o meno, però so che quando le cose non funzionano le colpe non sono tutte di una persona, ma vanno condivise da tutte le parti in causa. Bisogna mettere gli errori dell’allenatore da una parte e il mancato appoggio della società dall’altra: quale ha pesato di più? Per me la seconda, anche se non di tanto. Per quanto mi riguarda Magi ha confermato di essere un allenatore troppo fragile.

Fedeli e Magi

Angelo A: Magi ha le sue colpe, ma sulla fragilità non sono d’accordo. Lui è stato aziendalista, anche troppo, e dall’altra parte non ha mai avuto una parola di supporto. Gli inizi difficili capitano a tutte le squadre, specie quelle giovani, specie dopo un’estate così confusa. La Samb ha avuto i suoi problemi, ma è stata sfortunatissima. E la fortuna non puoi allenarla.

Michele: Magi si è presentato a San Benedetto con un credito che pochi altri allenatori a San Benedetto hanno avuto: se l’è conquistato con la forza delle sue idee e con la volontà di metterle in campo a dispetto della forza della sua rosa o degli avversari. A mio avviso cambiando impostazione di gioco dopo la prima sconfitta ha inviato un messaggio di debolezza all’ambiente. Non dico che sia solo sua la colpa del brutto inizio, però ha commesso degli errori.

Angelo A: Per me la follia è stata togliere Stanco in una partita che poi è stata decisiva per l’esonero. Perché farlo? Dalle dichiarazioni è stato chiaro che il tecnico voleva il giocatore con sé, anche perché si tratta dell’unico centravanti di ruolo. E qui si torna al solito punto: siamo davvero la squadra che si racconta?

Michele: Io ho questa certezza, e non verrà meno neanche tra 10 sconfitte: il valore dei 13-14 giocatori che compongono il nucleo forte della rosa è molto più forte dell’attuale classifica. È una squadra capace di migliorare la posizione dell’anno scorso? Ovviamente no, ma questo lo sapevamo già. Però non è nemmeno una squadra costruita per lottare per la salvezza.

Angelo A: Il problema è che ad inizio anno si parlava di migliorare la terza posizione, e gli stessi acquisti hanno accompagnato dichiarazioni sulla squadra migliorata per vincere. Secondo me il “nucleo forte” è migliorato, ma le alternative sono molto più deboli. E alla fin della fiera non so quanto sia migliorata la squadra nella sua interezza.

Michele: Il nucleo può essere un’arma in più se sei in grado di costruire un’identità forte già in estate. Noi, al contrario, abbiamo fatto fatica a trovare certezze sia in rosa (Miceli sì/Miceli no, Stanco sì/Stanco no/Stanco fa 20 gol/Stanco fuori rosa) sia in campo.

Angelo A: Il problema è proprio nei numeri. Parliamo di una squadre che ha tre terzini, un solo centravanti di ruolo (Minnozzi è adattato) e riserve che non hanno mai giocato in Serie C. A me sono piaciuti tutti gli acquisti over, ma così non basta. L’anno scorso potevamo scegliere tra Miracoli e Stanco, tra Esposito e Valente, e tra Bove e Vallocchia. Ora abbiamo titolari forse migliori, ma zero garanzie alle spalle.

Michele: Le garanzie, in teoria, dovevano essere il progetto giovani e l’allenatore. Sulla prima aleggia un grosso punto interrogativo, la seconda è già venuta meno con il peggiore dei finali (vedere Magi nel post partita mandato al macello non è stato piacevole). Ai cambi in corsa ci siamo abituati e il nuovo mister ha già catturato l’attenzione di tutti.

Curb your enthusiasm

Angelo A: Se abbiamo imparato una cosa, da questi quattro anni con (almeno) un cambio tecnico a stagione, è che solitamente la Samb non sbaglia la scelta a stagione in corso. Palladini (per Beoni) ci ha portato la promozione, Sanderra (per Palladini) i playoff col Lecce, Capuano (per Moriero) il terzo posto. Roselli è un allenatore serio e preparato, e il solito conteggio degli esoneri – da parte dei soliti profeti del senno di poi – non fa che rendermelo simpatico.

Michele: Roselli l’ho sempre conosciuto come una delle vecchie volpi della Serie C. Gli addetti ai lavori parlano di lui come un “sergente di ferro” con pochi fronzoli e grande capacità di incidere in breve tempo, cosa fondamentale quando si subentra a stagione in corso. Durante la conferenza ha fatto capire di non essere un integralista, ma questo vuol dire tutto e niente.

Roselli e le pagaiate

Giorgio Roselli, sergente di ferro

Credo sia troppo presto per esprimere un giudizio lui, anche perché all’inizio chiunque si sieda sulla panchina della Samb è sorridente, carismatico, sicuro di sé: poi arrivano lo stress, la barba incolta, le sfuriate presidenziali… Insomma, il copione lo conosciamo. Spero che l’esperienza del mister lo aiuti dove i suoi predecessori sono crollati.

Angelo A: Finora gran parte dei tecnici arrivati a San Benedetto erano allenatori giovani o aziendalisti. Che non sono difetti, ma che mettono in luce i rapporti di forza che vuole la società. Non a caso, l’unico profilo fuori dal coro è stato quello più eccessivo, nel bene e nel male. Roselli è un uomo di campo, uno che ha iniziato ad allenare a 36 anni restando sempre tra i professionisti. In carriera non si è mai fatto mancare nulla, sarà interessante vederlo qui.


La copertina di Madou è ispirata a “Maniac”, la serie creata da Cary Fukunaga. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail. E se vi va potete iscrivervi anche al nostro canale Telegram. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati! 

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