Roselli verso Samb-Pordenone: “Scelte obbligate, ma ce la giocheremo”

Samb-Pordenone

La conferenza stampa di Roselli alla vigilia di Samb-Pordenone, 10^ giornata del girone b di Serie C


Le ultime settimane della Samb sono state particolari. Dopo la vittoria scaccia crisi con l’Imolese – la prima e unica di questo campionato – i rossoblu hanno pareggiato una partita complicata a Fano, si sono riposati “grazie” alle vicende che coinvolgono la Ternana e hanno preso una sonora sconfitta a Teramo. La partita del “Bonolis” – inficiata dall’ampio turnover – ha dimostrato ancora una volta il bisogno di alternative adatte al campionato, spingendo Fedeli ad ammettere che sì, ora si guarderà anche al mercato svincolati.

Nel frattempo il campionato non si ferma, e mette i rossoblu davanti alla capolista del girone, il Pordenone. La squadra di Tesser ha vissuto un’estate da protagonista e sta mantenendo fede alle promesse, nonostante la sconfitta dell’ultima giornata per mano della Fermana. Ieri, in un’intervista sul Resto del Carlino, il presidente Fedeli ha citato come esempio proprio i canarini: “Il [loro] primo posto non ci deve interessare, anche perché se hanno perso in casa con la Fermana non sono imbattibili”.

Giorgio Roselli

Il tecnico esordisce con una domanda ai giornalisti: “Sapete se sono squalificato?”. La squalifica dell’allenatore verrà scontata solo in coppa, il che spinge il tecnico ad una farsesca disperazione:”Porca miseria! (ride, ndr)”. “Il problema – prosegue – sono i mille euro di ammenda, perché mia moglie è genovese, e il presidente lo conoscete. Comunque sì, ho detto qualcosa ai ragazzi dietro, ma ho detto una cosa così, scherzando. Una giornata e la multa è come dare un ergastolo a chi ruba un’arancia”.

Dalle risate dell’esordio si passa velocemente alle brutte notizie: gli infortunati: “Ilari rientra martedì, Kernezo ha preso una botta e mancherà, Di Massimo torna perché è stata solo una botta. Bove e Russotto restano ancora fuori, lo stesso Brunetti”.

Tolta la squalifica, resta da capire se la gara lascerà strascichi in campionato: “Se accadrà significa che la squadra non ha capito pienamente la situazione e il campionato che stiamo facendo. Era giusto provare i ragazzi, a volte è meglio una brutta verità che una brutta bugia. Spesso mi si è rimproverato per i cambi fatti troppo tardi, ma io non sono nato ieri: la partita ha dimostrato che non siamo ancora pronti. Detto questo a fine partita ci sono state 5 occasioni per il Teramo e 7 per noi, eppure eravamo 3 a 0 al 30esimo”.

Focus campionato

“Noi dobbiamo proseguire la striscia positiva del campionato coi concetti e col lavoro. Fino al giro di boa sarà una sofferenza sovraumana, l’ho sempre detto. Se ho 15 giocatori utili – da Russotto e Calderini a Rocchi, per dire – quando ne mancano due siamo in difficoltà. Le scelte sono obbligate, lo sappiamo. Il Pordenone è una grande squadra con un allenatore d’altra categoria, ma la partita ce la giochiamo.

Con il ruolino di marcia delle ultime partite saremo tra le prime dieci, considerando i problemi della squadra non sarebbe male. In una situazione come questa è difficile non tanto per i singoli, ma per le scelte che ho quando faccio la formazione. Il nostro obiettivo è dimostrare di potercela giocare con tutti fino a Natale, per “essere vivi” intendo questo”.

Le assenze peseranno: “Avere Russotto, Ilari e Bove sarebbe stato un vantaggio importante, lo sapete. Bove è uno di quei ragazzi che ho messo subito dentro, e che ha subito capito il lavoro che andavamo a fare. Perderlo è difficile, così come è difficile perdere tutti i nostri “primi” 15. I nostri giocatori dobbiamo farli rendere al meglio, poi gioca chi sta meglio; soprattutto quando la rosa è corta.

Verso il Pordenone

“Col Pordenone metterò in campo 11 giocatori, ho un solo dubbio di formazione. Il problema è che questo dubbio influenzerà anche eventuali cambi, e quindi i dubbi aumentano. Più dubbi ci sono e più è facile sbagliare. Io ho sempre fatto della competizione la mia forza, quando c’è concorrenza i giocatori sono spinti a dare il meglio, è difficile la gestione ma io preferisco così. Mal che vada perdi un giocatore su venti: amen.

Io sono curioso di scoprire come sarà la prestazione di domani, perché al momento c’è una crescita ma c’è anche qualche lacuna collettiva. Quando sono arrivato ho detto ai ragazzi che il calcio è un gioco di inganno: a vedere Berrettoni, Burrai e altri si capisce che la loro forza è fingere una cosa facendone un’altra. Se sei leggibile vieni fermato. Attirano un avversario da una parte e mettono la palla dall’altra, ad esempio”

La gestione della settimana

“In un mese abbiamo giocato sei partite, tempo per allenarsi non ce n’è stato molto. Di solito io parto dal globale per andare all’analitico, e poi al globale. Finora non ho mai avuto tempo di scendere nei dettagli, né di lavorare con i singoli reparti. Il problema è che in questo momento abbiamo altre priorità, ci sono cose che se non fai bene ti fanno a fette.

In questo momento non c’è regia e non c’è quadro, stiamo arrancando su tante situazioni e le scelte come ho detto sono obbligate. Il problema formazione: un giocatore non cambia molto, bisogna ragionare sul contesto. Prendiamo la partita di Ravenna, o il primo tempo col Teramo: la gente dice che non ce la mettono tutta. Non è così, il problema è la situazione che crei alla squadra.

Se io giocatore devo fare 100 metri li faccio piano, se ne devo fare cinque li faccio veloce. I giocatori si impegnano ma alcune partite sono più difficili. Se ci fossero giocatori che non si impegnano non li metterei dentro”

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