Samb, cosa cambia col 3-5-2 (e cos’altro può cambiare)

Analisi tattica della Samb

Le partite contro Pordenone e Vicenza hanno mostrato nuove possibilità tattiche per i rossoblu. Ma come sta la squadra di Roselli?


“Un film d’azione con qualcuno che non può muoversi”. Il paradosso di 127 ore è anche il paradosso della Sambenenedettese, una squadra che – pur restando nelle zone basse della classifica – ha fatto un grandissimo sforzo per liberarsi, senza tuttavia riuscirci. Nonostante il cambio tecnico, i cambi dirigenziali e (ad oggi) quattro moduli diversi, i rossoblu non sembrano aver trovato la strada per uscire dal buco in cui si sono cacciati all’inizio di questa stagione.

Nel macigno che schiaccia la mano di James Franco ci sono tutti i problemi della Sambenedettese, una squadra costruita con obiettivi diversi, scontratisi con difficoltà oggettive che ne stanno impedendo la risalita. Roselli è un allenatore pratico, e ha capito immediatamente che per evitare il solito tritacarne era necessario esporre immediatamente i problemi; ribadirli, se necessario, dirli fino allo sfinimento.

Nel fare i conti con se stessa la Sambenedettese ha trovato la pazienza di aspettare, dando a Roselli la possibilità di cercare la soluzione giusta. I moduli – usati solo per etichettare, o messi in fila su una lavagnetta – valgono poco. Il tecnico ha sempre parlato di concetti, ed è da questi che bisogna partire: squadra corta, pressione sul portatore, attacco negli spazi. A prescindere dal modulo, i rossoblu hanno sempre cercato questo.

Nella settimana che ha portato alla partita col Pordenone la squadra ha dovuto far fronte a diverse assenze (Ilari, Bove, Russotto), che hanno spinto Roselli a cambiare ancora l’assetto. Il 3-5-2 ha permesso di ovviare alle assenze di centrocampo e attacco senza abbassare il livello medio della squadra. Del resto, come ammesso dallo stesso tecnico, uno dei reparti più coperti è proprio l difesa, dove la squadra può contare su “quattro centrali titolari”.

Per le due partite, il tecnico ha scelto gli stessi giocatori di movimento. In difesa hanno giocato Zaffagnini, Biondi e Di Pasquale, sugli esterni Rapisarda e Cecchini, a centrocampo Rocchi, Gelonese e Signori, Calderini e Stanco in attacco.

Formazioni Vicenza-Samb

L’unico cambio di formazione è il portiere, Pegorin, inserito al posto dell’infortunato Sala

I vantaggi di questo 3-5-2

Oltre alle necessità di formazione, il 3-5-2 risolve alcuni problemi strutturali dei rossoblu. La difesa a tre permette ai rossoblu di coprire meglio il campo in ampiezza, senza affidarsi ai raddoppi degli esterni di fascia o le diagonali delle due mezzali. Il blocco centrale (i tre centrocampisti più i tre difensori) permette alla Sambenedettese di ridurre gli spazi da coprire individualmente, e facilita quindi il recupero del pallone.

Contro il Pordenone la Samb ha avuto un recupero medio della palla molto basso, ma questo (paradossalmente) ha permesso ai rossoblu di attaccare meglio, sfruttando gli spazi e la difesa “scoperta” dell’avversario. Molte delle occasioni del primo tempo sono nate in contropiede, dove le transizioni di Gelonese, Calderini e Signori sono state fondamentali. L’imprecisione ha impedito ai rossoblu di segnare il terzo gol, aprendo poi alla rimonta dei ramarri.

Le ripartenze potevano essere un fattore anche a Vicenza, dove la Samb – mantenendo lo stesso baricentro basso – ha provato ad aprirsi gli stessi spazi a campo aperto. Al 36esimo i rossoblu hanno anche sfiorato il gol, arrivando a costruire un quattro contro uno in area vicentina (sciupato da Rapisarda).

Quando la palla viene recuperata Gelonese e Signori sono al limite della loro area; pochi secondi dopo sono in area avversaria, pronti a chiudere

Dopo la partita col Pordenone Roselli aveva detto “La Samb non ha un regista”. In questo momento il regista dei rossoblu è il recupero del pallone, la transizione, che permette alla squadra di aprire quegli spazi che col possesso non riuscirebbe a creare. Da qui lo spostamento di Gelonese davanti alla difesa, dopo che Roselli aveva provato sia Bove ed Ilari.

Un altro fattore del nuovo modulo è l’occupazione dell’ampiezza. Qualche settimana fa Roselli aveva avuto modo di dire che “se ho due giocatori sulle due linee laterali significa che ne ho perso uno, perché il pallone non si può spezzare in due”. Con queste parole il tecnico ha spiegato il rifiuto del 4-3-3 classico, con i due esterni larghi, e la scelta di moduli ibridi, dal 4-4-2 asimmetrico (con un esterno offensivo su una fascia e un centrocampista sull’altra) al rombo di centrocampo (tre giocatori vicini in attacco).

Col 3-5-2 la Sambenedettese ha trovato un’occupazione dell’ampiezza “programmata”, quella dei due esterni di centrocampo, che non toglievano uomini alla fase offensiva e non lasciavano troppo scoperta la difesa. Contro il Pordenone, la prime due reti sono arrivate proprio grazie alla posizione alta dei due esterni, che hanno permesso alla Samb di creare situazioni di superiorità numerica sulla fascia.

La discesa di Cecchini crea una situazione di due contro uno con Stanco. Da questa azione nasce l’uno a zero della Sambenendettese

I problemi di questo 3-5-2

Un gioco del genere, però, finisce con l’essere dispendioso. Il recupero basso del pallone costringe la squadra a coprire moltissimo campo per accorciare in avanti, soprattutto per i tre centrocampisti – chiamati a chiudere l’azione insieme alle due punte.

Una situazione acuita dalle poche alternative tecniche. Contro il Vicenza Roselli ha inserito solo due giocatori (Ilari e Di Massimo), contro il Pordenone è stato costretto ad adattare Gemignani sulla mezzala destra. Con il ritorno degli infortuni la situazione migliorerà, anche se la coperta resterà inevitabilmente corta.

Per migliorare la tenuta, sarà necessario cambiare anche il modo in cui si difende. Con il Vicenza la Sambenedettese è stata leggermente più aggressiva, nel tentativo di recuperare più in alto il pallone. Nei tanti duelli individuali a centrocampo, la squadra di Colella ha fatto valere la maggiore qualità tecnica, mettendo grande pressione.  La Samb ha sofferto, ma il gol è arrivato solo su calcio piazzato, grazie ad una grande azione di Giacomelli (aiutato dalla difesa).

Una questione di dettagli

Nella ripresa con il Vicenza la Sambenedettese non ha giocato un gran calcio, ma ha fatto abbastanza per meritare il pareggio. Per buona parte della ripresa la squadra di Roselli ha faticato ad avvicinarsi alla porta di Grandi, confermando i soliti problemi in fase di costruzione.

Le occasioni dei rossoblu si condensano in due azioni concitate, arrivate nella fase centrale del secondo tempo. Poco, per parlare di dominio; abbastanza per giustificare le recriminazioni dei rossoblu. In entrambi i casi vengono messi in modo entrambi gli attaccanti, approfittando di una situazione a difesa scoperta degli avversari.

Al 65esimo parte tutto da una punizione guadagnata da Di Pasquale, pressato da due avversari. La battuta veloce libera spazio per per Calderini, che approfitta del buco del Vicenza per innescare l’azione che lo porterà a colpire da solo in area di rigore. Grandi salva, ripetendosi anche sulla ribattuta di Ilari. Al 73esimo l’azione dei rossoblu nasce da un rilancio Pegorin per Stanco: l’attaccante spizza per Calderini, che in girata mette in moto Rapisarda. Sul cross del terzino arriva la mischia che porta ai tentativi di Signori, Ilari e Stanco. Ancora una volta è decisivo Grandi, che salva il risultato.

Come andare avanti

Il solo punto in due gare non rende conto della crescita dei rossoblu, che pure nelle difficoltà (non solo di formazione) sta mostrando nuove risorse, tali da dare una varietà che prima non sembrava possibile. In questo momento, le discussioni sul gioco, sui risultati e sulle prospettive lasciano il tempo che trovano. Come spesso ripetuto da Roselli, per i rossoblu questa è una fase di sopravvivenza: aspettarsi qualcosa di diverso è un esercizio inutile, e forse anche dannoso. In 127 ore il protagonista si salva amputandosi il braccio: se la Sambenedettese vuole andare avanti, dovrà accettare di perdere l’eccessiva opinione di sé che aveva all’inizio.

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