Samb-Teramo: la migliore rimonta possibile

Analisi tattica: Samb-Teramo

I rossoblu vanno sotto nel momento più complicato, ma reagiscono con una rimonta incredibile. L’analisi tattica di Samb-Teramo


“Non sappiamo come saremo”. Nel prepartita le parole di Roselli avevano alzato la guardia, dando alla sosta invernale – tanto agognata prima – un accento abbastanza sinistro. Nelle tre settimane di pausa la squadra aveva recuperato tre infortunati (Biondi, Bove, Stanco) e salutato due nuovi acquisti (D’Ignazio e Fissore), ma doveva anche far fronte alle farraginosità dovute alla lontananza dai campi, che potevano essere acuite dal battesimo di fuoco del Teramo.

Quello con gli abruzzesi era il terzo scontro diretto dell’anno. L’ultimo era stato il 31 ottobre, in coppa, quando i due tecnici erano ancora ai primi passi con le squadre ereditate da Magi e Zichella. La Sambenedettese (piena di seconde linee) ne uscì con una sconfitta netta e senza appelli, che spinse la società ad abbandonare definitivamente l’idea  della “linea verde”.

Nei mesi successivi la Sambenedettese è cambiata molto, e lo stesso (in misura minore) è valso per il Teramo, che ha mantenuto l’intelaiatura della squadra, lavorando sull’affinamento delle proprie armi offensive. Da qui anche le scelte di mercato, che hanno portato alle cessioni di Piccioni e Bacio Terracino, compensate dall’arrivo di Sparacello.

Il nuovo attaccante è stato subito inserito tra i titolari, in coppia con Zecca, come terminale del 3-5-2. Stesso modulo per Roselli, che – tra i recuperati – decide di rischiare solo Biondi. Dietro vengono confermati Miceli e Celjak, Rocchi sostituisce Ilari (squalificato) a centrocampo, e in attacco vengono confermati Di Massimo e Calderini.

Formazioni Samb e Teramo

Le formazioni. Il Teramo inserisce il neo arrivato Sparacello, la Samb inizia con Stanco in panchina

La copertura dei rossoblu, l’aggressività del Teramo

Per limitare le incognite Roselli decide di pensare soprattutto alla fase difensiva, nel tentativo di limitare la qualità dei teramani palla al piede. La squadra imposta una marcatura a uomo molto stretta, facilitata dallo schieramento a specchio: i due esterni di centrocampo restano bassi, per aspettare Spighi e Celli, Rocchi e Signori seguono De Grazia e Persia, Caccetta si alza su Proietti. Dietro la difesa concede spesso il tre contro due con gli attaccanti teramani, con Celjak e Biondi a uomo sugli avversari, e Miceli in copertura.

L’unica pressione offensiva era data dai due attaccanti, chiamati a schermare la trasmissione dai difensori ai centrocampisti. Un lavoro che Calderini e Di Massimo hanno assolto con scarsa efficacia, nonostante la grande applicazione. Buona parte del merito va alla difesa del Teramo, che – con gli spostamenti laterale di Fiordaliso, o i lanci lunghi di Caidi – riusciva spesso a fare andare a vuoto gli attaccanti, garantendosi un’uscita pulita del pallone.

La fase difensiva dei rossoblu: i tre centrocampisti giocano a uomo sui centrocampisti teramani, Celjak e Biondi fanno lo stesso sui due attaccanti; gli esterni di centrocampo restano bassi, le due punte portano il pressing

In generale, gli abruzzesi hanno giocato una partita molto propositiva, cercando di sfruttare le rotazioni a centrocampo e l’avanzamento dei due esterni sulla linea offensiva. Spighi e Celli si alzavano con continuità, mentre Sparacello e Zecca si impegnavano a tenere bassa la difesa, allargando gli spazi per i tre centrocampisti. L’obiettivo era quello di manipolare la struttura difensiva della Samb, per costringerla ad aprire spazi per pescare i giocatori sulla linea offensiva.

I movimenti del Teramo riescono ad aprire spazio per la verticalizzazione verso Sparacello, chiuso dal raddoppio di Rapisarda 

Per evitare dubbi, e quindi difficoltà, la squadra di Roselli decide di spingere il piano tattico all’esterno, anche a costo di prendersi dei rischi: in alcune situazioni i tre di centrocampo si sono scambiati gli avversari, per non scoprire troppo la zona, ma alle loro spalle Celjak e Biondi hanno tenuto una marcatura a uomo pura, che spesso li ha portati a seguire gli attaccanti per quasi tutta la trequarti offensiva. Un rischio bilanciato dall’atteggiamento complessivo della squadra, che giocava corta e bassa per mantenere comunque compattezza difensiva.

Il Teramo ruota molto le posizioni, ma i rossoblu tengono le marcature molto strette. Un atteggiamento portato all’estremo da Celjak, che ha seguito l’avversario fino alla metà campo

Appena recuperano il pallone, i rossoblu cercavano subito di andare in verticale, sfruttando lo spazio alle spalle dei difensori del Teramo. La scelta di Calderini e Di Massimo – due giocatori molto bravi ad attaccare lo spazio – si spiega anche e soprattutto per questo motivo.

L’equilibrio

Il Teramo non si fa trovare impreparato. La squadra di Maurizi utilizza meccanismi difensivi simili a quelli della Sambenedettese – grande pressione, orientamento sull’uomo – ma qualche metro avanti, per soffocare sul nascere eventuali ripartenza dei rossoblu. Un obiettivo raggiunto solo parzialmente.

Ne viene fuori una partita intensa e sincopata, con ritmi molto alti spezzettati dai tanti duelli individuali a metà campo. La Samb ha alcune difficoltà, soprattutto in uscita, ma ogni volta che riesce ad aprirsi il campo ha l’occasione di andare in porta. Gli errori tecnici degli attaccanti (i due uno contro uno provati da di Di Massimo, qualche appoggio sbagliato di Calderini) tolgono ai rossoblu la possibilità di sfruttare al meglio queste situazioni.

Alla fine regna l’equilibrio. L’unica, grande occasione del primo tempo arriva su calcio piazzato, con la palla giocata da Rocchi sulla respinta corta del Teramo: Calderini parte in posizione regolare, tiene la palla basse e prende lo specchio, ma trova la grande parata di Lewandowski.

Il secondo tempo

Nella ripresa Roselli decide di spingere sull’acceleratore con l’inserimento di Gelonese a centrocampo, al posto di Caccetta. L’ingresso del mediano (più dinamico del compagno) doveva permettere alla Samb di portare un pressing più avanzato, così da recuperare palla più in alto e facilitare la fase offensiva. Il tentativo riesce solo a tratti, ma permette alla squadra di alzare il baricentro offensivo.

La ripresa si apre con l’occasione di Calderini, che spara sul portiere dopo un grande assist di Signori, ma pochi minuti dopo è Pegorin a tremare, salvato dal palo dopo il gran tiro di De Grazia. Sull’azione successiva di prova anche Di Massimo (bel colpo di testa sul cross di Rapisarda), ma col passare dei minuti la spinta della Samb inizia a rallentare. Dopo l’ora di gioco Roselli decide di ridare freschzza all’attacco, inserendo Stanco e Russotto al posto di Di Massimo e Calderini (autori di una partita molto dispendiosa).

L’ingresso del centravanti aiuta i rossoblu a giocare più in verticale, ma la squadra – avanzando in modo poco ordinato – finisce per allungare gli spazi, facendo il gioco del Teramo. Al 70esimo – con la Samb spezzata in due – Sparacello rompe il raddoppio di due avversari e libera un’autostrada per De Grazia, che arriva a tu per tu con Pegorin, aspetta il suo movimento e lo fredda con un tiro sotto la traversa.

La reazione della Samb

Il gol è uno schiaffo, per rossoblu, che nei minuti successivi si buttano all’attacco nel tentativo di rimettere in piedi la partita. La squadra di casa mette subito grande pressione, ma i tentativi di Rapisarda, Cecchini e Signori finiscono per rimbalzare sulla buona difesa del Teramo, che in contropiede ha anche l’occasione per il 2 a 0.

All’83esimo l’infortunio di Cecchini spinge Roselli a inserire De Paoli, con il successivo passaggio al 3-4-3: il nuovo entrato va sulla trequarti destra, con Rocchi largo sulla fascia e Rapisarda spostato a sinistra. Una mossa del destino: pochi secondi dopo il capitano scende sulla fascia senza pressione, e invece di provare il cross mancino serve un grande filtrante per Russotto, che arriva sul fondo e serve a Stanco l’assist dell’uno a uno.

Il gol fa esplodere lo stadio, aprendo a un finale di fuoco: la Samb inizia a martellare la difesa teramana, va al tiro con De Paoli e a pochi secondi dal 90esimo – sugli sviluppi di una rimessa laterale – trova il 2 a 1 con la rovesciata di Miceli. Un gol folle e inaspettato, che chiude la rimonta in modo incredibile.

Due gol, uno più bello dell’altro, a chiudere una rimonta incredibile

La migliore rimonta possibile

La rovesciata di Miceli ha suggellato una delle rimonte più belle della storia recente della Sambenedettese; probabilmente, la più bella dal 3 a 3 col San Cesareo in poi. In cinque minuti i rossoblu hanno spazzato via i tanti nuvoloni addensati sopra al Riviera delle Palme, annunciati dai fischi per il cambio di Di Massimo e dal ritorno di Fedeli negli spogliatoi.

Alla fine ha avuto ragione Roselli, che nonostante qualche difficoltà è riuscito a portare dalla parte sua la gara, mettendo in fila il decimo risultato utile consecutivo. La Samb continua ad essere criticata per il suo gioco e per la scarsa natura offensiva, ma quello che conta – in questo momento del campionato – continua a essere il risultato finale.

In questo momento i rossoblu sono ottavi a 30 punti, con il quarto posto a portata (l’Imolese è a 32, con una gara in più). Ma la zona playout resta ancora vicina (il Rimini, che ha le stesse partite, ha 22 punti), e ci sono quattro inseguitrici non male (Vis Pesaro, Monza, Sudtirol e Feralpi) nel giro di 2 punti. In questo momento guardare troppo in alto sarebbe un errore gravissimo.

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