Vernecchie rossoblu: 29^ puntata (Bassano-Samb)

Bassano-Samb

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso, con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero. Immagini di Pisani, video di Ramadani, copertine di Madou. Puntata post Bassano-Samb


Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

Nella giornata che poteva sancire il momento più alto della stagione i rossoblu cadono a Bassano, subendo una sconfitta che sa di ridimensionamento. Dopo le uova della scorsa settimana, la Sambendettese ha aperto un enorme vaso di Pandora, che ha scoperchiato tutta la tensione tra la famiglia Fedeli e mister Capuano. La squadra è terza a quattro partite dalla fine, ma tutto sembra precipitare. Come sarà l’atterraggio?

Michele Palmiero: Caro Angelo, eccoci qui a discutere di polemiche, frecciatine, asce di guerra e rapporti logorati. Non che sia passato molto tempo dall’ultima volta. La domanda è sempre la stessa: questa guerra fredda, alimentata a mezzo stampa, che bene può fare?

Angelo A. Pisani: Guerra “fredda”? A me sembra abbastanza dichiarata… Ad ogni modo non credo che questa domanda se la sia posta qualcuno, almeno nella famiglia Fedeli. Il presidente ha fatto quella intervista perché – semplicemente – voleva rimarcare il suo punto. Non vedo altro motivo per dire cose del genere.

Michele: Presidente e tecnico hanno due visioni opposte di come si dovrebbe fare calcio. Secondo Fedeli il “capo” può fare, dire e decidere come vuole, perché è lui che paga; Capuano è un manager all’inglese, si prende le responsabilità ma vuole anche decidere. Sono due visioni inconciliabili, ma questo già lo sapevamo… il problema è che lo sapevano anche loro.

Intanto la tensione sale

Angelo A: In questi anni Fedeli ha sempre avuto allenatori aziendalisti, tecnici che hanno preferito somatizzare qualche critica di troppo pur di non andare allo scontro. Beoni, Palladini, Sanderra, Moriero hanno questo unico filo comune. Capuano è il primo allenatore forte mediaticamente dell’era Fedeli, e a differenza degli altri non ci sta a fare il capro espiatorio. Il presidente lo conosciamo: vuole i meriti ma non ha paura ha indicate le colpe. In questi mesi Capuano ha sempre tenuto il punto, ma questo atteggiamento – per un presidente così – non è che una prevaricazione.

Michele: Con l’addio ormai probabilissimo di Capuano, a fine stagione, la Sambenedettese si prepara al quinto cambio di guida tecnica in tre anni. I risultati ottenuti sul campo dalla società sono insindacabili, ma dal punto di vista della programmazione mi sembra chiaro che ci sia qualcosa che non va: finora cambiare allenatore e direttore sportivo ogni 6 mesi ha portato bene, ma per quanto tempo andrà avanti? L’ultima volta che hai parlato di programmazione ti sei beccato del “giornalaio”, quando ne parlo io mi rispondono dicendo che credo nelle favole.

[Domani Angelo tornerà su Vera Tv, e probabilmente sarà insultato di nuovo]

Angelo A: Lo scorso maggio si parlava di migliorare il settimo posto, poi si è fatto lo slogan #abbiamounsogno e si è iniziato a dire che il campionato era scarso e ci si doveva provare. Dopo aver fatto la conta dei punti di distanza dal Padova per 4 mesi siamo arrivati al mercato invernale tornando a dire che l’obiettivo era arrivare sopra al settimo posto, salvo parlare di terzo e quarto a marzo e secondo ad aprile. Sabato, dopo la sconfitta, Fedeli ha rimarcato il mancato avvicinamento al primo posto. Come fai a programmare, se cambi sempre obiettivi?

Michele: Quello degli obiettivi è un discorso complesso, perché può succedere di dover cambiare mira a stagione in corso. Il problema sta nella frenesia con cui tutto cambia in casa Samb: nel giro di una settimana si passa dall’euforia alla depressione senza mezze misure. Siamo arrivati addirittura a criticare la mancanza di spettacolarità del gioco di un allenatore che è stato chiamato apposta per dare più equilibrio a una squadra sbilanciata. Non si può prendere un allenatore come Capuano e poi lamentarsi se badiamo prima a difendere che ad attaccare.

Angelo A: Il problema è proprio di coerenza, questa comunicazione – in una società di Serie C – non può esistere. Tralasciamo il cambio di obiettivi con cadenza mensile, attacchi diretti a dirigenti e allenatori della propria squadra, senza esonero, non si sono mai visti. Nelle ultime due settimane Capuano è passato dall’essere un grande allenatore ad uno di “poco valore”, che “non fa altro che decantare le sue presunte grandi doti di tecnico ad ogni minima occasione”.

Michele: Quelle di Fedeli a Capuano non mi sembrano critiche ragionate, solo punzecchiature. Anche perché la domanda sorge spontanea: se per te non ha vinto nulla in 25 anni e non è un granché, per quale motivo lo hai assunto? Mi sembrano dichiarazioni dettate più dall’antipatia e dalla tensione dal momento.

Angelo A: Ah, questo sicuro. Il problema è che per avere ragione finisci col lacerare la squadra. Nell’intervista dell’altro giorno il Pres ha anche detto che Capuano, affermando che non siamo da primi posti, “ammoscia” la squadra. Sarà quello il motivo del calo. Quello o le critiche settimanali del presidente a tecnico e squadra.

Ma il presidente paga, ed è giusto che comandi lui

Michele: Fedeli ha detto che la nostra panchina fa invidia a tutta la Serie C, ma direi che è un po’ esagerato. Squadre come Reggiana e Feralpisalò (per dirne due) hanno delle rose profonde e di grande qualità, è inutile nasconderlo.

Angelo A: Lo stesso Bassano non scherza. Sabato, al netto della nostra prestazione, si è vista a pieno la loro qualità: tecnica, fisica e anche mentale. Noi abbiamo una buonissima squadra, però ci sono diverse squadre molto superiori, almeno sulla carta. Il presidente (giustamente) chiede una resa al livello dei suoi investimenti, ma ci sono anche gli investimenti delle altre squadre a mettersi in mezzo.

“Colella, il Padova ha perso” “Non ne nefrega niente”

Michele: Quando Capuano dichiara “non siamo il Barcellona” non fa che seguire una linea comunicativa che ha adottato fin dal primo giorno a San Benedetto: vuole dare importanza al suo lavoro e ai suoi risultati, mettendo l’accento sulla forza degli avversari (a volte esagerando). È una strategia ben precisa: snervante, anche “paracula”, ma che ci sta. E Capuano non è disposto a cambiarla.

Angelo A: A livello comunicativo Capuano può anche essere eccessivo, ma perché non appoggiarlo? Il mister ha preso una squadra settima in classifica (con tanti problemi) e l’ha portata al terzo posto, davanti squadre più forti e più costose. Abbiamo perso una brutta partita, ma in questi momenti si deve anche relativizzare la situazione: nelle ultime sei siamo stati la seconda squadra per rendimento, e siamo in linea con gli obiettivi.

Michele: In questo momento bisognerebbe restare il più possibile uniti, anche perché manca poco alla fine. Bisogna pensare ai playoff: e lì non conta giocare bene o male, solo il risultato finale. Qualunque sia l’opinione del Presidente, bisogna tutelare squadra e staff tecnico per farli lavorare nel miglior modo possibile. Mettiamoli nelle condizioni migliori per regalarci soddisfazioni, a fine stagione ci sarà tempo in abbondanza per litigare.


La copertina di Madou è ispirata alla locandina de “L’Odio”, di Mathieu Kassovitz. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail. E se vi va potete iscrivervi anche al nostro canale Telegram. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati! 

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