Samb-Ravenna non si spiega (solo) coi cambi

Analisi tattica Samb-Ravenna

Come spesso accade, la partita dei rossoblu è stata riassunta con una singola decisione, e un solo colpevole. L’analisi tattica di Samb-Ravenna


Quattro mesi fa la partita col Ravenna aveva segnato il punto più basso della Sambenedettese, sprofondata all’ultimo posto in classifica e in piena crisi psicologica, oltre che tecnica. La squadra era sola: a parte i soliti tifosi, che hanno fatto sentire il solito supporto, gli uomini di Roselli sembravano completamente isolati, complici una proprietà disinnamorata e una dirigenza sempre più evanescente (da lì a poco sarebbero partiti direttore generale e diesse). In quel momento la parola d’ordine era una sola: salvarsi, o almeno provarci.

Roselli è tornato su quel momento più volte, come una sorta di memento mori, per spegnere le ambizioni degli ultimi mesi e per relativizzare i catastrofismi di questo inizio anno. Eppure, la partita di Ravenna è stata percepita da molti come un momento lontano, soffocato dalle pretese di una squadra che si è creduta totalmente nuova e un campionato considerato ancora all’altezza. Almeno, dai playoff in su.

In settimana, per citare chi questa piazza la conosce bene, Fusco e Roselli hanno dovuto fare i pompieri. Il direttore sportivo ha convocato una conferenza per precisare che la seconda qualificazione ai playoff è un’occasione in più, ma per “chi fa i playoff”, lasciando intendere che per la Samb non è scontato; pochi giorni dopo il tecnico ha proseguito il discorso, dicendo che non gli è mai stato chiesto di arrivare nelle prime posizioni, ma «lacrime, sangue e sudore».

Le scelte di Roselli

Nel corso della conferenza Roselli ha parlato anche dell’utilizzo delle tre punte, un refrain che negli ultimi mesi è rimasto costante a prescindere da avversari, modulo e giocatori a disposizione. A dir la verità, la Sambenedettese aveva provato i tre “attaccanti” in più occasioni, a partire dalla trasferta di Verona, vinta grazie a un 3-4-3 asimmetrico con Ilari e Di Massimo in mezzo, e Calderini largo a sinistra.

Da quel momento la soluzione è stata replicata più volte, con interpreti e finalità diverse, e nel ruolo dietro la punta si sono alternati Di Massimo, Russotto, Ilari e Calderini. Dopo la buona prestazione di Monza Roselli ha confermato il 3-4-3 anche nella partita col Ravenna, dove gli unici cambi sono stati tecnici: il ritorno di Rapisarda ha riportato Celjak in difesa e Zaffagnini a sinistra; davanti, Di Massimo è tornato titolare al posto di Ilari.

XI Samb-Ravenna

Ancora 3-4-3 per la Samb, solito 3-5-2 per il Ravenna, con il duo Nocciolini-Galuppini in attacco

Le scelte di Roselli hanno cambiato anche i meccanismi del possesso dei rossoblu, che per avanzare si sono appoggiati agli arretramenti di Stanco sul centro destra e agli scambi tra Calderini e Cecchini sulla sinistra. Ad attaccare la profondità ci pensavano Rapisarda e Di Massimo, che spesso provavano a sfruttare gli spazi creati da Stanco per attaccare le spalle della difesa o il lato debole.

Rispetto alle ultime settimane i sambenedettesi hanno cercato più insistentemente la costruzione dal basso, nel tentativo di attirare il pressing del Ravenna e aprire più spazi in zona offensiva. All’inizio l’idea sembra funzionare, perché il primo squillo della gara – il cross di Calderini per Stanco – nasce proprio da un’azione manovrata da dietro, passata per i piedi dei tre centrali e i due mediani.

Zaffagnini, Biondi, Celjak, Gelonese, Signori: l’azione coinvolge tutti i giocatori più arretrati della Samb e arriva a Calderini, che poi crosserà in mezzo

Pochi secondi dopo la Samb ha un’altra occasione con Calderini, servito da Di Massimo, che al decimo minuto ha tempo per protestare su un contrasto in area con Ronchi. Il Ravenna sembra quasi sul punto di cedere, ma una volta superato l’impatto iniziale riesce a ricompattarsi, alzando gradualmente il baricentro.

In questo è stato fondamentale il traino dei due attaccanti, Nocciolini e Galuppini. Nel primo tempo gli attaccanti ravennati hanno fatto un gran lavoro in fase di non possesso, alzando la pressione sui centrali avversari e dando i tempi di uscita al resto della squadra, chiamando al loro fianco i tre centrocampisti. Grazie al loro apporto la squadra di Foschi è riuscita a far sbollentare il momento più difficile della gara, e rimettersi velocemente in partita.

Il possesso del Ravenna

Dopo il primo quarto d’ora il Ravenna ha preso gradualmente in mano il possesso, appoggiandosi a meccanismi molto più consolidati dei rossoblu. La fase di uscita veniva gestita sempre dai tre centrali, con il supporto del mediano, e questo permetteva alla squadra di tenere i due esterni abbastanza larghi, in modo da sfruttare al massimo la superiorità numerica in zona centrale.

Gelonese e Signori venivano messi in mezzo tra Trovade e le due mezzali, che spesso scappavano alle spalle della mediana per scambiarsi coi due attaccanti, che in questo modo mettevano in difficoltà anche la difesa a tre rossoblu, priva di riferimenti per le marcature a uomo.

Equilibrio fragile

La squadra di Roselli (guidata dal vice Quondamatteo) ha deciso comunque di giocarsela così, tenendo il punto nel tentativo di far male per prima. La sensazione è quella di un equilibrio molto teso e molto precario, pronto a spezzarsi come una corda di violino. Entrambe le squadre ci provano: al 30esimo Calderini avanza 20 metri in contropiede e serve una palla d’oro a Di Massimo, che spreca; pochi minuti dopo Galuppini (servito dalla spizzata di Nocciolini) arriva all’uno contro uno con Zaffagnini, che salva.

Samb-Ravenna fig. 1

La Samb perde palla ma resta alta, orientata con una marcatura a uomo. Biondi e Celjak sui due attaccanti, Rapisarda in pressione sul laterale, Gelonese sulla mezzala sinistra. In questa occasione Nocciolini vince il duello con Biondi, e Galuppini semina Celjak. Zaffagnini salva

Nella ripresa i rossoblu partono meglio, complice una più efficace pressione sui ravennati dei tre attaccanti, come al solito generosissimi. La Samb prende molti rischi, alzando i difensori fino alla metà campo avversaria, ma riesce a mantenere grande attenzione e controllo sulla gara, nonostante tutto.

In possesso la squadra conferma i principi di gioco del primo tempo, insistendo con le uscite da dietro, e spostando il gioco verso sinistra, sui piedi di Calderini. In questo modo la squadra di Roselli riesce ad aprire buoni spazi per Rapisarda, sulla fascia destra: nel giro di cinque minuti il laterale ha due ottime occasioni per sfondare, con una spizzata di Stanco e un cross di Calderini, ma in entrambi i casi la rifinitura di Di Massimo non arriva coi tempi giusti.

Pochi minuti dopo l’attaccante abruzzese ha anche l’occasione per l’uno a zero, trovandosi con la palla a centro area dopo il tiro deviato di Cecchini. Di Massimo si trova in posizione molto favorevole, senza marcatura, ma – poco lucido – cerca contro intuitivamente il destro, sparacchiando la palla sul fondo.

Un errore prima di lucidità, e poi tecnico

Il Ravenna cambia passo

Il gol mancato è l’evidenza che i rossoblu non ne hanno più: poco più tardi Quondamatteo decide di rinvigorire la squadra con due cambi in attacco, con Ilari al posto di Di Massimo e Russotto al posto di Calderini. Due sostituzioni molto contestate, che a posteriori sono state definite “difensive”. La verità è che la Sambenedettese conferma lo stesso assetto tattico, continuando a giocare con aggressività, prendendosi gli stessi rischi.

Il problema, più dei cambi, è proprio questo: col passare dei minuti la squadra perde progressivamente lucidità, e alla prima occasione utile – dopo un lungo batti e ribatti, deciso da un rimpallo favorevole di Martorelli – viene punita. Galuppini riceve, allarga per Eleuteri, e si inserisce in area giusto in tempo per ricevere il cross in mezzo, sbattuto sul palo e poi finito (probabilmente) oltre la linea.

Lo svantaggio spezza le gambe alla Samb, che pure non lascia nulla di intentato. Per molti versi, gli ultimi minuti ricordano quelli con la Giana, un’impressione rinforzata dalle dinamiche di un gol molto simile (stesso colpo di testa, stesso palo, stessa respinta vicino alla linea). Sono simili anche gli espedienti della Samb, che prima passa al 4-4-2 (dentro Rocchi, fuori Zaffagnini) e poi inserisce forze fresche (Bove e D’Ignazio, al posto di Gelonese e Cecchini).

Nel finale è un assalto dei rossoblu, che impostano un gioco molto più diretto, alla ricerca dei centimetri di Stanco, con Rocchi esterno “stretto” per aprire alle discese di Rapisarda sulla fascia destra.

Samb-Ravenna fig. 2

Il 4-4-2 della Samb. Rocchi che stringe verso il centro, per aprire alle discese di Rapisarda, Russotto resta largo, al centro giocano Stanco e Ilari

Il Ravenna manca il raddoppio in contropiede, ma nei minuti finali – quando la pressione della Samb si fa più forte – difende molto bene, con la squadra corta e cinque difensori in linea. Nei minuti finali è un assedio, ma dopo le rimonte con Teramo e Giana i rossoblu non riescono a replicare alla magia. Ci provano Russotto, Stanco, Rapisarda e Signori, ma la porta resta stregata fino alla fine. Aprendo a un post partita caldissimo.

La vera sconfitta

Inutile discutere su quello che è successo poi, perché è tutto già visto: dalle discussioni superficiali di certa stampa, sempre alla ricerca del colpevole, alle dichiarazioni demenziali di chi (al solito) non perde mai occasione per far capire di essere sempre pronto a saltar fuori dalla barca, da novello Schettino.

Se quella di quattro mesi fa aveva segnato il punto più basso della squadra, la sconfitta di ieri rappresenta il punto più basso dell’ambiente, rappresentato non tanto dai tifosi, ma da tutti quelli che ci sono intorno, a fare da cuscinetto o contribuendone alla narrazione. Nel momento forse più sfortunato – dove avrebbe sicuramente bisogno di più supporto – la Sambenedettese si sta trovando di nuovo sola; attaccata da chi l’ha magnificata, e insultata da chi ne ha condiviso i meriti.

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