Serie C: top e flop del 2018

Serie C 2018

Sorprese, conferme e delusioni dell’anno da poco concluso: la Serie C vista attraverso i top e i flop del 2018


Il 2019 è appena iniziato, la Serie C è in letargo per altri dieci giorni e c’è un solo modo per scappare dalla caotica sessione invernale di calciomercato: le classifiche sull’anno concluso. In un mondo che corre sempre freneticamente in avanti, la possibilità di prendersi del tempo per analizzare ciò che è accaduto è un’occasione troppo allettante da lasciarsi sfuggire.

Per una volta, la terza divisione del calcio italiano sarà giudicata solo per i risultati guadagnati sul campo, mettendo momentaneamente da parte la crisi delle società, gli errori della classe politica e la totale assenza di programmazione e lungimiranza. Ecco a voi i top e flop del 2018 della Serie C.

Serie C 2018: i Top

Giacomo Bindi

Incredibilema vero: nel girone B c’è un giocatore che è stato in vetta alla classifica per tutto l’anno. Si tratta di Giacomo Bindi, difensore che, nella scorsa stagione, ha difeso i pali del Padova e, dopo la promozione con i biancorossi, ha sposato l’ambizioso progetto del Pordenone.

Agli ordini di Bisoli, ha vinto il campionato con la miglior difesa del girone; sotto la guida di Tesser ha festeggiato la fine dell’anno con 8 punti di vantaggio sulle inseguitrici: per il portiere classe ’87 si tratta di un anno memorabile.

Francesco Rapisarda

Il 2018 è stato l’anno dell’esplosione del migliore terzino destro della Serie C: Francesco Rapisarda. Il capitano rossoblu ha trovato la consacrazione nel 3-5-2 di Eziolino Capuano, si è confermato nei playoff con Moriero e ha preso la squadra per mano nella riscossa della Sambenedettese di mister Roselli.

Con questo sistema di gioco, il laterale siciliano è riuscito ad esprimere tutto il suo potenziale offensivo a disposizione: forza fisica, sgroppate senza sosta, capacità d’inserimento e bravura nel servire i compagni. Allo stesso tempo, il 3-5-2 ha mascherato le carenze in fase difensiva, permettendo all’ex Lumezzane di attaccare gli spazi in avanti senza la paura di lasciare la difesa sguarnita. L’interessa di una big come il Catania – e di vari club di categoria superiore – sono la dimostrazione della spaventosa crescita del capitano rossoblu.

Stefano Giacomelli

E pensare che il 2017 si era rivelato il punto più basso della sua carriera… Fischiato dai suoi tifosi, senza stipendio e garanzie per il futuro, con la squadra invischiata nei bassifondi della classifica, è tornato a risplendere il talento di Stefano Giacomelli. Il fantasista nativo di Spoleto ha smentito le critiche (spesso ingiuste) trascinando il suo Vicenza alla soffertissima salvezza per mezzo dei playout con 2 gol decisivi contro il Santarcangelo.

Ma è in questo campionato che il numero 10 ha messo in mostra le doti migliori con 9 gol e 3 assist messi insieme nel girone d’andata. Destro, sinistro, da fermo, superando in dribbling la difesa avversaria: Giacomelli si è confermato l’arma principale dell’attacco vicentino pur non riuscendo a salvare la panchina di Colella. Il nuovo allenatore Serena può guardare al girone di ritorno con fiducia: con un Giacomelli così ogni sogno è lecito.

La Juve Stabia

6 mesi per seminare, 6 mesi per raccogliere. Il 2018 della Juve Stabia rimarrà per sempre impresso nella mente dei tifosi gialloblu: le Vespe hanno deliziato il pubblico con un calcio offensivo ed entusiasmante, trasformandosi da mina vagante a squadra schiacciasassi in questo campionato. Merito di una proprietà con tanta passione, di un allenatore (Fabio Caserta) giovane e coraggioso, di una squadra che affronta ogni partita con la voglia di divertirsi e divertire.

Nel girone C 2018/19 la Juve Stabia si è rivelata semplicemente la più forte, la più solida, la più bella e i 9 punti di vantaggio su Catania e Trapani  mostrano solo in parte la superiorità dei gialloblu. Meritano una menzione speciale Giacomo Calò e Alessandro Mastalli: due ventenni terribili che hanno preso per mano il centrocampo e stanno predicando calcio in giro per il Sud Italia.

La Carrarese

71 punti nell’anno solare, un gioco spumeggiante e un attacco stratosferico: la Carrarese ha saputo riaccendere l’entusiasmo in città grazie ad un progetto ambizioso e trasparente, come il suo allenatore Silvio Baldini. L’importanza dell’allenatore toscano va oltre il peso mediatico della sua storia (ha accettato di allenare gratis, spinto dalla voglia di fare calcio “a modo suo” e senza compromessi): Baldini è il condottiero di un esercito formato da giovani in rampa di lancio e da “vecchietti” che non hanno nessuna voglia di smettere di stupire.

L’emblema per eccellenza è Francesco Tavano che, a 39 anni, si è preso la squadra sulle spalle a suon di gol. 18 reti e 5 assist nella stagione precedente, addirittura 14 gol nel solo girone d’andata: i numeri dell’ex Empoli sono incredibili per un giocatore dato per finito. Un mese di dicembre negativo ha rovinato la classifica dei gialloblu, ma non l’umore: la Carrarese ha ancora voglia di vincere, segnare e divertire.

Serie C 2018: i flop

L’Alessandria

Dopo il trauma della rimonta subita dalla Cremonese, nel finale della scorsa stagione, i piemontesi speravano di rifarsi con un 2018 ricco di soddisfazioni. Con la stella Gonzalez in attacco, e il rampante Stellini in panchina, l’obiettivo era uno solo: la vittoria del campionato. Nonostante una squadra dal potenziale altissimo, però, il girone A si trasforma nella peggiore delle sabbie mobili: a Stellini subentra Marcolini e, nonostante un campionato anonimo, l’Alessandria si guadagna un accesso privilegiato ai playoff grazie alla vittoria della Coppa Italia di categoria.

L’eliminazione ad opera della Feralpisalò rappresenta l’ennesima batosta per pubblico e società. In estate il presidente Giuseppe Di Masi annuncia il ridimensionamento: basta ai grandi budget del passato, bisogna puntare sul progetto giovani. La squadra, affidata all’emergente D’Agostino, è dotata di soli 8 over che finiscono per monopolizzare l’11 iniziale. Così facendo, l’Alessandria non riesce a valorizzare i tanti giovani in rosa, ma è costretta a vivacchiare nei bassifondi della classifica. Come non bastasse, il pubblico non ha digerito la decisione di ospitare le gare casalinghe della Juventus U23: l’ultima beffa di un 2018 da dimenticare al più presto.

La Feralpisalò

“Ben venga l’abbondanza, per chi se la può permettere”. Il 2018 della Feralpisalò era iniziato così, con le spavalde dichiarazioni del presidente Pasini dopo un mercato invernale faraonico e la manifesta ambizione di ottenere la promozione in Serie B. La stagione si è poi conclusa con il sesto posto in classifica e l’eliminazione ai playoff per mano del Catania.

In estate la Feralpi ha rilanciato con un mercato ancora più entusiasmante, che ha portato in dote l’Airone Andrea Caracciolo, secondo marcatore in attività della Serie B. Nonostante un reparto che poteva contare giocatori come Caracciolo, Guerra (capocannoniere nella precedente stagione), Marchi e Ferretti, o forse proprio per quello, Domenico Toscano ha fatto fatica a trovare la quadratura del cerchio: la Feralpisalò ha segnato solo 21 gol in 20 partite, appena 4 da Caracciolo. Un girone d’andata pessimo ha relegato i Leoni del Garda al decimo posto in classifica: servirà un 2019 di ben altro spessore per rispettore le enormi ambizioni della società.

Il Pisa

Tre allenatori in 12 mesi, tanta frenesia sul mercato e l’impressione di lasciarsi travolgere dall’ansia della vittoria a tutti i costi. Il 2018 del Pisa doveva essere l’anno del ritorno in B, ma la strada per i toscani è più tortuosa del previsto. I nerazzurri arrivano ai playoff della scorsa stagione con la voglia di riscattare una stagione con pochi alti e molti bassi, ma la squadra di Petrone si fa eliminare a sorpresa dalla Viterbese, uscendo sconfitta sia all’andata che al ritorno.

In estate, la società decide di affidare la panchina a Luca D’Angelo – reduce da un’esperienza positiva alla Casertana – e sfodera un colpo da novanta in sede di mercato: Davide Moscardelli, che lascia l’Arezzo per vivere una stagione con ben altre ambizioni. L’impatto del fuoriclasse non è quello previsto: Moscardelli segna 3 gol in 13 presenze e il suo Pisa è lontano 6 punti dalla vetta, con una gara in più rispetto alla Pro Vercelli capolista. La società predica calma, ma sa di dover migliorare i risultati per non disperdere l’entusiasmo della sua gente.

La Ternana

Dalle parti di Terni le università telematiche non godono grande fama. La “colpa” è del difficile rapporto che si è instaurato tra la piazza umbra e l’Unicusano, che dalla scorsa estate ha acquistato la società di calcio dopo aver scaricato il Fondi. Accolto con scetticismo, il proprietario Stefano Bandecchi è finito nell’occhio del ciclone dopo la retrocessione dalla B alla C.

Un biglietto di visita non esaltante, che ha spinto mister Unicusano a rilanciare, promettendo un mercato importante con l’obiettivo di tornare immediatamente in cadetteria. La tragicomica estate del calcio italiano ha rovinato i piani della Ternana: dopo il mancato ripescaggio la squadra si è ritrovata di fronte un calendario fittissimo, con tante partite da recuperare. Nonostante una squadra potenzialmente ammazza-campionato, le Fere hanno dovuto fare i conti con un girone d’andata pieno d’incognite: il Pordenone dista 10 punti, ma Vantaggiato e compagni hanno ancora 2 gare da recuperare e tutto il girone di ritorno per riconquistare la fiducia della piazza.

Il Vicenza

Un fallimento pilotato, una salvezza difficoltosa e contestatissima, il “trasloco” da Bassano e le difficoltà della nuova dirigenza: dalle parti del Romeo Menti il 2018 non sarà sicuramente ricordato come l’anno più bello della storia del Vicenza. Dalle ceneri del fallimento, in estate è nata la nuova LaneRossi Vicenza del patron Renzo Rosso, che ha messo in atto un’operazione ineccepibile dal punto di vista imprenditoriale ma difficile da digerire in termini calcistici: con un paio di firme, mister Diesel ha messo fine alla storia del Bassano per mettere le mani sulle spoglie dello storico club biancorosso.

Siamo pur sempre in Italia e qualsiasi recriminazione sarebbe stata portata via dall’entusiasmo dei risultati. Ma la classifica non sorride di certo ai LaneRossi, che dividono il quinto posto in classifica con Imolese e Vis Pesaro, due squadre costruite con budget infinitamente più bassi. La nuova proprietà ha investito sul mercato acquistando giocatori importanti come Curcio e Rachid Arma ma, se si esclude il numero 10 Giacomelli, la squadra ha reso molto al di sotto delle aspettative. A pagare, come sempre, è stato mister Colella e toccherà a Michele Serena l’arduo compito di restituire il sorriso ai “mangiagatti”.


Fuori classifica

Il Monza

“Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha”. Il 2018 del Monza assume i contorni del rompicapo. Sotto la presidenza di Colombo, il club brianzolo ha vissuto una stagione eccezionale: ottimo campionato, miglior difesa del girone e secondo posto in classifica, con la volontà di ripartire da queste ottime basi per fare ancora meglio nella stagione successiva. L’allenatore Zaffaroni è celebrato come uno dei migliori della categoria, la squadra è tra le più solide dei tre gironi e in avanti brilla il talento di D’Errico.

La notizia dell’interessamento di Silvio Berlusconi al club brianzolo è accolta come la ciliegina sulla torta: con una squadra così forte e una proprietà dalle risorse fuori-categoria, cosa potrebbe mai andare storto? E invece va tutto storto. Nel giro di poche settimane, un giocattolo che funzionava alla perfezione si rompe e la società corre ai ripari sostituendo Zaffaroni con Brocchi, pupillo dell’ex proprietario del Milan. La squadra è vittima di una flessione inarrestabile: alla fine di dicembre, il Monza è fuori dalla zona playoff.

Berlusconi e Galliani stanno cercando di rimediare con un mercato a dir poco aggressivo, che ha già portato in Brianza 6 nuovi giocatori. Alla fine, come per tutte le altre squadre, il nuovo anno porta sempre nuove speranze.

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